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    Se non ami, non hai un vero motivo per vivere.

    Dopo “La voglia che non vorrei” che ha avuto un grandissimo successo, ecco il secondo singolo da “Cambio direzione” che ha venduto oltre 70mila copie dalla sua uscita raggiungendo la status di disco di platino. Nek si conferma per l’ennesima volta una realtà della musica italiana, che ha un discreto successo anche all’estero.

    La canzone è ispirata all’inno d’amore di San Paolo: La vita, se non si ha qualcuno con cui condividerla, significa davvero poco. “Se non ami, non hai un vero motivo per vivere…” .Ecco una slide con la canzone ed a seguire il testo
     
    testo:
    Puoi decidere le strade che farai
    puoi scalare le montagne oltre i limiti che hai
    potrai essere qualcuno se ti va
    ma se non ami
    se non ami
    non hai un vero motivo motivo per vivere
    se non ami
    non ti ami e non ci sei
    se non ami
    non ha senso tutto quello che fai
    puoi creare un grande impero intorno a te
    costruire grattaceli e contare un po’ di più
    puoi comprare tutto quello che vuoi tu
    ma se non ami
    se non ami
    non hai un vero motivo per vivere
    se non ami
    non ti ami e non ci sei
    se non ami
    se non ami
    non hai il senso delle cose più piccole
    le certezze che non trovi e che non dai
    l amore attende e non è invadente e non grida mai
    se parli ti ascolta tutto sopporta crede in quel che fai
    e chiede di esser libero alle porte
    e quando torna indietro ti darà di più
    se non ami
    se non ami
    tutto il resto sa proprio di inutile
    se non ami
    non ti ami
    non ci sei…
    senza amore noi non siamo niente mai…

    INNO ALLA CARITA' (San Paolo ai Corinzi)

    " Se anche parlo le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho la carità, sono un bronzo sonante o un cembalo squillante: E se anche ho il dono della profezia e conosco tutti i misteri e tutta la scienza; e se anche possiedo tutta la fede, si da trasportare le montagne, ma non ho la carità, non sono niente. E se anche distribuisco tutte le mie sostanze, e se anche dò il mio corpo per essere bruciato, ma non ho la carità, non mi giova a nulla. La carità è magnanima, è benigna la carità, non è invidiosa, la carità non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità; tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine; le profezie scompariranno: il dono delle lingue cesserà; la scienza svanirà; conosciamo infatti imperfettamente e imperfettamente profetizziamo. Ma quando verrà la perfezione sarà abolito ciò che è imperfetto. Quando ero bambino parlavo da bambino, pensavo e ragionavo da bambinio. Ma quando mi sono fatto adulto ho smesso ciò che era da bambino. Adesso vediamo come in uno specchio, in immagine, ma allora vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,come perfettamente sono conosciuto. Ora esistono tre cose: la fede, la speranza e la carità; ma la più grande di esse è la carità."

    nella tua scala di valori che spazio trova l’amore, la capacità di donarti?

     

    Renato Zero  in "Il dono" - 2005

    La vita è un dono

    Nessuno viene al mondo

    per sua scelta
    non è questione

    di buona volontà.
    Non per meriti si nasce
    e non per colpa
    non è un peccato

    che poi si sconterà.
    Combatte ognuno

    come ne è capace
    chi cerca nel suo cuore
    non si sbaglia...
    La vita è un dono

    legato a un respiro
    dovrebbe ringraziare
    chi si sente vivo
    ogni emozione

    che ancora ci sorprende
    l’amore sempre diverso
    che la ragione non comprende.
    Il bene che colpisce il male
    persino quello che fa più soffrire
    è un dono che si deve accettare
    condividere poi restituire,
    tutto ciò che vale veramente
    che toglie il sonno e dà felicità.
    Si impara presto

    che non costa niente
    non si può vendere
    ne mai si comprerà.
    E se faremo un giorno l’inventario
    sapremo che per noi

    non c’è mai fine.
    Siamo l’immenso
    ma pure il suo contrario
    il vizio assurdo

    e l’ideale più sublime…
    Ogni emozione ogni cosa è grazia
    l’amore sempre diverso
    che in tutto l’universo spazia
    e dopo un viaggio
    che sembra senza senso
    arriva fino a noi…

     

    “Nessuno viene al mondo per sua scelta”: all’origine di ogni vita c’è Qualcuno che, da sempre, ci ha pensati e voluti, un Amore che ha creato ogni cosa e la mantiene in vita. Ogni essere che respira sulla terra non è frutto del caso, ma nasce dal cuore di Dio. Senza di Lui non potremmo esistere! Solo in Dio, nostro Padre, troviamo la spiegazione e il senso della nostra esistenza, che è interamente nelle sue mani, dal suo inizio al suo termine: “Nessuno può pagare il riscatto di una vita o chiederne a Dio il prezzo, per quanto si paghi il riscatto di una vita non potrà mai bastare per vivere senza fine” (Sal 49,8-10).
    “Non per meriti si nasce e non per colpa”: la gratuità è la dimensione più importante della vita, che è un dono. Nessuno di noi ha fatto niente per venire al mondo, per “meritarsi” di vivere! Siamo un regalo a noi stessi! E lo stupore è l’atteggiamento giusto da coltivare davanti a un dono così grande.
    “La vita è un dono legato a un respiro / dovrebbe ringraziare chi si sente vivo”: in una società che mercifica anche le relazioni e dà a tutto un prezzo, la gratitudine spesso non trova cittadinanza. “Grazie”, invece, è la parola che dovremmo pronunciare di più, nella consapevolezza che niente ci è dovuto, ma tutto ci è regalato. Ringraziare è sorprendersi continuamente di fronte alla vita e ai gesti che rompono la catena del “do ut des” e del puro calcolo.
    “l’amore sempre diverso che la ragione non comprende”: amare, nella sua più profonda verità, significa donarsi. Le ragioni del cuore sono diverse da quelle della razionalità, del calcolo matematico. Lo dice anche Pascal: “Il cuore ha ragioni che la ragione non comprende”. La vita è una palestra dove si impara ad amare, assumendo sempre di più questa “logica” e traducendola in gesti e atteggiamenti concreti. La vita è davvero l’arte di amare, di donarsi. Tanti testimoni lo hanno sperimentato in prima persona: s.Francesco nella “Preghiera semplice” dice: «È dando che si riceve»; s.Paolo, che ha speso tutta la vita per l’annuncio del Vangelo, afferma: «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7)... e anche Giovanni Paolo II, a cui è dedicata questa canzone.
    “Il bene …è un dono che si deve accettare, condividere e poi restituire”: un altro termine nel vocabolario del dono è “condividere”. È nella natura del dono l’apertura all’Altro, agli altri. La parabola dei talenti ce lo ricorda: i doni che abbiamo ricevuto (intelligenza, forza fisica, fede…) dobbiamo essere capaci di condividerli, di investirli senza tenerli egoisticamente per noi stessi. Di essi ci verrà chiesto conto: “A chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” (Mt 25,29).
    “…tutto ciò che vale veramente, che toglie il sonno e dà felicità”: i semi di bene nella nostra giornata sono, in fondo, le cose che poi restano, che valgono veramente e riempiono di significato il nostro agire. Il dono è come un boomerang: lo “lanci” e ti ritorna più carico di prima. È il miracolo dell’amore!
    “Ogni emozione, ogni cosa è grazia”: tutto è dono: ogni incontro, ogni sorriso, ogni avvenimento, lieto o triste… Ogni giorno è una occasione unica per diventare quello che siamo: amore che si dona! È il segreto che può trasformare davvero il mondo. Qualcuno su una Croce ce lo ha insegnato. Consapevole di quello che stava vivendo ha detto: “La vita non mi è tolta ma sono io che la dono” (cf Gv 10,18). Quel gesto di amore ha cambiato la storia e continua a interrogare, in ogni tempo, la coscienza degli uomini.
     

     

     

     

    Per riflettere

    * Sei cosciente che la tua vita è dono di Dio, che niente ti è dovuto,
    ma che tutto è “grazia”?
    * Ringrazi Dio per il dono della vita, per le persone che hai accanto,
    per i beni di cui disponi, per le meraviglie del creato…?
    * Sei capace di condividere i tuoi doni, materiali e spirituali con i tuoi amici e con chi ne ha più bisogno?
    * Ciò che conta è amare: nella tua scala di valori che spazio trova
    l’amore, la capacità di donarti?

     

    Discussione su Voglio trovare un senso...................

     

    Pubblico di nuovo questo articolo, per gli studenti della IIIa A (grazie a tutti)


        

    Un senso (Vasco Rossi)

    Nel suo Album “Buoni o Cattivi”, il rocker Vasco si propone ai suoi fans con la pungente critica nei confronti di una società che guarda sempre più all’apparire e meno alla sostanza, con la sua rabbiosa voglia di ribellione contro un sistema teso alla massificazione, con il suo carico di dubbi e di insofferenze. Qui proponiamo la canzone “Un senso” che con realismo invita a una seria riflessione sull’esistenza.



    Voglio trovare un senso a questa sera
    anche se questa sera un
    senso non ce l’ha.

    Voglio trovare un senso a questa vita
    anche se questa vita un
    senso non ce l’ha.
    Voglio trovare un senso a
    questa storia
    anche se questa storia un
    senso non ce l’ha.
    Voglio trovare un senso a
    questa voglia
    anche se questa voglia un
    senso non ce l’ha.
    Sai che cosa penso che se non ha un senso
    domani arriverà...
    Domani arriverà lo stesso senti che bel vento
    non basta mai il tempo domani un altro giorno
    arriverà...
    Voglio trovare un senso a
    questa situazione
    anche se questa situazione un
    senso non ce l’ha.
    Voglio trovare un senso a
    questa condizione
    anche se questa condizione un
    senso non ce l’ha.
    Domani un altro giorno... ormai è qua!
    Voglio trovare un senso a
    tante cose…

    “Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha”: la nostra vita si muove tra il “non senso” e la ricerca di senso. Tutta la vita è disseminata di “perché”. Fin da bambini ci poniamo una serie di domande… Ma a volte questa “arte di farci domande” e di sfidare gli altri con i nostri “perché” viene meno. Ci lasciamo trascinare come un turbine dagli eventi e dalle situazioni che a lungo andare creano in noi un senso di vuoto, una scontentezza interiore, un disagio esistenziale. E allora è importante fermarsi per riappropriarci di noi stessi.

