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Tu stesso Gesù sei ora la mia Legge di amore
Dalla Parola del giorno Questa è l'alleanza che io stipulerò con la casa d'Israele dopo quei giorni, dice il Signore: porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. ![]() Come vivere questa Parola? Il brano odierno della lettera agli Ebrei trascrive l'importantissimo testo del profeta Geremia sull'Alleanza Nuova". Il termine si trova solo in questo brano di Geremia, così lontano, nel tempo, da Gesù ma così attento a cogliere e a profetizzare appunto la novità che Egli solo venne a portare, rivoluzionando l'Antica Alleanza. Quest'ultima era legata all'adempimento della Legge promulgata sul monte Sinai. Essendo diventata la pratica della legge un'osservanza del tutto esteriore, gl'Israeliti si smarrivano in adempienze formalistiche, mentre il cuore si allontanava da Dio sempre più: "Porrò le mie leggi nelle loro menti, le imprimerò nel loro cuore". E ancora: "Nessuno avrà più da istruire il proprio concittadino, né il proprio fratello dicendo: Conosci il Signore! Tutti infatti mi conosceranno". Si tratta dunque di un'alleanza e di una conoscenza del tutto interiore, personale, profonda che vivifica e salva chi non la banalizza, chi ne ha il cuore consapevole. È l'alleanza istituita da Gesù con il suo mistero di morte e risurrezione. Oggi, nella mia pausa contemplativa, visualizzo quanto sono solito guardare durante la celebrazione eucaristica: quando il sacerdote alza il calice dove il vino è trasformato nel sangue del Signore. Sosto dentro la ripetizione amorosa di quelle parole: "Questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza". Ecco: sono qui a "conoscere", nell'esperienza profonda del cuore. Tu stesso Gesù sei ora la mia Legge di amore: un amore che si estende a tutti, un amore davvero universale, un amore sempre nuovo per ognuno che incontro. Grazie, Signore! La voce di un cultore della Parola La formula classica dell'alleanza è: «Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio!». La nostra felicità sta nello scoprire la forza di quell'aggettivo possessivo «vostro». Dio è nostro! Padre Raniero Cantalamessa L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ![]() ma nell'avere nuovi occhi. Scopri le novità di Spaces! Blog, foto, amici… e molto altro! Dacci il coraggio della fedeltà, Signore, dacci l'ardore dei martiri Gesù nel vangelo di oggi tesse le lodi di suo
cugino Giovanni Battista, il più grande tra tutti gli uomini. Profeta
ancora tutto legato all'Antico Testamento, uomo rude, personalità
complessa, fustigatore dei costumi rilassati di ogni tempo, Giovanni è
l'efficace simbolo di tutti i testimoni di Dio che hanno suscitato – e
suscitano – contraddizione e violenza. Allora come oggi, la verità che
viene da Dio, che smaschera l'ipocrisia di tutti i potenti – Erode
insegna – viene spazzata via, normalizzata, decapitata. Meglio una
religiosità asservita al potente di turno, meglio una profezia che
confermi invece che inquietare, una fede sorniona piuttosto che una
testimonianza scomoda. Il regno soffre violenza, che scoperta, ne sanno
qualcosa i ventisette milioni di cristiani (!) uccisi nel luminoso
ventesimo secolo, ne sanno qualcosa i tanti cristiani, religiosi,
missionari, catechisti, che denunciano i soprusi e le ingiustizie di
questo nostro tempo che non porta sviluppo ma dipendenza. Ho conosciuto
e conosco fratelli che sanno di potersi alzare una mattina con una
bomba sotto la macchina o un killer che li aspetta. Il regno soffre
violenza e i violenti se ne impossessano, cioè i forti, i decisi, non i
tentennanti. Davanti a Giovanni Battista il nostro cristianesimo da
poltrona e pantofole vacilla, le nostre comode devozioni
impallidiscono: è il tempo dei forti – non degli arroganti – e
testimoniare il Maestro Gesù può talora rappresentare una scelta
controcorrente... Ci è mai costata una presa in giro la nostra appartenenza al Vangelo? Un'occhiata di compatimento la nostra affermazione a favore della vita o dell'onesta al lavoro? Una battutaccia la nostra fedeltà al nostro coniuge? Questo accade, amici, nei nostri tolleranti tempi, se siete cristiani un po' politicamente scorretti, non fanatici ma fedeli all'essenza del Vangelo, preparatevi a qualche piccola persecuzione. E se – invece – non vi è mai successo di dover pagare a causa della vostra fede, delle due l'una: o vivete in un monastero o proprio non si vede che siete discepoli! Il regno soffre violenza, Signore, Giovanni Battista ne sa qualcosa, tu ne sai qualcosa. Anche a noi, talora, facciamo delle scelte di fedeltà del vangelo che ci costano. Dacci il coraggio della fedeltà, Signore, dacci l'ardore dei martiri e la semplicità dei profeti. Marana thà, vieni Signore Gesù! La PAROLA fin dall'inizio l'uomo ha tentato di farla tacere e la morte (non solo fisica) ha fatto irruzione nella storia. Si è cercato e si cerca di sostituirla con "le parole"Grazie a tutti per i saluti e per l'affetto. Un abbraccio in Cristo Gesù
Dalla Vangelo di oggi Lc 21,29-33 “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”
Come vivere questa Parola? La "Parola" rappresenta un tema ricorrente sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento. È la Parola che trae dal nulla tutte le cose e le conserva nell'essere. È ancora essa ad introdurci nei segreti di Dio, a svelarcene la volontà salvifica, lo stupendo disegno d'amore. Una Parola viva che realizza ciò che annuncia. Una Parola che viene da Dio, è suo dono, e a lui ritorna dopo aver informato di sé la storia. Una Parola quindi che è dono ed appello alla libertà dell'uomo. Una Parola che diviene visibile, palpabile tanto che in Gesù acquista un volto e un nome. Si identifica con Lui: il Verbo, cioè la Parola di Dio. Per questo tutto passerà, ma la Parola no. Fin dall'inizio l'uomo ha tentato di farla tacere e la morte (non solo fisica) ha fatto irruzione nella storia. Si è cercato e si cerca di sostituirla con "le parole" (quelle delle varie ideologie, della scienza, della tecnica...) ma da esse non è venuto quel di più di vita che promettevano. Sganciate dalla loro naturale sorgente, non sono che suono chiasso assordante capace solo di creare barriere invece di ridurre le distanze. Abbiamo bisogno di ritornare alla Parola e di informare ad essa il nostro balbettio. Anche il linguaggio religioso deve recuperarne la semplicità e l'essenzialità. E allora tutto tornerà a vibrare di vita nuova, ci ritroveremo accomunati da quella voce, ci accorgeremo che è molto più quello che ci unisce di quello che ci divide, sentiremo esplodere dentro di noi la gioia di riscoprirci fratelli, perché generati e ri-generati dalla medesima Parola.
Oggi, nella mia pausa contemplativa, verificherò quanto mi lascio realmente informare dalla Parola. Rinnoverò l'impegno di riferirmi ad essa nelle mie scelte e di lasciare che sia essa a illuminare le mie relazioni.
Grazie, Signore, per la tua Parola. Concedimi di non sperperare questo tuo inestimabile dono. Apri tu stesso il mio orecchio interiore perché io divenga ascolto, tocca il mio cuore perché io divenga accoglienza, muovi la mia volontà perché in me la tua Parola diventi vita.
La voce di un Padre della Chiesa La Parola, al giorno d'oggi, è in esilio per i molti che si circondano di maestri secondo le proprie voglie. Ma la Parola di Dio, che non può essere incatenata, si spiegherà libera S. Ilario de Poitiers La Tenerezza di un Dio che si commuoveDal Vangelo di oggi Luca 19,41-44
Come mettere in pace il proprio cuore quando questo stesso cuore è circondato da quell’indefinibile sentimento di paura che presta a Dio un viso duro e minaccioso? Ma il vero volto di Dio non appare forse dietro le lacrime trasparenti di Cristo? Sarebbe così triste Gesù, se in lui Dio e l’uomo non fossero riconciliati, se, per Gerusalemme sua prediletta, Dio non fosse che perdono e bontà, se non fosse la tenerezza di Dio che, attraverso Cristo, incitasse da ogni parte, ormai, il cuore degli uomini? Un abbraccio dal Pedro La settimana lavorativa si apre con tre consigli piuttosto impegnativi+
Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi! Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai”. Gli apostoli dissero al Signore: “Aumenta la nostra fede!”. Il Signore rispose: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”. ![]() La settimana lavorativa si apre con tre consigli piuttosto impegnativi, cari amici. Il primo ci suggerisce che - per quanto dipende da noi - siamo invitati a non scandalizzare i piccoli, cioè le persone semplici, a cercare di vivere un minimo di armonia tra fede e vita, di coerenza tra la nostra ricerca di fede e la nostra vita lavorativa. Siamo reduci da tempi in cui la coerenza e l'esteriorità diventavano financo oppressive, un idolo a cui sacrificare ogni cosa, anche libertà e creatività... Oggi però con troppa semplicità e faciloneria noi discepoli annacquiamo il messaggio evangelico; rigidi con gli altri, diventiamo faciloni e lassisti con i nostri difetti; siamo chiamati, senza fanatismi, a ritrovare il gusto dell'essere giusti, del metterci in gioco, del costruire verità. E la più grande delle testimonianze, ci ammonisce il Rabbì, è quella del perdono, del dare un'altra possibilità a chi sbaglia, del guardare senza malizia al fratello. E' difficile, lo so, ma se noi cristiani non siamo capaci di perdonare, chi mai lo sarà? In questo tempo in cui il perdono viene percepito come debolezza, in cui si vince se si è aggressivi e forti, se si urla ad alta voce, in cui conta il profitto e non le persone, in cui lavorare è diventato un rischio, noi cristiani dobbiamo con energia testimoniare che un altro mondo è possibile. Un mondo secondo il cuore di Dio, in cui nessuno è perfetto e a tutti è data la possibilità di crescere e di migliorare, di cambiare e di rinascere. E' difficile, lo so, perciò abbiamo bisogno - e tanto - di chiedere nella preghiera di aumentare la nostra fede, di convertire la nostra vita alla dolcezza evangelica, per poter dire ai gelsi della sopraffazione e della violenza, dell'egoismo e della prevaricazione: "Sii sradicato" e ciò accadrebbe. Provocazione: amico, perché non provarci? Costruiamo piccoli nuclei clandestini di logica evangelica, avamposti del Regno di Dio, centrali del perdono e del dialogo, perché davvero il mondo creda. L’atteggiamento di Gesù e in particolare il suo affetto per noi sono i medesimi da duemila anni+