    “Voglio trovare un senso a questa voglia anche se questa voglia un senso non ce l’ha”: ci sono due modi di vivere la vita: uno è quello di seguire i nostri istinti naturali assecondandoli in tutto, l’altro è quello di seguire quei valori etici e spirituali che vengono dalla nostra coscienza e che costituiscono un quadro di riferimento per le nostre scelte e le nostre azioni. Anche nella Bibbia viene descritto questo duplice modo di vivere: “Quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace” (Rm 8, 5-6).

    L’esperienza stessa ci insegna che la felicità (pienezza di senso) non ci è data dal poter soddisfare solo e subito le nostre esigenze materiali, ma dall’avere davanti a noi quei valori spirituali che soddisfano davvero la nostra sete di verità, come per esempio il rispetto degli altri, la solidarietà, la pace… La società in cui viviamo, così impregnata di consumismo, crea in noi bisogni spesso inutili dandoci l’illusione che la felicità stia nell’avere, nell’accaparrarsi le risorse. In effetti la vera felicità non la troviamo in primo luogo nel possesso dei beni materiali, ma nello star bene con noi stessi, con la nostra coscienza, con gli altri, nel vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda, nell’apertura a Dio.

    “Sai che cosa penso / che se non ha un senso / domani arriverà”: ci capita, a volte, di vivere situazioni incomprensibili, assurde in cui non riusciamo a trovare nessuna spiegazione né a intravedere una via di uscita… Eppure ogni situazione che viviamo ha un suo significato nascosto che spesso non siamo capaci di decifrare. C’è bisogno di tempo e di non far morire in noi la speranza: prima o poi il senso si svelerà! Coltivare sempre in noi “l’arte di farci domande” ci permette un approccio diverso alla vita, che è quello di guardarla faccia a faccia, penetrandola in profondità per scoprire in essa il significato nascosto… e strada facendo le risposte arriveranno.

    “Voglio trovare un senso a tante cose: quante volte facciamo le cose senza sapere il “perché”! A volte a spingerci è la forza d’inerzia o l’abitudine, a volte la moda (“tutti lo fanno”)… e tanti altri condizionamenti culturali e sociali. Quando invece le nostre azioni sono il frutto di una scelta responsabile e consapevole allora possiamo dire di aver dato un senso a quello che facciamo.

    Se nelle nostre scelte, nelle nostre relazioni con gli altri e anche nei momenti poco felici della nostra vita non coltiviamo “l’arte di farci domande” tutto diventerà un non-senso, e la vita stessa un peso insopportabile. La questione del “senso della vita” allora è fondamentale… ne va di mezzo la nostra felicità e la nostra realizzazione personale. Non tenerne conto sarebbe davvero un grosso errore!


    PER RIFLETTERE:

    Riesci sempre a dare un senso alle cose che fai?

    Fai le cose per convinzione personale o perché trascinato dagli eventi e dalle mode?

    Credi davvero che il segreto della tua felicità stia nell’arte di farti domande?

    Ti ritieni un ragazzo/a istintivo, materialista oppure razionale, spirituale?

    Cosa riempie veramente di senso la tua vita?






    Da quando esistono l’uomo e il mondo esistono anche la realtà del bene e del male

    Nato a Milano, laureato in chimica ma con una grande passione per la musica, Alex era una vera e propria promessa della canzone italiana, fino a che il 13 Aprile 2002, a seguito di un incidente stradale, ha perso la vita. Dopo la sua scomparsa è stato pubblicato l’album “Semplicemente”, un’antologia contenente 11 brani noti e tre inediti, in cui l’autore/interprete affronta temi come l’amore, la speranza, a voglia di cambiare le cose.


    Male che fa male (Alex Baroni)

     Male che fa male - Alex Baroni

    http://www.giosito.it/images/alemusica.jpg

    Dio se ci sei, con i dolori tuoi,
    ascolterai una preghiera

    i figli tuoi, chiedono amore sai,

    ci sentirai, cosi' vicino a te.

    Vite a meta', cuore indeciso che,

    la direzione non ce l'ha
    gente che va, senza pensarci su,

    il bene e il male non lo sa dov'e'.
    Quanti che, li puoi vedere anche tu,
    sulle strade soli come sono.
    Male che fa male, tu lo puoi fermare,
    male che fa male tu non vuoi.
    Lasciati parlare, lasciati cercare
    lasciati vedere e guarda noi.
    Dio se ci sei, di sole e nuvole,

    libera noi da questo male
    dacci il tuo pane, toglici i debiti
    ascolterai queste parole che, gridano,

    cosi' lontano da te
    ma lo so che tu le puoi sentire.
    Male che fa male, tu lo puoi fermare,
    male che fa male tu non vuoi.
    Lasciati cercare, lasciati pregare
    lasciati vedere e guarda noi.
    Quanta gente che ci crede, a qualcosa
    e sta lottando anche per noi
    quanta gente sta aspettando te.
    Male che fa male, tu lo puoi fermare,
    male che fa male tu non vuoi.
    Lasciati cercare, lasciati parlare
    lasciati vedere e guarda noi.
    Male che fa male, tu lo puoi fermare
    male che fa male tu non vuoi.
    Lasciati cercare, lasciati parlare
    lasciati vedere e guarda noi


    Dio se ci sei, con i dolori tuoi, ascolterai una preghiera”: a chi nella vita non è mai capitato di dire una preghiera a Dio, soprattutto in un momento difficile, in una situazione di prova, in un momento di dubbio?... La preghiera nasce là dove sperimentiamo il limite della nostra natura, del nostro essere creature fragili e quindi bisognose di una luce e di un aiuto che ci possono venire solo dall’altro. E’ indice chiaro della nostra apertura a Dio, ed è inscritta nel nostro DNA. Tutte le grandi religioni hanno nella preghiera l’espressione più alta della loro esperienza spirituale. Pregando stabiliamo il filo diretto con Dio, accorciamo le distanze con lui, sperimentiamo un profondo senso di pace.

    i figli tuoi, chiedono amore sai”: la grande novità della rivelazione cristiana è l’averci svelato un nuovo rapporto con Dio. Non più soggetti sottomessi a un Dio che fa paura, non più dei numeri ma figli che vivono una relazione d’amore con un Dio che ha il volto di un Padre, che ci ama a tal punto da renderci partecipi della sua stessa vita divina con la morte/resurrezione del suo figlio Gesù. E cosa i figli possono chiedere a un padre se non l’amore? Quell’amore spesso negato, calpestato, incompreso e sottinteso che a volte sperimentiamo nella nostra vita.

    vite a metà, cuore indeciso che la direzione non ce l’ha/gente che va, senza pensarci su”: nella vita di tutti i giorni, può capitare di perdere quel punto di riferimento che ci orienta nelle azioni quotidiane, per cui viviamo senza una direzione ben precisa, trascinati dagli eventi. Invece di vivere ci lasciamo vivere, consegnando il nostro tempo all’inedia e alla passività. Così a lungo andare sperimentiamo che la vita stessa diventa un peso, perdiamo l’entusiasmo, la capacità di apprezzare il positivo che c’è nelle cose, nelle persone, negli avvenimenti.

    il bene e il male non lo sa dov’è: quando viene a mancare quel punto fermo che è Dio, anche la nostra vita morale, le nostre scelte e i nostri comportamenti quotidiani non sono più guidati da una chiara coscienza di ciò che è bene e di ciò che è male. Il grande problema della nostra epoca è proprio l’aver perso questa coscienza! E’ il cosìdetto “relativismo etico”: non esistono più norme oggettive riconosciute da tutti, ma ognuno è criterio a se stesso, si costruisce le proprie “norme” a seconda della circostanza e della propria convenienza. Il problema, allora, è quello di ricostruire il giusto rapporto tra esigenza morale/valori normativi e scelte dell’individuo che vive la sua situazione esistenziale in un contesto particolare. In ogni scelta non c’è soltanto in gioco la mia libertà ma anche quella dell’altro con cui mi relaziono. Per cui se la mia scelta/azione rispetta anche la libertà/dignità dell’altro ed è in conformità al valore morale oggettivo può dirsi giusta.

    Male che fa male, tu lo puoi fermare/male che fa male tu non vuoi… libera noi da questo male”: da quando esistono l’uomo e il mondo esistono anche la realtà del bene e del male. Con la nostra libertà noi siamo ogni giorno chiamati a scegliere tra queste due possibilità così diverse e opposte tra loro: male infatti significa “morte”, bene significa “vita”. La rivelazione biblica a riguardo è chiara: “ PONGO OGGI DAVANTI A TE LA VITA E IL BENE, LA MORTE E IL MALE… SCEGLI DUNQUE LA VITA, PERCHE’ VIVA TU E LA TUA DISCENDENZA” (cf Dt 30, 15-19).  C’è quindi un male che è causato da noi, dalle nostre scelte sbagliate e un male che subiamo, causato dagli altri. Il primo può essere eliminato con una conversione della nostra libertà e della nostra coscienza. Il secondo con il nostro impegno a non rispondere al male con il male e a impegnarci in prima persona a fare il bene. Dio ci dà certo l’aiuto ma non può risolvere i problemi con la bacchetta magica… sarebbe troppo comodo per noi! E poi dove andrebbe a finire la nostra libertà?

    lasciati parlare/lasciati cercare/lasciati vedere e guarda noi”: nell’esperienza religiosa l’illusione più grande è credere che siamo noi a cercare Dio. In effetti è Dio a cercare noi. Siamo, perciò, noi che dobbiamo lasciarci cercare e trovare da Lui! Nella parabola della pecora perduta (Lc 15, 4-7) è proprio Dio che si mette alla ricerca dell’uomo. E’ sempre Lui a prendere l’iniziativa… Con noi Dio gioca sempre in anticipo!

     

     

    PER RIFLETTERE:

    Che cos’è per te la preghiera?

    Durante la giornata ti riservi spazi di tempo per pregare?

    Come vivi il tuo rapporto con Dio? àHai dei punti fermi nella tua vita?

    Per te cos’è il bene e il male?

    Come ti poni davanti al male? Come lo combatti?

    Ti lasci cercare e trovare da Dio?


    «Tutti abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla ricerca continua di risposte…»

       
    Una riflessione di una ragazza sulle domande del Liga


    HAI UN MOMENTO DIO?

     

    «Tutti abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla ricerca continua di risposte…». Non so quanti anni abbia con esattezza, ma a scrivere è una giovanissima ragazza. Le domande del Liga, continua, sono le stesse che tutti prima o poi ci facciamo...

     

    Hai un momento Dio? C'ho un po' di traffico nell'anima, non ho capito che or'è
    C'ho il frigo vuoto, ma voglio parlare perciò, paghi te.
    Che tu sia un angelo od un diavolo, ho 3 domande per te:
    chi prende l'inter, dove mi porti e poi dì, soprattutto perché?
    Perché ci dovrà essere un motivo, no?
    Perché forse la vita la capisce chi è più pratico.

    Hai un momento Dio?
    No, perché sono qua, insomma ci sarei anch'io.
    Hai un momento Dio?
    O te o chi per te, avete un attimo per me?

    Li pago tutti io i miei debiti, se rompo pago per tre
    quanto mi conta una risposta da te, di su, quant'è?
    ma tu sei lì per non rispondere, e indossi un gran bel gilet
    non bevi niente e io non ti sento com'è?
    Perché?
    Perché ho qualche cosa in cui credere
    perché non riesco mica a ricordare bene che cos'è.

    Hai un momento Dio?
    No perché sono qua, se vieni sotto offro io.
    Hai un momento Dio?
    Lo so che fila c'è ma tu hai un attimo per me.

    Nel mio stomaco son sempre solo, nel tuo stomaco sei sempre solo
    ciò che sento, ciò che senti, non lo sapranno mai....

    Almeno dì se il viaggio è unico e se c'è il sole di là
    se stai ridendo, io non mi offendo però, perché
    perché nemmeno una risposta ai miei perché
    perché non mi fai fare almeno un giro col tuo bel gilet.

    Hai un momento Dio?
    No perché sono qua , insomma ci sarei anch'io
    Hai un momento dio?
    O te o chi per te avete un attimo per me?

      

    «Tutti abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla ricerca continua di risposte…». Non so quanti anni abbia con esattezza, ma a scrivere è una giovanissima ragazza. Le domande del Liga, continua, sono le stesse che tutti prima o poi ci facciamo...

    Una fede piena di troppe domande, qualcuno la definisce adolescente, come se la maturità del credere non vivesse di dubbi, di confronti, di luce chiesta e accolta, ogni giorno. Ci si stupisce poi se si scopre che santi e sante di una certa popolarità abbiano vissuto notti profonde, totalmente immerse nel silenzio costante di Dio… forse qualcuno lassù ama a intermittenza?

    Mi piacerebbe spostare l’attenzione su due aspetti, a mio parere centrali: la bellezza del chiedere e la visibilità di Dio.

     

    Chiedere, porre e porsi domande, dubitare non è principio di allontanamento, ma di ricerca e di profondità. Non è pericoloso che qualcuno dubiti di Dio; infondo nella scienza il dubbio è stata la condizione di possibilità di ogni conoscenza, ma è estremamente rischioso che al dubbio non si mostri la luce, che al viandante non si indichi la via. Troppe volte davanti al dubbio, consentitemelo, lecito di gente di ogni età sulla reale presenza di Dio in una storia troppo ferita, l’unica risposta è stata una porta sbattuta in faccia. Questo è pericoloso ed estremamente grave. Questo è principio di un allentamento.

    Chi chiede cerca la verità e con la Verità in persona ha bisogno di entrare in contatto.

    Beati coloro che hanno il coraggio di dubitare: incontreranno Dio faccia a faccia.

     

    Ehi Dio! Dove cercarti per incontrarti seriamente, per poterti parlare con calma, per dirti finalmente quello che penso? Hai un momento?

     

    Ligabue fa un inciso di non poco conto: «O te o chi per te…». Uomini e donne, tutti chiamati in causa. In quel chi per te ci siamo tutti… tutti quei figli che hanno incontrato il Padre, che lo hanno visto in azione nella propria vita, che si sentono amati. Qualcuno più di un altro, perché chiamato a una scelta più radicale, ma tutti, perché cristiani siamo chiamati a essere visibilità di Dio oggi.

     

    Ai cristiani, è stato riconsegnato un importante mandato: essere testimoni, annunciare Dio presente.

     Non si tratta di costruire al di là della storia, ma di tenere aperte le porte di ogni storia perché Dio vi entri. Testimoni della Verità che vuole incontrare il dubbio; della Via che da tutti vuole essere percorsa; della Vita che dà senso a ogni esistere .

     Beati coloro che accoglieranno chi cerca e indicheranno loro sentieri di Vita: il Padre farà di loro la sua dimora.



    Dio non è poi così lontano, ma è “più intimo a noi che noi stessi”

      

    MA CHE RAZZA DI DIO C’E’ NEL CIELO?


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    Roberto Vecchioni è cantautore e laureato in lettere antiche all’Università Cattolica di Milano, insegnante di latino e greco nei licei classici. Ha anche pubblicato libri di poesie e racconti e un romanzo. Nel suo Album “Il lanciatore di coltelli”, egli intesse un dialogo generazionale tra padri e figli con la voglia di guardare la realtà per cercare di capirla dal di dentro. Il tema di Dio, anch’esso incombente in questo album, è affrontato con l’occhio critico non di un ateo, ma di uno che cerca la risposta alle domande fondamentali dell’esistenza.

     

      L'infinito silenzio sopra un campo di battaglia quando il vento ha la pietà di accarezzare;
    l'inspiegabile curva della moto di un figlio che a vent'anni te lo devi scordare...
    Sentire d'essere noi le sole stelle sbagliate in questa immensa perfezione serale;
    e non capirci più niente nel viavai di messia discesi in terra per semplificare.
    Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
    Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
    Ma che razza di guitto mascherato da Signore sta giocando col nostro dolore?
    Ma che razza di disperato, disperato amore,
    lo potrà mai consolare?

    Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla
    neanche il tempo di una ninna nanna;
    l'idiozia della luna, la follia di sognare,
    la sterminata noia che prova il mare;
    e a questa assurda preghiera di parole, musica, colori,
    che Gli continuiamo a mandare,
    non c'è nessuna risposta,
    salvo che è colpa nostra e che ci dovevamo pensare.

    Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
    Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
    Ma che razza di disperato, disperato amore,
    può tagliare la notte e il dolore?
    Ma che razza di disperato, disperato amore più di questo
    respirare, più di tutto lo strisciare?
    più di questo insensato dolore?

    Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
    Ma che razza di buio c'è nel cielo?
    Ma che razza di disperato, disperato amore
    più di questo insensato dolore?
    Ma che razza di Dio c'è nel cielo?
    Ma che razza di buio c'è nel cielo?
    Ma che razza di disperato, disperato amore più
    di questo non capire, non sapere sbagliare e lasciarsi perdonare?
    Ma chi è l'altro Dio che ho nel cuore?
    Ma che razza d'altro Dio c'è nel mio cuore,
    che lo sento quando viene,
    che lo aspetto non so come
    che non mi lascia mai,
    non mi perde mai e non lo perdo mai

     

     

     

    L’infinito silenzio sopra un campo di battaglia…”: è la realtà assurda e triste della guerra con cui l’uomo di ogni epoca ha dovuto fare i conti. Anche oggi assistiamo impotenti a focolai di guerre che si sviluppano in ogni angolo del nostro pianeta. L’esperienza ci insegna che spesso la guerra nasce là dove finisce il dialogo, e che i nazionalismi, fondati sul mito del più forte, accecano la ragione. Ma la guerra non risolve i problemi, anzi, li esaspera creando una serie di reazioni a catena che continuano a portare solo morte e distruzione fomentando ancor più l’odio.

    l’inspegabile curva della moto di un figlio che a vent’anni te lo devi già scordare”: le statistiche ci dicono che oggi ogni anno alcune centinaia di giovani muoiono per incidenti su strada dovuti all’eccesso di velocità, per stato di ubriachezza, per aver assunto droghe o per pura casualità. E quando una giovane vita si spezza è davvero un dramma per la sua famiglia che rimane profondamente segnata da questa disgrazia e sempre si chiede perché?.

    Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla neanche il tempo di una ninna nanna”: anche le cosiddette “morti bianche” interrogano la nostra coscienza. Quanti bambini muoiono ogni giorno per fame, per malattie o vittime innocenti di violenze inaudite!