Dal Vangelo secondo Luca In quel giorno, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: “Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere”. Egli rispose: “Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno avrò finito. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io vada per la mia strada, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme. Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”. ![]() Già lo stesso nome “Gesù” ce lo assicura: Dio è salvezza. Fin dall’inizio della sua vita, i titoli che vengono attribuiti al figlio della vergine di Nazaret sono: “Messia” e “Salvatore” (cf. Lc 1,47). Essi indicano il senso stesso dell’essere e della missione di Gesù. “Ecco, io scaccio i demoni e compio guarigioni oggi e domani”. Così egli parla di sé e della sua missione nel Vangelo di oggi. Questi sono i segni che accompagnano il profeta che reca agli uomini la Parola di Dio, che atterra e salva al tempo stesso. Gesù non è semplicemente un precursore che prepara la venuta di un ordine migliore e più umano. Vuole raccogliere i figli di Gerusalemme come una gallina la sua covata sotto le ali: cerca la comunione, rischia la propria vita pur di attirare a sé i contemporanei. E quando piange su di loro (cf. Lc 19,41), non si tratta di sentimentalismo: è piuttosto l’espressione di quella importante lotta spirituale che ha intrapreso per la loro salvezza. Vorrebbe riunirli, come la gallina riunisce attorno a sé i suoi piccoli per riscaldarli, nutrirli, proteggerli. E ancora, vuole mettere in pratica i comandamenti dello sforzo nella mitezza e dell’inclinazione nell’attenzione. Vuole essere tutto per loro, perché sono indifesi e completamente dipendenti da lui. Costi quel che costi: l’impegno della sua persona è completo. Egli rischia la propria vita. E non soltanto per l’amore di Gerusalemme. Infatti questo passo del Vangelo non riferisce soltanto parole datate ed effimere. Tali parole furono fedelmente conservate dopo la risurrezione dalla prima comunità cristiana, affinché conservassero il loro valore in eterno. Queste parole riguardano me che sto trascrivendo tali pensieri e riguardano te che li leggi o li ascolti. L’atteggiamento di Gesù e in particolare il suo affetto per noi sono i medesimi da duemila anni. Seduto alla destra del Padre, ancora oggi ci rivolge un invito ogni volta che ascoltiamo la sua parola. Conosce la nostra incostanza che esclama felicemente: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore”. Un entusiasmo che non durerà. L’“Osanna” può presto trasformarsi nel “Crocifiggilo” dei Giudei. Il piano di Erode, un politico furbo, non fa che anticipare quanto otterrà il popolo esaltato. Il Signore sa che ne va della sua vita. “Perché voi non avete voluto” (Lc 13,34). Gli uomini non hanno accettato nemmeno che egli si desse loro completamente. A volte l’amore non è riamato. Ma, se l’amore va al di là di una ricerca di appagamento personale, anche quando viene respinto, non rinuncia all’essere che ama. “Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,7). E ciò precisamente testimonia l’amore di Gesù: l’amore di Cristo diventa tangibile. È unito a colui che dice: “E il terzo giorno avrò finito” (Lc 13,32). Ecco perché ci salva. Perché “morire a Gerusalemme” (cf. Lc 13,33) non è la sua ultima azione. Dopo la croce, il fallimento con Gesù assume un senso nuovo. E il “terzo giorno” assicura definitivamente e indistruttibilmente la luce della risurrezione. Raddrizza tutto ciò che, nell’essere umano, è storto.Ascolta il Vangelo di oggi + Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: “Donna, sei libera dalla tua infermità”, e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio. Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: “Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato”. Il Signore replicò: “Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?”. Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute. ![]() La parola di Gesù, il suo insegnamento, è forza di vita. Essa raddrizza tutto ciò che, nell’essere umano, è storto.Guarisce tutto ciò che si oppone alla pienezza della vita. La donna inferma, incapace di alzarsi, e il capo della sinagoga, indignato per la misericordia di Gesù, sono tutti e due, per ragioni diverse, chiusi nella gioia della lode. La donna è piegata sul suo corpo, annientata da una sofferenza che le impedisce di stare in piedi davanti a Dio. Ma per mezzo del suo sguardo e della sua parola, Gesù le presta, a lei sola, la stessa attenzione che presta a tutta l’assemblea del giorno di sabato, e la ristabilisce nella gioia di vivere. Il capo della sinagoga è piegato dalla durezza del suo cuore. Se egli stesse in piedi, davanti a Dio, a viso scoperto, non riconoscerebbe forse nella guarigione di questa donna la bontà di Dio? “Ipocriti!”. Gesù non si rivolge solo a lui. Egli desidera sciogliere ogni resistenza alla pienezza in tutti i cuori umani. Egli è venuto a liberare la bontà umana da ciò che la ostacola, perché nell’amore senza limiti l’essere umano ritrovi Dio. Sarà bene che prenda coscienza di una cosa importanteDalla Parola di oggi A me, che sono l'infimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunziare ai gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi di tutti [...] il disegno eterno che ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, il quale ci dà il coraggio di avvicinarci in piena fiducia a Dio per la fede in lui. ![]() Come vivere questa Parola? S. Paolo, nella sua umiltà, non esita a dichiararsi "l'infimo tra tutti i santi", cioè l'ultimo tra tutti quelli che vogliono camminare in Cristo Gesù secondo i dettami del Vangelo. Eppure, poiché umiltà è verità, egli non nasconde di aver ricevuto l'inestimabile grazia di conoscere e rivelare a tutti, (anche a noi oggi!) le meraviglie del disegno di Dio. Esso è un tale amore da salvare tutti quelli che, liberamente, aderiscono a Dio. Ma come avviene questo procedimento di salvezza? Paolo fa coincidere appunto il disegno di Dio, quello per cui "ha talmente amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito", con il coraggio (che ci è donato) di "avvicinarci a Lui in piena fiducia". La ragione di questa piena fiducia? La passione, morte e risurrezione di Gesù, il suo "raccontarsi" a noi nel Vangelo, rivelandoci l'amore del Padre e quindi la modalità di questo nostro "coraggio" di "piena fiducia". Sarà bene che prenda coscienza di una cosa importante. Specie oggi c'è chi ritiene lontano, inaccessibile Dio: quasi non ci fosse. C'è anche però chi ne banalizza il mistero con pratiche di magia, di superstizione e fanatismo. Come se l'infinita grandezza di Dio potesse venire precettata dagli uomini. No, non è così! Tuttavia io ho ancora da imparare che proprio per il suo avermi amato con tutto il darsi in croce del Figlio Gesù, posso avere il coraggio di contattarlo. Non si tratta solo di rispetto e devozione, ma di piena fiducia. È questa fiducia la ragione della mia serenità di fondo, dentro i miei giorni? Chiedo, in preghiera, che sia così. La voce di una "Piccola santa" Essere un piccolo bimbo tra le mani del Signore e dargli la mano ad occhi chiusi, camminando con lui docilmente, senza opporre alcuna resistenza. Magdeleine di Gesù l’uomo dimenticando di appartenere a Dio, si chiude nelle sue ricchezze +
Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. E disse loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende dai suoi beni”. Disse poi una parabola: “La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. ![]() Come spiegare la reazione quasi violenta di Gesù di fronte ad un uomo che gli ha fatto una domanda legittima? In realtà Cristo non respinge quest’uomo, ma vuole aiutarlo a non attaccarsi ai suoi averi, come se da essi dipendesse il senso della vita. Ed in una parabola Gesù parla dell’uomo che, dimenticando di appartenere a Dio, si chiude con le sue ricchezze in un’angoscia solitaria e passa di fianco alla vita. Gesù è venuto per qualcosa di più serio che non mettere fine alle nostre dispute. Egli vuole dividere con noi il mistero che consiste nell’appartenere interamente al Padre. Egli ci invita a guardare la nostra vita alla luce di questo mistero ed a prendere da soli le decisioni che si presentano. Così egli ci tratta con estrema serietà, molto più che prendendo decisioni al nostro posto. Egli ci guida nella libertà dei figli di Dio, capaci di vivere di Dio anche nei dettagli della vita, come per esempio la divisione di un’eredità. Gesù è presente nel mondo dove ha scelto di incarnarsi e rimanere +
Dal Vangelo secondo Luca In quel tempo, Gesù disse: “Guai a te, Corazin, guai a te, Betsaida! Perché se in Tiro e Sidóne fossero stati compiuti i miracoli compiuti tra voi, già da tempo si sarebbero convertiti vestendo il sacco e coprendosi di cenere. Perciò nel giudizio Tiro e Sidóne saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafarnao, ‘‘sarai innalzata fino al cielo? Fino agli inferi sarai precipitata!’’. Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato”.