    Ma che razza di Dio c’è nel cielo?... Ma che razza di guitto mascherato da Signore sta giocando col nostro dolore?: davanti a questi drammi nasce spontanea la domanda: Ma Dio dov’è? Perché permette queste cose? O, almeno, perché non interviene per raddrizzarle? Dio non è certamente un pagliaccio che assiste indifferente davanti al dolore. Lascia l’uomo libero di scegliere tra il bene e il male ma gli chiede anche di assumersi tutte le responsabilità delle sue scelte. La guerra, la violenza sono sempre causate dall’egoismo umano. Davanti al dolore Dio non ci chiede di vendicarci, ma ci invita a denunciare i mali con le armi non violente del dialogo e della ricerca della verità, ed anche a perdonare e ad impegnarci in prima persona a costruire un mondo diverso. Dio non è un mago che risolve sempre tutti i problemi con la sua bacchetta magica! Al riguardo, nella Bibbia, c’è un bellissimo libro che varrebbe la pena leggere e racconta la storia di un uomo di nome Giobbe, che fa l’esperienza del dolore: perde tutte le sue ricchezze, la sua famiglia, sperimenta l’abbandono degli amici e l’isolamento, si ammala gravemente, e dopo aver sfogato la sua rabbia verso Dio – che ritiene responsabile di tutto ciò -, capisce che deve solo compiere un abbandono fiducioso nella fede rimettendo tutto nelle mani di Dio. Solo allora la sua vita cambia. Il dolore fa parte della vita di ogni uomo, e comunque rimane sempre un mistero. Un mistero a cui Gesù, però, ha dato un senso. Coinvolgendosi pienamente in esso attraverso la sua morte in croce Egli ci ha insegnato a vivere il dolore come offerta per un mondo nuovo, perché è sempre dal dono di sé che nasce la vita.

    non capirci più niente nel viavai di messia discesi in terra per semplificare”: davanti al problema del dolore si sono attivati anche molti “santoni”, sedicenti messia e creatori di sètte che danno le loro risposte in diverse direzioni: o ignorano il problema, o lo evadono (anche con l’assunzione di droghe) o incitano a ribellioni violente (attraverso la forma passiva del suicidio e di quella attiva dell’omicidio).

    e a quest’assurda preghiera di parole, musica, colori, che Gli continuiamo a mandare, non c’è nessuna risposta”: a volte abbiamo la sensazione che Dio rimanga insensibile e distante dai problemi che ci affliggono e ci tormentano. Ma è nella “pedagogia di Dio” rispondere con il silenzio perché vuole che siamo noi a tirare fuori tutte le risorse possibili, le nostre potenzialità per cominciare a cambiare il mondo. Vuole che anche noi facciamo la nostra parte. Il resto lo farà Lui. Ogni preghiera, ogni lacrima versata arriva sempre al cuore di Dio, solo che i tempi di risposta a volte sono un po’ lunghi… sono i tempi di Dio!.

    Ma chi è l’altro Dio che ho nel cuore? Ma che razza d’altro Dio c’è nel mio cuore, che lo sento quando viene, che lo aspetto non so come, che non mi lascia mai, non mi perde mai e non lo perdo mai”: in effetti Dio non è poi così lontano, ma è “più intimo a noi che noi stessi”. Lo abbiamo dentro di noi… perché Lui al tempo stesso è l’infinitamente grande e lontano e l’infinitamente piccolo e vicino. Dio è tutto, è dovunque, è talmente invischiato nei nostri drammi umani che nemmeno ce ne accorgiamo.

    E’ il DIO CON NOI!.

     

     

    PER RIFLETTERE:

    Davanti a drammi come la guerra, la morte, che risposte dà la tua coscienza?

    Come reagisci di fronte al dolore?

    Che immagine di Dio ti sei fatto fino ad ora?

    La strada che ti propone Gesù è convincente per te o ti lasci sedurre da altri “messia” che svendono ricette di felicità?

    Credi nell’efficacia della preghiera?

    Credi che la preghiera è fatta soprattutto di ascolto e non di parole?

    Credi che Dio è anche dentro di te?

    Potrebbe essere Dio (Renato Zero)

    ASCOLTA IL BRANO   Potrebbe Essere Dio - Renato Zero

    Renato riflette su Dio                            postato da (lu1968.cristiani@altervista.org)



    Potrebbe essere Dio (Renato Zero)

    Se c’era un Dio da discutere…

    Adesso, non c’è più.

    Sei troppo ingenuo da credere,

    che un Dio, sei tu…

    Dio, non sarà aritmetica,

    né parapsicologia.

    Non sta nei falsi tuoi simboli,

    nella pornografia!

    Ti giochi Dio al totocalcio, lo vendi per una dose,

    lo butti via in una frase,

    lo cercherai in farmacia…

    Pensi Lui vada a petrolio,

    la fede, non è un imbroglio…

    E, non c’è Dio sulla luna,

    ma in questa terra che trema!

    Se mai, non sarà Dio,

    sarà ricostruire…

    Se mai, lo ritroverai,

    in un pensiero, in un desiderio,

    nel tuo delirio, nel tuo cielo…Dio!!!

    …Potrebbe essere Dio…

    E anch’io, con te cercherei,

    nella paura una strada sicura,

    un’altra promessa, magari la stessa: Dio!

    Riporta Dio, dove nascerai,

    la dove morirai…

    Riporta Dio nella fabbrica,

    nei sogni più avari che fai…

    Ti giochi Dio al totocalcio,

    lo vendi per una dose,

    lo butti via in una frase,

    lo cercherai in farmacia…

    E Dio non è un manifesto,

    la morte senza un pretesto…

    La noia o un altro veleno,

    la bocca di un altro squalo…

    Se mai, un Dio, non ce l’hai,

    io ti presenterò il mio…

    Dove abita, io non saprei…

    Magari in un cuore, in un atto d’amore,

    nel tuo immenso io, c’è Dio!!

    …Potrebbe essere Dio…

    E tu, al posto suo,

    mi tradiresti?

    Mi uccideresti?

    Mi lasceresti senza, un Dio?

    ……………………………….

    Se mai, non sarà Dio,

    sarà ricostruire…

    Se mai, lo ritroverai,

    in un pensiero, in un desiderio,

    nel tuo delirio, nel tuo cielo…Dio


    L'ho sentita spesso in questo mese questa canzone e mi ha fatto pensare. Non c'è un Dio da discutere, Dio c'è. Perchè chi è così ingenuo da credere che sia Dio? Non sono forse troppo visibili i nostri difetti e i nostri limiti per poter credere di essere Dei? Eppure c'è chi lo fa, c'è chi si sente un Dio e nella propria vita fa contare solo il proprio bene. Ma è difficile credersi per sempre un Dio, perché nel momento di difficoltà ti accorgi veramente della tua miseria e il tuo essere Dio viene messo in discussione. Caro Zaccheo ti sembrano lontane queste persone? Non tanto se pensiamo al modo in cui utilizziamo la scienza se pensiamo all'aborto, all'eutanasia e alla clonazione. L'uomo vuole essere Dio, ma presto o tardi si accorgerà che non lo è. Come quando ha inventato la bomba atomica facendosi del male da solo. E allora se non crediamo un Dio bisogna pur trovarlo perché noi abbiamo bisogno di un Dio. In cosa lo cerchiamo? Nella sicurezza dell'aritmetica, nella parapsicologia? A volte non crediamo a Dio ma ai maghi sì. Oppure facciamo della passione il nostro Dio e questo lo chiamiamo "vivere senza limiti" essere "liberi", e così ci buttiamo nella pornografia. Lì Dio non c'è ci urla questa canzone! Allora dove vuoi cercarlo? Nella salute e nelle medicine e così abbattiamo la nostra depressione con gli antidepressivi ecc.. Ma alla fine non fanno più effetto e ci troviamo a imbottirci di medicine e a cercare qualche altra cosa. Quanto sarebbe semplice solamente affidarci a Dio e essere felici, affrontare con lui anche le difficoltà con serenità. Ma no, cerchiamo il denaro, più se ne ha e più si ha la felicità! Quante volte ho sentito questa frase: "Altro che il denaro non dà la felicità la dà e come". Ma più se ne avrà e più se ne cercherà e si vorrà sempre ciò che non si ha, non è più semplice accettare ciò che si ha? Ciò che manca a questo mondo non è forse proprio la serenità? Io non la vedo nelle corse impazzite di qua e di là! Non è forse contrario alla serenità non riuscire ad accettare ciò che si ha? E alla fine lo troveremo Dio, ma se eliminiamo tutto ciò che non potrà mai dare la felicità, tutto ciò che ci allontana da Lui per darci un piccolo piacere che poi ci lascia a bocca asciutta e con uno stato di insoddisfazione. Io invece vedo che la serenità l'hanno trovata persone (come i santi) che si sono allontanate da tutto questo. Mi viene in mente San Francesco ora. Caro Zaccheo sono lungo come al solito spero non ti sia addormentato leggendo ciò che ti scrivo ma vorrei pregare insieme a te e a tutti quelli a cui presenterai questo testo affinché tutti riescono a vedere oltre a queste cose che oscurano Dio per arrivare alla vera felicità e serenità

    TOURNIQUET !! UN PARAGONE ARDITO

     

    UN PARAGONE ARDITO


    Tourniquet

     

    Artista: Evanescence
    Titolo: Tourniquet
    Titolo Tradotto: Laccio Emostatico

    Ho provato ad uccidere il dolore
    ma ne ho solo attirato dell'altro
    giaccio morente
    e sto versando rimorsi e tradimenti rosso sangue
    sto morendo, pregando, sanguinando e urlando
    sono troppo persa per essere salvata?
    sono troppo persa?

    il mio Dio, il mio laccio emostatico
    restituiscimi la salvezza
    il mio Dio, il mio laccio emostatico
    restituiscimi la salvezza

    ti ricordi di me?
    perduta per così a lungo
    sarai dall'altra parte
    o ti scorderai di me?
    sto morendo, pregando, sanguinando e urlando
    sono troppo persa per essere salvata?
    sono troppo persa?

    il mio Dio, il mio laccio emostatico
    restituiscimi la salvezza
    il mio Dio, il mio laccio emostatico
    restituiscimi la salvezza

    Voglio morire

    il mio Dio, il mio laccio emostatico
    restituiscimi la salvezza
    il mio Dio, il mio laccio emostatico
    restituiscimi la salvezza......................
     
     
    Tratta da Fallen, l'album che ha lanciato gli Evanescence, questo testo vive di un paragone ardito, ma interessante. Dio è paragonato al laccio emostatico, vista così sembra quasi una bestemmia..........ma se leghiamo questa affermazione alla prima parte del testo, ci accorgiamo che "Amy lee" scrive: sono troppo persa per essere salvata?
    E' un canto di disperazione di una persona che prova ed ha provato tanto dolore, è disperata......penso : si è infilata nel mondo delle siringhe...........Allora il laccio emostatico è la salvezza poichè evita l’emorragia....... Certo avrebbe potuto trovare altri paragoni per descrivere la Salvezza che viene da Dio, ma in fondo in alcune situazioni Dio è proprio come il laccio se non ci fosse saremmo morti!! Quante volte seppur vivi siamo come morti che camminano, poichè privi di prospettive ed obbiettivi che rendono viva la nostra esistenza?
    Nonostante il tema difficile, è cmq un tentativo interssante.


    Hai sempre tutte le risposte? Sfida gli amici con Duell Live!


    Istruzioni per l'(ill)uso

     

    Gemelli Diversi in “Boom” - 2008

     

    Istruzioni per l'(ill)uso

     

    Il 51% delle famiglie italiane

    possiede tre o più televisori,

    un adolescente su due passa almeno

    tre ore al giorno davanti alla TV.

    La sua coscienza viene bombardata quotidianamente da programmi

    che propongono falsi miti

    e inducono a facili illusioni.

    Se avessi in mano il telecomando

    di tuo figlio tu cosa faresti?

    Cosa ci fai davanti a quello schermo,

    fuori c’è un inferno e tu rimani fermo

    te ne pentirai non perdere tempo

    usa il tuo talento al 100%...

    So che cerchi come sfogarti

    ed avvicinarti a chi è come te

    ma che tu sogni amanti diamanti

    tanti contanti un posto al privé.

    Ehy ehy se sei un artista

    è ora che tu capisca

    il punto non è mettersi in mostra

    ma la libertà di pensare

    gridare il tuo punto di vista

    in questa società

    che non ha morale…

    vuoi lasciare un segno nel mondo

    cercare te stesso scavare

    più a fondo...

    ma va... con la spiritualità che ci si fa

    è un conto a 7 zeri

    che fa la felicità. Oh...

    Vuoi la tua opportunità?

    Il tuo giorno da leone

    vuoi la vita di una star?

    E una folla che grida il tuo nome...

    fai attenzione all’assuefazione

    che dà la spazzatura

    che vedi in televisione.

    No signore ha ragione l’autore

    nessuna discussione segui il copione,

    fissa la tecnica su come si recita

    una rissa frenetica a buona domenica

    siediti e medita chiediti cosa meriti

    o vuoi finire sull’isola dei patetici?

    Oh, mio Dio, nooo...

    Se tra una bugia e una verità

    non sai decidere

    vivere nella normalità

    sembra impossibile

    se la coscienza non ti aiuta

    devi scegliere vendi l’anima

    o salvi la tua integrità.

    Quanti buoni consigli che ignorerai,

    rincorrendo il tuo scopo,

    quanti cattivi esempi

    adeguati ai tempi

    scherza col fuoco,

    ma la strada più corta

    a volte ti porta

    dove non vuoi e poi...

     

    “Il 51% delle famiglie italiane possiede tre o più televisori / un adolescente su due passa almeno tre ore al giorno davanti alla TV...”: la famiglia vive in un contesto comunicativo molto diverso rispetto a 30 anni fa. La Tv, con gli altri mezzi di comunicazione, ha preso il sopravvento sulle agenzie “educative”  tradizionali (famiglia, scuola, parrocchia), catalizzando l’attenzione e gli interessi di piccoli e grandi. È innegabile l’importanza della TV in quanto diffonde notizie, cultura e favorisce una maggiore condivisione di ciò che succede nel “villaggio” globale, ma non sono pochi i rischi di un uso esagerato di TV e nuovi media che, con programmi di scarsa qualità, influiscono negativamente sulla formazione delle giovani generazioni, creando spesso atteggiamenti di dipendenza. Inoltre, se da un lato i media portano il mondo in casa, dall’altro ci spingono ad isolarci e a ridurre le occasioni di comunicazione in famiglia e fuori, col rischio di relazioni più povere e di una fuga dalla realtà.

     “Se avessi in mano il telecomando di tuo figlio tu cosa faresti”: la famiglia, soggetto educativo, è chiamata a dare risposte, a fare scelte concrete per educare i figli alla capacità critica, offrendo gli strumenti per un uso intelligente dei media perché imparino a distinguere finzione e realtà, la qualità dalla volgarità e banalità. È importante il confronto, il dialogo per mediare i messaggi televisivi, ma spesso i ragazzi sono lasciati soli. In casa ormai i televisori sono più di uno e la TV è sottofondo fisso dei pasti che non sono più un momento di incontro e confronto familiare. Allo sviluppo tecnologico deve corrispondere quello culturale, etico, educativo. In molte famiglie manca proprio questo! Famiglia e scuola devono assumere pian piano questo ruolo di responsabilità, lavorando insieme.

     “la sua coscienza viene bombardata quotidianamente da programmi che propongono falsi miti e inducono a facili illusioni”: qual è il pericolo? Soprattutto che l’adolescente possa essere condizionato e spinto ad  atteggiamenti emulativi. La TV può modificare i comportamenti se non c’è la famiglia vigile accanto, se la scuola non insegna il giusto “metodo” di lettura dei vari messaggi. La famiglia dovrebbe adottare “strategie” per arginare gli effetti negativi che la TV ha sui giovani fruitori. Per esempio: scegliere con i ragazzi i programmi, regolare il consumo televisivo, educarli al gusto privilegiando la qualità alla quantità (“fai attenzione all’assuefazione che dà la spazzatura che vedi in televisione”), non lasciarli a lungo da soli davanti alla TV, dialogare e stimolare il senso critico, offrire alternative...

     “non perdere tempo usa il tuo talento al 100 %”: un’altra sfida oggi è educare alla creatività. Educare significa “condurre fuori”, aiutare i giovani a scoprire e tirar fuori le loro potenzialità, passando dalla dipendenza alla creatività personale.

     “la libertà di pensare gridare il tuo punto di vista”: abbattere il muro dell’omologazione che appiattisce tutto e avere il coraggio di essere diverso, di andare controcorrente, è un’altra sfida educativa per famiglia e scuola.

     “vuoi lasciare un segno nel mondo cercare te stesso scavare più a fondo… siediti e medita chiediti cosa meriti”: davanti alla cultura della dipendenza e dell’apparire veicolata dalla TV è necessario sviluppare una cultura dell’essere, che aiuti i ragazzi a coltivarsi dentro, puntando più sull’interiorità che sull’esteriorità per costruire su basi solide il loro futuro.

     

     

     

    Per riflettere

    * Quanto tempo al giorno dedichi alla TV?

    * Che tipo di programmi segui? Quali sono i criteri con cui li scegli?

    * Sai essere critico di fronte a programmi scadenti o a modelli negativi proposti come miti dalla TV?

    * In che misura coltivi la tua creatività e non ti adegui alle mode?

    * Sai fare scelte che ti aiutano a crescere nella tua interiorità?

     

    Guarda il video

    http://video.music.yahoo.com/up/music/music/?rn=1307667&vid=44921463&stationId=&curl=http%3A%2F%2Fit.music.yahoo.com%2Far-12023776---Gemelli-Diversi


    NUMB (intorpidito)

     

    Dedicato a tutti quelli che non riescono ad uscire dalla rete di desideri

    che altri hanno proiettati su di loro.

    bel testo.........ed anche discreta musica ....guarda il video su questo intervento

        

        Artista: Linkin Park

        Titolo: Numb

        Titolo Tradotto: Intorpidito

        Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia

        Sentendomi così sleale, perso sotto la superficie

        Non so cosa ti aspetti da me

        mi tieni sotto pressione per assomigliarti

        (Intrappolato nella risacca, esattamente intrappolato nella risacca)

        ogni passo che faccio è un altro errore per te

        (Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)

        Sono diventato così intorpidito

        Non riesco più a sentirti lì

        Diventato così stanco

        Così tanto più consapevole

        di quel che che sto diventando

        Tutto quello che desidero fare

        è essere più come me

        e meno come te

        Non vedi che mi stai soffocando

        Tenendomi troppo stretto, per la paura di perdere il controllo

        Perchè quello che hai pensato io potessi essere

        E' crollato esattamente di fronte a te

        (Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)

        ogni passo che faccio è un altro errore per te

        (Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)

        E ogni secondo che spreco è più di quelli che mi posso permettere

        Sono diventato così intorpidito

        Non riesco più a sentirti lì

        Diventato così stanco

        Così tanto più consapevole

        di quel che che sto diventando

        Tutto quello che desidero fare

        è essere più come me

        e meno come te

        E so che potrebbe darsi che anche io fallisca

        ma so che tu eri esattamente come me

        Con qualcuno deluso da te

        Sono diventato così intorpidito

        Non riesco più a sentirti lì

        Diventato così stanco

        Così tanto più consapevole

        di quel che che sto diventando

        Tutto quello che desidero fare

        è essere più come me

        e meno come te

        Sono diventato così intorpidito

        Non riesco più a sentirti lì

        Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia

        Sono diventato così intorpidito

        Non riesco più a sentirti lì

        Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia


    I genitori di oggi si trovano a riflettere e a pensare alle scelte che i loro figli dovranno intraprendere. Pensano, spesso con eccessiva preoccupazione, ai loro studi, alla loro professione, al loro posto nella vita e al loro futuro nell’amore. A volte sognano successo, ricchezza, prestigio, proiettando sui figli i loro desideri irrealizzati. Altre volte desiderano semplicemente una crescita serena, che sia senza eccessi, senza intemperanze, né smarrimenti. Alcuni si preoccupano della loro fede e di una seria educazione cristiana; altri la ritengono una questione di minor valore. In questa ricerca continua sul futuro dei figli, ogni papà e ogni mamma devono sempre avere un grande rispetto, una grande attenzione e una vera libertà da ogni attaccamento ai propri schemi: i figli non sono la loro copia o il loro specchio. Sono persone, persone libere e autonome. Pensate, cari genitori, che non c’è niente di più bello di quanto Dio ha immaginato e predisposto per i vostri figli. Introdurre alla vita e alla fede significa insegnare ai bambini che la vita è un dono prezioso e una singolare vocazione. Voi avete la grande responsabilità di parlare ai vostri figli del mistero della vocazione, del fatto che Dio ha un progetto su di loro: non devono ostacolarlo, né devono temere, perché il desiderio di Dio su una persona è il suo bene più grande.