Le città d'Israele hanno visto i miracoli, eppure non hanno creduto in quei segni compiuti da Dio. E non si sono convertite. Gesù stesso ha sperimentato il rifiuto, ma guai a chi rifiuta la propria salvezza. Per questo il giudizio di queste città d'Israele sarà estremamente rigoroso, più del giudizio riservato alle città pagane. Esse hanno rifiutato il vangelo, che i settantadue discepoli, quasi a significare tutte le nazioni della terra, sono inviati ad annunziare a nome di Cristo. Il profeta dei nostri giorni è colui che ci propone con le parole e con la vita la verità del Vangelo. Capita ancora che questi profeti autentici siano rifiutati e perfino perseguitati, ma che responsabilità dinanzi a Dio.......!! Si potrebbe credere che, quando Gesù si lamenta del rifiuto con cui si scontra il suo messaggio, ci si debba riferire soltanto al suo tempo e alle città menzionate nel Vangelo. Invece no: questo rifiuto è una sofferenza che egli vive tuttora. Anche se non è più fra noi visibilmente, Gesù è presente nel mondo dove ha scelto di incarnarsi e rimanere. Ed è lui che, attraverso i suoi operai, “i servitori dell’inutile, di ciò che non si mercanteggia, non si calcola, non si paga” come spesso sono considerati nel mondo secolarizzato,i sacerdoti ed i cristiani che si impegnano nell'annuncio, continua a chiamare gli uomini alla conversione, alla fede nelle verità soprannaturali. Così, quando si vedono, nelle città della nostra Europa, molte chiese splendide ma vuote, diventate quasi dei “musei” visitati da migliaia di turisti curiosi, alla ricerca di opere d’arte, si potrebbe forse sentire Gesù che, proprio oggi, dice le stesse parole ...”. Nell’Europa dell’Est, in anni e anni di persecuzione comunista, ci sono state molte testimonianze cristiane, molti martiri, spesso poco conosciuti o addirittura ignorati da quella parte della Chiesa che, invece, godeva della libertà! Nel XX secolo la Chiesa in Croazia ha sofferto molto. La vittima più famosa di queste persecuzioni è l’arcivescovo di Zagreb, il card. Alojzije Stepinac, in seguito ad un processo manipolato condannato a 16 anni di prigione, dove morì nel 1960. È stato un vero martire di questo secolo e un grande testimone della fede cristiana. Dobbiamo imparare a riconoscere i segni di Dio e a non trascurarli! Una forma di sintonia solo apparente+
Dal Vangelo secondo Matteo ![]() Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. a) Quale punto di questa storia dei due figli ha richiamato di più l’ attenzione? E perché? Dona, Signore, concretezza al mio amore per te Commento Luca 7,36-50 Dalla Parola del giorno Vedi questa donna? ![]() Come vivere questa Parola? Simone, il fariseo, e una donna senza nome, identificata solo dalla sua situazione di "peccatrice". Tra i due Gesù e, quasi sospesa sul fluire del tempo, una domanda: "Vedi questa donna?". Sì, è all'uomo di ogni tempo, a me, a te, che Gesù la rivolge. Al "Simone" che più o meno si radica in ciascuno di noi e si esprime nella tendenza istintiva a prendere l'atteggiamento del giudice. Questo fariseo non è un personaggio perverso. Dimostra una certa apertura nei riguardi del Maestro, tanto che lo invita a mensa con lui: un gesto di amicizia. E Gesù non rifiuta. Lui non prende mai le distanze dai peccatori. Si è fatto solidale con loro, anzi, Paolo dirà: "si è fatto peccato", ma per trarli fuori da questa loro penosa situazione. E della "peccatrice" sembra non "conoscere" altro che il positivo. Non ignora il suo passato, semplicemente non lo identifica con lei; in ogni caso le lascia la via aperta per una ripresa. Ma tu, Simone, che finora hai visto solo la "peccatrice", apri i tuoi occhi: "Vedi questa donna", guardala anche tu come la guarda Gesù: nella sua dignità (donna è il termine che usa anche nei riguardi di sua madre), nel bene che permane in lei comunque... Guardala in profondità e allora ti accorgerai che ti somiglia tanto. Sì, tu, Simone, il fariseo ammantato di giustizia, se guardi con onestà dentro di te, ti accorgi che il peccato abita anche te. Solo le lacrime del pentimento e il profumo dell'amore possono aprirti la via della risalita. Ed è di queste lacrime che devi irrorare i piedi del Cristo mistico. Membra impolverate, spesso infangate che Gesù ha voluto unire indissolubilmente a sé e che tu non puoi guardare con disprezzo, superiorità. Sono sempre e comunque "i piedi di Cristo". E tu puoi solo chinarti