     

    Quando arriviamo ad essere impermeabili alle emozioni..............

     

    Jovanotti in “Safari” - 2008

    FANGO

    Io lo so che non sono solo

    anche quando sono solo…

    sotto un cielo di stelle

    e di satelliti

    tra i colpevoli le vittime

    e i superstiti

    un cane abbaia alla luna

    un uomo guarda la sua mano

    sembra quella di suo padre

    quando da bambino

    lo prendeva come niente

    e lo sollevava su

    era bello il panorama visto dall’alto

    si gettava sulle cose prima del pensiero

    la sua mano era piccina

    ma afferrava il mondo intero

    ora la città è un film straniero

    senza sottotitoli

    le scale da salire sono scivoli,

    scivoli, scivoli

    il ghiaccio sulle cose

    la tele dice che le strade

    son pericolose

    ma l’unico pericolo che sento veramente

    è quello di non riuscire più a sentire niente

    il profumo dei fiori l’odore della città

    il suono dei motorini

    il sapore della pizza

    le lacrime di una mamma

    le idee di uno studente

    gli incroci possibili in una piazza

    di stare con le antenne

    alzate verso il cielo

    io lo so che non sono solo…

    e rido e piango e mi fondo

    con il cielo

    e con il fango…

    la città un film straniero senza sottotitoli

    una pentola che cuoce pezzi di dialoghi

    come stai quanto costa che ore sono

    che succede che si dice chi ci crede

    e allora ci si vede

    ci si sente soli dalla parte del bersaglio

    e diventi un appestato

    quando fai uno sbaglio

    un cartello di sei metri dice

    tutto è intorno a te

    ma ti guardi intorno

    e invece non c’è niente

    un mondo vecchio che sta insieme

    solo grazie a quelli che

    hanno ancora il coraggio di innamorarsi

    e una musica che pompa sangue nelle vene

    e che fa venire voglia di svegliarsi

    e di alzarsi

    smettere di lamentarsi

    che l’unico pericolo che senti veramente

    è quello di non riuscire più

    a sentire niente

    di non riuscire più a sentire niente

    il battito di un cuore dentro al petto

    la passione che fa crescere un progetto

    l’appetito la sete l’evoluzione in atto

    l’energia che si scatena in un contatto…

     

     

    “sotto un cielo di stelle e di satelliti ora la città è un film straniero senza sottotitoli… un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te ma ti guardi intorno e invece non c’è niente”:le città sono sempre più anonime, le persone volti senza nome, i rapporti più superficiali e ...si vive la solitudine. È una contraddizione che, mentre la tecnica permette di comunicare in tempo reale anche a distanza, aumenti la solitudine. La TV, internet assorbono tanto del nostro tempo e diminuiscono le occasioni per il dialogo e le relazioni. C’è da vigilare per non essere assorbiti nel mondo virtuale e non perdere il legame con la realtà.

    “l’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente”: il mondo scientifico e tecnico tende a dare poco spazio a emozioni e sentimenti. Tutto è scontato, non c’è la sorpresa di un incontro, la meraviglia per il sole che sorge, un bambino che nasce, un gesto di gratuità. Quando arriviamo ad essere impermeabili alle emozioni, a non saper partecipare alle gioie o problemi altrui, vuol dire che siamo troppo centrati su noi stessi.

    “stare con le antenne alzate verso il cielo”: cielo vuol dire Dio, il riferimento ultimo con cui anche nelle difficoltà stabilire un contatto, lanciare un S.O.S. Pregare è sintonizzarsi sulla stessa lunghezza di Dio e parlargli.

    “Io lo so che non sono solo anche quando sono solo”:Dio è l’unico che anche nei momenti di maggior solitudine non ci fa sentire soli. È una presenza amica pronta a tenderci la mano per tirarci su dal fango della nostra umanità.

    “Mi fondo con il cielo e con il fango”:Siamo creature, fatte di terra e Spirito, il racconto della creazione ce lo ricorda (cf. Genesi). Il nostro è un Dio vicino, si è sporcato le mani coinvolgendosi nella nostra storia e facendosi uomo come noi.

    “La città… è una pentola che cuoce pezzi di dialoghi”:la nostra società, sempre più multiculturale, ci pone la sfida dell’integrazione che, però, non vuol dire  annullare tutte le differenze, ma cogliere le diversità culturali come ricchezza da valorizzare, salvaguardando gli elementi tipici dell’identità di un popolo. La diversità non deve farci paura e questo può avvenire col dialogo. Più ci si conosce, più ci si stima e si apprezzano le diversità.

    “ci si sente soli dalla parte del bersaglio e diventi un appestato quando fai uno sbaglio”:un certo tipo di informazione tende a criminalizzare chi ha fatto uno sbaglio con pesanti etichette, che finiscono per escluderlo dalla vita sociale precludendogli ogni strada di riscatto. Anche questa è un’intolleranza da evitare: ogni persona, anche se sbaglia, ha sempre la possibilità di ricominciare.

    “un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che hanno ancora il coraggio di innamorarsi”:il “mondo vecchio” che Jovanotti rimpiange è quello fatto di rapporti autentici, cose semplici, amore vero, dove conta la persona non i soldi o la carriera. La scienza stessa, per il profitto e interessi egoistici, calpesta i valori della persona. Basta pensare ai problemi legati alla manipolazione e alla mercificazione della vita umana.

    “la passione che fa crescere un progetto”:unire le forze e credere fino in fondo è il segreto per iniziare a trasformare il mondo. La passione per gli ideali permette di realizzare grandi sogni. Ma ci vuole tempo, pazienza, capacità di mettersi in gioco per qualcosa che vale veramente. Una vita senza passione e ideali è piatta, arida, destinata alla noia.

    “l’energia che si scatena in un contatto”:coltivare le relazioni, aprirsi agli altri ci toglie dall’isolamento in cui ci chiudiamo. E  quando viviamo la solitudine “non siamo soli anche quando siamo soli”, basta alzare gli occhi per scoprire che abbiamo un Padre che ascolta la voce dei suoi figli che gridano a lui e per sentirsi uniti a tutti. È la più grande consolazione che si può sperimentare!

     

     

     

    Per riflettere
    * Quando ti senti solo, come reagisci?

    * Nella solitudine senti la vicinanza di Dio, ti affidi a lui?

    * Quanto spazio dai all’amicizia?

    * Nella giornata trovi tempo per pregare?

    * È importante per te la passione per gli ideali?

    * Ti dai da fare per cambiare il mondo ed eliminare

       le tante solitudini di oggi?


    L'unico vero viaggio verso la scoperta non consiste
    nella ricerca di nuovi paesaggi,

    ma nell'avere nuovi occhi.


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    Lo strano percorso” è l’avventura stupenda della tua vita che tu devi vivere fino in fondo!

      

    Lo strano percorso (Max Pezzali)



      

    Nel suo Album firmato interamente a suo nome e non più con il logo 883, Max Pezzali parla dei temi di sempre: Amore, Amicizia, Malinconia, Libertà filtrati dalla sua esperienza personale. Si tratta di un lavoro più intimista, in cui l’autore guarda dentro di sé, rilegge il suo passato e si sente così in grado di dare anche qualche consiglio di vita ai giovani. La canzone che qui presentiamo parla di un passato che non può tornare, la strada imprevedibile, gli incontri, gli addii, il sentire il bisogno di raccontare che c’è un tempo per ciascun evento della vita.

     

    C'è un tempo per i baci sperati, desiderati

    tra i banchi della prima B

    occhiali grandi, sempre gli stessi, un po' troppo spessi

    per piacere ad una così

     

    nell'ora di lettere

    guardandola riflettere

    sulle domande tranello della prof

    non cascarci, amore, no!

     

    C'è un tempo per i primi sospiri, tesi insicuri,

    finchè l'imbarazzo va via,

    col sincronismo dei movimenti, coi gesti lenti

    conosciuti solo in teoria

     

    come nelle favole,

    fin sopra alle nuvole,

    convinti che quell'istante durerà

    da lì all'eternità...

     

    Lo strano percorso

    di ognuno di noi

    che neanche un grande libro un grande film

    potrebbero descrivere mai

    per quanto è complicato

    e imprevedibile

    per quanto in un secondo tutto può cambiare

    niente resta com'è.

     

    C'è un tempo per il silenzio/assenso, solido e denso,

    di chi argomenti ormai non ne ha più

    frasi già dette, già riascoltate in 1000 puntate

    di una soap-opera alla TV

     

    sarà l'abitudine

    sarà che sembra inutile

    cercare tanto e alla fine è tutto qui

    per tutti è tutto qui...

     

    Lo strano percorso

    di ognuno di noi

    che neanche un grande libro un grande film

    potrebbero descrivere mai

    per quanto è complicato

    e imprevedibile

    per quanto in un secondo tutto può cambiare

    niente resta com'è.

     

    C'è un tempo per qualcosa sul viso, come un sorriso

    che non c'era ieri e oggi c'è

    sembrava ormai lontano e distante, perso per sempre,

    invece è ritornato con te

     

    con te che fai battere

    il cuore che fai vivere

    il tempo per tutto il tempo che verrà

    nel tempo che verrà...

     

    Lo strano percorso

    di ognuno di noi

    che neanche un grande libro un grande film

    potrebbero descrivere mai

    per quanto è complicato

    e imprevedibile

    per quanto in un secondo tutto può cambiare

    niente resta com'è

     

    “C’è un tempo per i baci sperati, desiderati…”: questa espressione sembra riecheggiare il testo biblico di Qoelet, che osservando la storia e il mondo afferma che: “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per abbracciare e un tempo per allontanarsi, un tempo per conservare e un tempo per gettare, un tempo per tacere e un tempo per parlare, un tempo per amare e un tempo per odiare…” (Qo 3,1-8). Questa legge è inscritta in quel microcosmo che siamo noi. La nostra storia personale è segnata da varie tappe che ne scandiscono il cammino, la crescita. In questa crescita ha una grande importanza la dimensione affettiva. Il bisogno di amare e di essere amati ci accompagna fin dal primo momento che veniamo al mondo e gradatamente trova forme di espressione sempre più adeguate. Così dal bisogno di protezione tipico del bambino si passa al bisogno di amicizia, di relazionalità, di tenerezza e di affetto propri degli adolescenti, e poi dei giovani e degli adulti.

    “C’è un tempo per i primi sospiri tesi insicuri, finché l’imbarazzo va via”: davanti alle novità, al non ancora conosciuto e sperimentato normalmente abbiamo un po’ paura, siamo insicuri. E’ solo aprendoci con coraggio e coinvolgendoci in prima persona nella nuova esperienza che possiamo vincere ogni timore e pian piano acquistare sicurezza in noi stessi. In questo senso le esperienze nuove della vita ci fanno maturare, dandoci maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità, dei nostri doni e anche dei nostri limiti. E’ la dialettica del confronto che ci cambia: confronto con noi stessi, con gli altri, con la storia, con l’ambiente in cui viviamo.

    “Lo strano percorso di ognuno di noi che neanche un grande film potrebbe descrivere mai per quanto è complicato e imprevedibile per quanto in un secondo tutto può cambiare niente resta com’è”: la nostra vita è un libro vivente che noi scriviamo giorno per giorno, fatto di momenti belli e anche difficili, di tappe che rimangono come pietre miliari nel nostro cammino. E’ un percorso “strano” perché non sempre va come noi vorremmo. Ci sono gli imprevisti, le battute di arresto, le deviazioni, le sorprese, i tagli con il passato che a volte ci fanno soffrire… Ma tutto questo significa crescere!

    “C’è un tempo per il silenzio/assenso: nella fase della crescita è importante scoprire il valore del silenzio, che non è semplicemente l’assenza di parole o di suoni a volte frastornanti come quelli delle discoteche, ma è lo spazio per ritrovare se stessi e per riappropriarsi della propria vita, per andare fino in fondo là dove puoi trovare Dio. E’ importante, infatti, crescere avendo dei punti fermi che ci orientino nelle piccole e grandi scelte senza cadere in balìa delle mode e degli avvenimenti.

    “sembra inutile cercare tanto e alla fine è tutto qui per tutti è tutto qui”: rinunciare a cercare il senso della propria esistenza, ad andare in profondità, a volare più in alto è un po’ come darsi la zappa sui piedi perché ci condanniamo ad essere infelici. La vera felicità non sta “tutta qua” ma nella ricchezza della sua interiorità, nella capacità di scoprire Dio nascosto nelle cose, nella bellezza del creato, nella tua stessa vita che è il regalo più bello che hai e che non puoi buttare via.

    “C’è un tempo per qualcosa sul viso, come un sorriso che non c’era ieri e oggi c’è”: la vita ci riserva anche gioie profonde che dobbiamo vivere fino in fondo. Dopo la notte c’è il giorno, dopo il buio c’è la luce, dopo la prova e il dolore c’è la pace e la gioia, dopo la solitudine c’è il sole dell’amicizia.

    “Lo strano percorso” è l’avventura stupenda della tua vita che tu devi vivere fino in fondo! E allora: “vivi la libertà di essere libero, vivi la gioia di essere felice, vivi la tristezza di essere sconfitto, vivi il dolore dei rimpianti, vivi la forza per affrontare le difficoltà, vivi il profumo dei tuoi ricordi, vivi la vittoria dei tuoi sogni.

    PER RIFLETTERE:

    • Nel tuo cammino di crescita quanta importanza ha la dimensione affettiva?
    • Qual è la tua reazione davanti alle novità e agli imprevisti della vita?
    • Per te cosa significa crescere?
    • Come vivi il silenzio?
    • Quali sono le gioie più grandi della tua vita? Come le hai vissute?



    Voglio trovare un senso...................

     

    Un senso (Vasco Rossi)

    Nel suo Album “Buoni o Cattivi”, il rocker Vasco si propone ai suoi fans con la pungente critica nei confronti di una società che guarda sempre più all’apparire e meno alla sostanza, con la sua rabbiosa voglia di ribellione contro un sistema teso alla massificazione, con il suo carico di dubbi e di insofferenze. Qui proponiamo la canzone “Un senso” che con realismo invita a una seria riflessione sull’esistenza.


     

     


    Voglio trovare un senso a questa sera
    anche se questa sera un
    senso non ce l’ha.

    Voglio trovare un senso a questa vita
    anche se questa vita un
    senso non ce l’ha.
    Voglio trovare un senso a
    questa storia
    anche se questa storia un
    senso non ce l’ha.
    Voglio trovare un senso a
    questa voglia
    anche se questa voglia un
    senso non ce l’ha.
    Sai che cosa penso che se non ha un senso
    domani arriverà...
    Domani arriverà lo stesso senti che bel vento
    non basta mai il tempo domani un altro giorno
    arriverà...
    Voglio trovare un senso a
    questa situazione
    anche se questa situazione un
    senso non ce l’ha.
    Voglio trovare un senso a
    questa condizione
    anche se questa condizione un
    senso non ce l’ha.
    Domani un altro giorno... ormai è qua!
    Voglio trovare un senso a
    tante cose…




     

    Voglio trovare un senso a questa vita anche se questa vita un senso non ce l’ha”: la nostra vita si muove tra il “non senso” e la ricerca di senso. Tutta la vita è disseminata di “perché”. Fin da bambini ci poniamo una serie di domande… Ma a volte questa “arte di farci domande” e di sfidare gli altri con i nostri “perché” viene meno. Ci lasciamo trascinare come un turbine dagli eventi e dalle situazioni che a lungo andare creano in noi un senso di vuoto, una scontentezza interiore, un disagio esistenziale. E allora è importante fermarsi per riappropriarci di noi stessi.

    Voglio trovare un senso a questa voglia anche se questa voglia un senso non ce l’ha”: ci sono due modi di vivere la vita: uno è quello di seguire i nostri istinti naturali assecondandoli in tutto, l’altro è quello di seguire quei valori etici e spirituali che vengono dalla nostra coscienza e che costituiscono un quadro di riferimento per le nostre scelte e le nostre azioni.

    Anche nella Bibbia viene descritto questo duplice modo di vivere: “Quelli che vivono secondo la carne, pensano alle cose della carne; quelli invece che vivono secondo lo Spirito, alle cose dello Spirito. Ma i desideri della carne portano alla morte, mentre i desideri dello Spirito portano alla vita e alla pace” (Rm 8, 5-6).

    L’esperienza stessa ci insegna che la felicità (pienezza di senso) non ci è data dal poter soddisfare solo e subito le nostre esigenze materiali, ma dall’avere davanti a noi quei valori spirituali che soddisfano davvero la nostra sete di verità, come per esempio il rispetto degli altri, la solidarietà, la pace… La società in cui viviamo, così impregnata di consumismo, crea in noi bisogni spesso inutili dandoci l’illusione che la felicità stia nell’avere, nell’accaparrarsi le risorse. In effetti la vera felicità non la troviamo in primo luogo nel possesso dei beni materiali, ma nello star bene con noi stessi, con la nostra coscienza, con gli altri, nel vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda, nell’apertura a Dio.

    Sai che cosa penso / che se non ha un senso / domani arriverà”: ci capita, a volte, di vivere situazioni incomprensibili, assurde in cui non riusciamo a trovare nessuna spiegazione né a intravedere una via di uscita… Eppure ogni situazione che viviamo ha un suo significato nascosto che spesso non siamo capaci di decifrare. C’è bisogno di tempo e di non far morire in noi la speranza: prima o poi il senso si svelerà!

    Coltivare sempre in noi  “l’arte di farci domande” ci permette un approccio diverso alla vita, che è quello di guardarla faccia a faccia, penetrandola in profondità per scoprire in essa il significato nascosto… e strada facendo le risposte arriveranno.

    Voglio trovare un senso a tante cose: quante volte facciamo le cose senza sapere il “perché”! A volte a spingerci è la forza d’inerzia o l’abitudine, a volte la moda (“tutti lo fanno”)… e tanti altri condizionamenti culturali e sociali. Quando invece le nostre azioni sono il frutto di una scelta responsabile e consapevole allora possiamo dire di aver dato un senso a quello che facciamo.

    Se nelle nostre scelte, nelle nostre relazioni con gli altri e anche nei momenti poco felici della nostra vita  non coltiviamo “l’arte di farci domande” tutto diventerà un non-senso, e la vita stessa un peso insopportabile. La questione del “senso della vita” allora è fondamentale… ne va di mezzo la nostra felicità e la nostra realizzazione personale. Non tenerne conto sarebbe davvero un grosso errore!

     

    PER RIFLETTERE:

    Riesci sempre a dare un senso alle cose che fai?

    Fai le cose per convinzione personale o perché trascinato dagli eventi e dalle mode?

    Credi davvero che il segreto della tua felicità stia nell’arte di farti domande?

    Ti ritieni un ragazzo/a istintivo, materialista oppure razionale, spirituale?

    Cosa riempie veramente di senso la tua vita?


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    Musica (Quelli della IIIa A)

     

    Prima di partire per un lungo viaggio


    (Irene Grandi)

    Con il suo sesto Album del 2003, la cantante fiorentina Irene Grandi si è confermata interprete di grande talento. Nella sua carriera artistica ha avuto la fortuna di avvalersi di bravi collaboratori come Jovanotti, Ramazzotti, Pino Daniele e Vasco Rossi, che ha firmato la canzone “Prima di Partire per un lungo Viaggio” che vi presentiamo.