a baciarli con riverente amore. Oggi, nella mia pausa contemplativa, guarderò con onestà dentro di me cercando di scoprire quanto nel mio vivere c'è di "Simone" e quanto della "peccatrice". Proverò poi ad avvolgere gli altri con uno sguardo che ricalchi quello di Gesù: cercherò di vedere non "la peccatrice", ma "la donna", non il fango che imbratta i miei fratelli, ma le membra doloranti di Gesù, i suoi "piedi". Dona, Signore, concretezza al mio amore per te. Che io non baci con devozione le tue immagini e poi calpesti con disinvoltura le tue membra, imbrattate dalla polvere e dal fango raccolto lungo il cammino della vita. La voce di un Padre della Chiesa Ogni volta che vediamo i peccati degli altri, dobbiamo prima piangere su noi stessi, perché forse siamo caduti negli stessi peccati, o possiamo cadervi. Se detestiamo la nostra cattiveria, già questo ci ridona una purezza interiore. Il Signore ci abbraccia al nostro ritorno, perché per lui non può essere indegna la vita di un peccatore, se è lavata col pianto, in Gesù Cristo nostro Signore. S. Gregorio Magno Ti lodo Signore Gesù perché tu, sempre per primo, anche quando il dolore mi toglie la forza di invocarti, tu muti "il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia" Dalla Parola del giorno Signore ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere!" E accostatosi toccò la bara. ![]() Come vivere questa Parola? Gesù ha appena proclamato il Regno, promesso la beatitudine a poveri affamati e afflitti; ha comandato la misericordia. Il centurione, un pagano capace d'amore ha riconosciuto e creduto all'efficacia della Sua Parola. Ora Gesù è di fronte al povero più povero: un morto, figlio unico di madre vedova. Ancora una volta, per primo, Gesù realizza nella Sua Persona quanto espresso con la Parola: risuscita un morto! E lo fa con compassione. "Il Signore ne ebbe compassione" - dice Luca -. Egli evidenzia così, più che la potenza del Messia, la misericordia: Dio previene e visita anche senza richiesta preghiera o fede chi è totalmente perduto e non ha la forza né di chiedere né di pregare né di credere. Gesù, il Signore, il Kyrios è il Dio di misericordia, autore della vita, vincitore della morte. Oggi nel mio silenzio contemplativo mi lascerò raggiungere dalla compassione del Dio Trinità d'Amore nelle zone di morte che ristagnano dentro il mio cuore e chiederò a Gesù di 'toccare la bara' e di 'restituirmi alla vita'. Ti lodo Signore Gesù perché tu, sempre per primo, anche quando il dolore mi toglie la forza di invocarti, tu muti "il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia" (Sal 30, 12). La voce di un contemporaneo Guidami luce gentile tra l'oscurità che mi avvolge. Guidami innanzi oscura è la notte lontano sono da casa. Dove mi condurrai non te lo chiedo, o Signore! So però che la Tua potenza m'ha conservato al sicuro. Henry Newman La passione di Gesù si è impressa nel cuore della madre Beata Vergine Maria Addolorata ![]() Dal Vangelo secondo Giovanni In quell’ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Il mondo ha tanto bisogno di compassione e la festa di oggi ci dà una lezione di compassione vera e profonda. Maria soffre per Gesù, ma soffre anche con lui e la passione di Cristo è partecipazione a tutto il dolore dell'uomo. La liturgia ci fa leggere nella lettera agli Ebrei i sentimenti del Signore nella sua passione: "Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte". La passione di Gesù si è impressa nel cuore della madre, queste forti grida e lacrime l'hanno fatta soffrire, il desiderio che egli fosse salvato da morte doveva essere in lei ancora più forte che non in Gesù, perché una madre desidera più del figlio che egli sia salvo. Ma nello stesso tempo Maria si è unita alla pietà di Gesù, è stata come lui sottomessa alla volontà del Padre. Per questo la compassione di Maria è vera: perché ha veramente preso su di sé il dolore del Figlio ed ha accettato con lui la volontà del Padre, in una obbedienza che dà la vera vittoria sulla sofferenza. La nostra compassione molto spesso è superficiale, non è piena di fede come quella di Maria. Noi facilmente vediamo, nella sofferenza altrui, la volontà di Dio, ed è giusto, ma non soffriamo davvero con quelli che soffrono. Chiediamo alla Madonna che unisca in noi questi due sentimenti che formano la compassione vera: il desiderio che coloro che soffrono riportino vittoria sulla loro sofferenza e ne siano liberati e insieme una sottomissione profonda alla volontà di Dio, che è sempre volontà di amore. La croce, punto di congiunzione tra Dio e il mondo