     

     

     

    Prima di partire

    per un lungo viaggio

    devi portare con te la voglia

    di non tornare più,

    prima di non essere sincera,

    pensa che ti tradisci solo tu

    prima di partire

    per un lungo viaggio,

    porta con te la voglia

    di non tornare più,

    prima di non essere d'accordo

    prova ad ascoltare

    un pò di più,

    prima di non essere da sola,

    prova a pensare

    se stai bene tu

    prima di pretendere qualcosa,

    prova a pensare

    a quello che dai tu.

    Non è facile però

    è tutto qui,

    non è facile però

    è tutto qui.

    Prima di partire

    per un lungo viaggio,

    porta con te la voglia di adattarti…




     

    “Prima di partire per un lungo viaggio”: “il lungo viaggio” può essere la metafora della nostra vita, che è proprio un viaggio con una sua durata più o meno lunga. Per affrontarla occorre essere ben equipaggiati, cioè assumere quelle qualità interiori per viverla in profondità, evitando così di sprecarla.

    ”devi portare con te la voglia di non tornare più”: a volte, nel cammino della vita, abbiamo la tentazione di tornare indietro. I motivi possono essere molteplici: il dubbio di aver sbagliato tutto, la paura davanti alle scelte importanti, il disimpegno e la superficialità… Ma chi torna indietro è solo uno che fugge alla realtà, che non accetta con coraggio le sfide della storia, che non riesce a vedere le difficoltà come una chance per un ulteriore passo in avanti, come un’occasione di crescita. Se tu vuoi riuscire nella vira devi imparare ad andare avanti con coraggio, a credere fino in fondo, perché la vita ti insegni che solo non arrendendosi realizzerai te stesso, i tuoi sogni, i tuoi ideali più veri.

    prima di non essere sincera / pensa che ti tradisci solo tu”: una qualità importante da mettere nella nostra bisaccia è la sincerità, che deve caratterizzare le nostre relazioni con gli altri. La mancanza di sincerità è un atteggiamento che alla fine si ritorce contro se stessi, perché prima o poi la verità viene a galla. Oggi c’è davvero bisogno di autenticità e trasparenza nei rapporti sociali, spesso all’insegna della finzione e della pura facciata. Essere sinceri significa far cadere tutte quelle maschere dietro cui, a volte, ci nascondiamo, superare la diffidenza e il pregiudizio che abbiamo verso gli altri, visti spesso come avversari e non come un dono.

    prima di non essere d’accordo / prova ad ascoltare un po’ di più”: un’altra qualità importante è la capacità di ascolto. A volte, per partito preso, ci arrocchiamo sulle nostre posizioni affermando a tutti i costi il nostro punto di vista, senza nemmeno dare all’altro il tempo e la possibilità di esprimere le sue idee. Siamo presi dalla tentazione di “schedare” l’altro in base al suo passato o alla sua appartenenza sociale, politica o religiosa e pensiamo: “Conosciamo tutto di lui… non può dire nulla di nuovo” (anche Gesù ha sperimentato questo pregiudizio nei suoi confronti, cf Mt 13,53-56). Così il dialogo si trasforma in monologo, in una “difesa ad oltranza” delle nostre vedute, nello scontro e nel rifiuto dell’altro. Se, invece, superando il facile pregiudizio e l’ostinata contrapposizione, imparassimo ad ascoltare un pò di più, il nostro punto di vista si arricchirebbe dell’esperienza dell’altro e insieme potremmo arrivare alla verità.

    prima di non essere da sola / prova a pensare se stai bene tu”: la peggiore solitudine che possiamo sperimentare è la solitudine dell’anima, cioè il disagio interiore che è la spia di un malessere che ci portiamo dentro. Molti problemi nascono dal fatto che “non ci accettiamo per quello che siamo”: non accettiamo il nostro passato, i nostri limiti, il nostro corpo. E allora viviamo in conflitto con noi stessi. A volte per “superare” questo disagio cerchiamo il rifugio nelle relazioni sociali, nello stare insieme, finendo in questo modo solo ad evadere il problema. Per star bene con gli altri devi prima star bene con te stesso, riconciliarti con la vita, accettare i tuoi difetti, ma anche prendere coscienza dei tuoi doni e della ricchezza che ti porti dentro. Devi “prenderti a cuore”, avere cura di te stesso, coltivare la vita interiore, regalarti tempo… Solo così il tuo “stare con gli altri” ti aiuterà veramente a crescere e ad essere sempre più te stesso.

    prima di pretendere qualcosa / prova a pensare a quello che dai tu”: siamo tutti debitori verso la vita. Fin da bambini siamo abituati a ricevere, a volte a pretendere tutto, ma arriva il momento in cui siamo invitati a dare qualcosa di noi stessi. Non possiamo vivere da parassiti! Il mondo del terzo millennio ha bisogno della nostra creatività, del nostro entusiasmo, delle nostre forze fisiche, intellettuali e spirituali per crescere, per diventare sempre più una grande famiglia, perché il progresso si trasformi in benessere per tutti, in solidarietà. SIAMO DEBITORI VERSO TUTTI. Ciò significa che dobbiamo passare dalla logica dell’avere alla logica del dare, del condividere. E l’esperienza c’insegna che nel momento in cui do ricevo più di quanto ho dato, perché si crea un “effetto boomerang”: il bene che faccio in qualche modo mi ritorna!

    Non è facile però tutto qui”:assumere questo stile di vita non è certamente facile, ma possibile… basta crederci! Il coraggio di guardare avanti, la sincerità, l’ascolto (di te, degli altri, di Dio), la cura di te stesso, la capacità di donare sono tutte qualità di cui non puoi fare a meno. E allora non aver paura di metterle nella tua bisaccia: ti aiuteranno a raggiungere la mèta di quel lungo e grande viaggio che è la tua vita; dandoti, alla fine, la certezza di non aver vissuto invano.

    PER RIFLETTERE:

    1. Come vedi la tua vita: un viaggio da intraprendere, un peso da sopportare o una noia interminabile, un’occasione per realizzare te stesso/a, un progetto che ti è affidato, una continua scoperta di cose nuove?
    2. Davanti alle difficoltà quale atteggiamento assumi: paura, resa, coraggio, fiducia, fuga.........?
    3. Quanto conta la sincerità?
    4. Sei capace di ascoltare veramente gli altri prima di pronunciare giudizi?
    5. Hai una reale visione di te? Ti accetti per quello che sei?
    6. Sei uno/a che pretende sempre o che sa dare anche qualcosa di sè?

     

     


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    Gli Evanescense ci parlano del LITIO

     

                                                                                                                                 

    Artista: Evanescence
    Titolo: Lithium
    Titolo Tradotto: Litio

    Litio - non voglio chiudermi in me stessa
    litio - non voglio dimenticarmi come ci si sente senza
    litio - voglio restare in buoni rapporti
    con il mio dolore, oh ma Dio, voglio lasciarlo andare

    vieni a letto, non farmi dormire da sola
    non riuscirei a nascondere il vuoto che crei
    non ho mai voluto che fosse così freddo
    semplicemente non bevevo abbastanza
    da dire che tu mi amavi

    non posso conservarmi, chiedendomi
    cosa c'è di sbagliato in me

    litio - non voglio chiudermi in me stessa
    litio - non voglio dimenticarmi come ci si sente senza
    litio - voglio restare in buoni rapporti con il mio dolore

    non voglio che si adagi su di me, questa volta
    ha affogato la mia voglia di volare
    qui nell'oscurità conosco me stessa
    non posso liberarmene finché non lo lascio andare
    lasciami andare

    tesoro, dopo tutto ti perdono
    tutto è meglio rispetto a stare da sola
    e alla fine immagino che dovevo cadere
    trovo sempre il mio posto tra le ceneri

    non posso conservarmi, chiedendomi
    cosa c'è di sbagliato in me

    litio - non voglio chiudermi in me stessa
    litio - non voglio dimenticarmi come ci si sente senza
    litio - voglio restare in buoni rapporti
    con il mio dolore, oh ma Dio, voglio lasciarlo andare
     
     
    Gli Evanescense parlano qui di una persona che vive uno stato d'ansia e di fatica probabilmente derivante da una fatica psichica di un rapporto affettivo..................si cerca di risolverla con .....................................

    IL LITIO...che non lascia la persona in buoni rapporti con il proprio dolore in quanto usato in buone dosi ha questi effetti:

    Usato come antidepressivo.....quali sono le sue proprietà

    LITIO

    Manifestazioni psichiche o 

    psicosomatiche minori. Ansietà. 

    è un oligoelemento utilizzato sia in forma naturale, che raffinata(medicinale tradizionale) aiuta ad uscire dalle crisi depressive assunto in maniera pesante, può abbagliare ed eccitare la mente

    COSA  SONO  GLI   OLIGOELEMENTI

    Il corpo umano contiene diversi minerali. Gli uni, come il Calcio, partecipano alla struttura stessa degli organi e dei tessuti, e per questo fatto, si trovano in quantità importanti nel nostro organismo. Gli altri, come il Manganese, il Rame, lo Zinco, etc., sono presenti in quantità minime, quantità che un tempo erano considerale, all'inizio, ne più ne meno, che delle impurità. Questa è la ragione per la quale questi minerali sono stati chiamali oligoelementi ove la radice greca "oligos" significa poco abbondante.. 

    C'è voluto il genio di Gabriel Bertrand per conoscere il ruolo estremamente importante che giocano questi elementi, malgrado la loro esigua quantità, sia nei vegetali che negli esseri viventi. Un altro ricercatore Jacques Mènètrier, a cui va il merito di aver compreso che questi elementi, somministrati sotto una forma fisico-chimica adeguata, permettono, grazie ad un riequilibrio degli scambi, di migliorare il funzionamento del nostro organismo, sia sul piano fisico che psichico.

    In questa ottica, le irregolarità degli scambi che noi dobbiamo riequilibrare, diventano le malattie funzionali e il modo di trattarle diventa la medicina funzionale



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