L’ unica parola che il cristiano ha da consegnare al mondo è la parola della Croce. Dio è entrato nella tragedia dell’uomo, perché l’uomo non vada perduto, con il mezzo scandalosamente povero e debole della croce. Per sapere chi sia Dio devo inginocchiarmi ai piedi della croce ( Karl Rahner). Tra i due termini, Dio e mondo, Dio e uomo, che tutto dice lontanissimi, incomunicabili, estranei, le parole del Vangelo indicano il punto di incontro: il disceso innalzato, al tempo stesso Figlio dell’uomo e Figlio del cielo. Cristo si è abbassato, scrive Paolo, fino alla morte di croce; Cristo è stato innalzato sulla croce, dice Giovanni, attirando tutto a sé. Tra Dio e il mondo il punto di congiunzione è la croce, che solleva la terra, abbassa il cielo, raccoglie i quattro orizzonti, è crocevia dei cuori dispersi. Colui che era disceso risale per l’unica via, quella della dismisura dell’amore. Per questo Dio lo ha risuscitato, per questo amore senza misura. L’essenza del cristianesimo sta nella contemplazione del volto del crocifisso ( Carlo Maria Martini), porta che apre sull’essenza di Dio e dell’uomo: essere legame e fare dono. Ha tanto amato il mondo da dare il Figlio. Mondo amato, terra amata. Da queste parole sorgive, iniziali ripartire: «Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama» ( P. Xardel). E noi qui a stupirci che, dopo duemila anni, ci innamoriamo ancora di Cristo proprio come gli apostoli. Quale attrazione esercita la croce, quale bellezza emana per sedurci? Sulla croce si condensa la serietà e la dismisura, la gratuità e l’eccesso del dono d’amore; si rivela il principio della bellezza di Dio: il dono supremo della sua vita per noi. Lo splendore del fondamento della fede, che ci commuove, è qui, nella bellezza dell’atto di amore. Suprema bellezza è quella accaduta fuori Gerusalemme, sulla collina, dove il Figlio di Dio si lascia annullare in quel poco di legno e di terra che basta per morire. Veramente divino è questo abbreviarsi del Verbo in un singulto di amore e di dolore: qui ha fine l’esodo di Dio, estasi del divino. Arte di amare. Bella è la persona che ama, bellissimo l’amore fino all’estremo. In quel corpo straziato, reso brutto dallo spasimo, in quel corpo che è il riflesso del cuore, riflesso di un amore folle e scandaloso fino a morirne, lì è la bellezza che salva il mondo, lo splendore del fondamento, che ci seduce. è venuto a salvare ogni singola persona nella sua unicità Dalla Parola del giorno Sul far del giorno, Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. Egli però disse: "Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città". E se ne andò. Come vivere questa Parola? Gesù, dopo aver insegnato con autorità nella sinagoga di Nazareth, entra nella casa di Simon Pietro e ne guarisce la suocera perché con autorità comanda alla febbre di andarsene: "E la febbre la lasciò." Risultato immediato: "Tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere, li condussero a Lui ". E Gesù: "Imponendo su ciascuno le mani, li guariva". Trapela dalla pagina evangelica tutta l'attenzione del Signore per ognuno. C'è quel tratto personale pieno di cura che è proprio del Buon Pastore, di Colui che è venuto a salvare ogni singola persona nella sua unicità. Si capisce però anche come il cerchio di un'ammirazione interessata si stringe attorno a Lui. Vogliono ad ogni costo trattenerlo.Due gli atteggiamenti di Gesù: quel cercare un luogo solitario, all'alba, per stare con il Padre in preghiera e riprendere "ossigeno" in Lui, e quello sganciarsi dalla possessività egoistica. Egli è venuto per l'uomo, ma per ogni uomo. Non si lascia accalappiare da interessi di parte. E' lui il primo missionario del Padre. E Matteo dice: " Percorreva tutte le città e i villaggi, predicando il Vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità ( Mt. 9.35 ). La voce del Papa Giovanni Paolo II Gesù è il più grande missionario del Padre. E' Lui l'uomo della speranza, l'uomo cardine dell'umanità. Egli è Colui che compie in noi le divine promesse di personale e sociale liberazione. “Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno?”Ciao a tutti non sono sparito, ma ero ipegnato in due campi scuola con i ragazzi.....consecutivi......
un abbraccio a tutti e grazie dei commenti, vi lascio il Vangelo di oggi
+ Dal Vangelo secondo Luca
![]() In quel tempo, Gesù discese a Cafarnao, una città della Galilea, e il sabato ammaestrava la gente. Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità. Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: “Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!”. Gesù gli intimò: “Taci, esci da costui!”. E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro: “Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?”. E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione. “Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno?”. Perché Dio è venuto ad immischiarsi nei nostri affari? La vita dell’uomo, bene o male, trova sempre un suo equilibrio. Ed ecco che Dio si immischia e sconvolge tale equilibrio: fa ciò con autorità, come se ne avesse il diritto. Infatti, anche nel peccato, l’uomo può dare un certo equilibrio alla propria vita. Perciò la fede, l’intervento di Dio nella vita dell’uomo creano sempre un movimento di reazione, paura. All’uomo non piace essere spinto. “Sei venuto a rovinarci?”. Solo la fede che si muove con fiducia può permettere di superare l’ostacolo, perché se Dio interviene, non lo fa solo per rompere l’equilibrio dell’uomo, ma per farlo partecipare alla sua pienezza. “E il demonio uscì da lui, senza fargli alcun male”. La parola del giorno ( Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli)+
Dal Vangelo secondo Matteo
Salì sul monte, solo...MEDITAZIONE SULLE LETTURE DI QUESTA DOMENICA
![]() La folla è sazia. I pani consumati danno la forza di andare. E tutti vanno. I discepoli sulla barca si avviano verso l'altra sponda; la folla, rimasta sola con Gesù, ascolta la sua parola di congedo; Gesù sale sul monte, a pregare. È solo. La vita scorre via lasciandoti incerto e vuoto se non accogli nel silenzio della preghiera il tuo vissuto. I miracoli della sazietà attraversano le tue giornate, ma se non sali sul monte e ti fermi, solo, a pregare, sfuggono alla tua comprensione, e del miracolo ti resta solo l'ansia del volerlo ancora, per sentirti sazio... Puoi essere discepolo, stare con altri discepoli, ma è sufficiente un vento contrario e qualche onda agitata per gettarti nel panico. Ciò che ti crea più angoscia è il fatto che le onde non puoi fermarle, come anche il vento. Avverti di essere in balia di forze superiori a te, e questo ti sembra ingiusto, perché la tua barca ha il diritto di un mare tranquillo... Il buio accresce il senso di solitudine dei discepoli nella tempesta. Una solitudine diversa da quella di Gesù sul monte. La solitudine della paura che fa vedere come fantasmi anche le persone più familiari e amiche. Gesù cammina sul mare. Non ha bisogno di barca perché la sua signoria è naturale. Turbamento, paura, urla... aspettavano Gesù che li raggiungesse da altre parti, non certo sulle acque. E non basta una voce, la Sua voce, a rassicurarli: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». La sfida di Pietro è un po' il simbolo del nostro modo di accostarci al Dio potente: anch'io voglio camminare sull'acqua, tu puoi concedermelo... e qui si conosce chi veramente sia il Dio dell'universo. La Sua potenza è partecipazione di vita: qualunque cosa tu, uomo, volessi fare, ciò che è mio è tuo, fallo! Il problema però non sta in me che non ti do la possibilità di essere, ma in te che non ci credi... e preferisci restare nelle tue onde agitate e nel suono del vento... Se tu sapessi chi veramente sei, comanderesti al vento e lui ti obbedirebbe perché ti ho costituito Dominus del creato, al mio posto. Scendere dalla barca, camminare sulle acque, andare verso Gesù... è possibile. Ma se ascolti la violenza del vento e questa diventa più eloquente della presenza silenziosa di Dio davanti a te, tu affondi. Quando qualcosa ti fa affondare, non pensare sia la situazione che vivi... è la paura di quel vento contrario che ti sgretola la solidità del cammino. Sali allora sul monte, incontra il tuo Dio non più come un fantasma nella tua notte, ma come mano che ti afferra e ti salva. E quando il vento cesserà non potrai che riconoscere in quella salvezza il Figlio di Dio che è venuto a te! PREGHIERA Fermati sul monte, alla presenza del Signore... Ed ecco, il Signore passò (1 Re 19). CONTEMPLAZIONE Sul monte del silenzio, nel cuore della mia vita che somiglia spesso a una caverna dove passare le mie notti, tu, Signore, ti fai conoscere. Quanti venti impetuosi, quanti terremoti, quanti fuochi mi sono sembrati la tua presenza mentre ero a valle, immersa nelle cose di sempre. Qui sul monte, nel silenzio, tutte queste cose passano come vuote di te. E quando tu veramente arrivi, non incuti timore perché la tua voce è appena un mormorio, una brezza leggera che accarezza il mio volto. Tu sei qui, in questa solitudine amata dove tutto diventa parola tua... ........BUONA DOMENICA Per tutti gli uomini che lo cercano con cuore sincero.
LA PAROLA DI OGGI (FESTA DELLA TRASFIGURAZIONE) ![]()
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