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Elisa in "Soundtrack ’96-’06" - 2006
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Gli ostacoli del cuore
C’è un principio di magia fra gli ostacoli del cuore mi si attacca volentieri fra una sera che non muore e una notte da scartare come un pacco di Natale. C’è un principio d’ironia nel tenere coccolati i pensieri più segreti e trovarli già svelati e a parlare ero io sono io che li ho prestati. Quante cose che non sai di me quante cose
che non puoi sapere quante cose da portare nel viaggio insieme. C’è un principio di allegria fra gli ostacoli del cuore che mi voglio meritare anche mentre guardo il mare mentre lascio naufragare un ridicolo pensiero… Quante cose che non sai di me quante cose devi meritare quante cose da buttare nel viaggio insieme. C’è un principio di energia che mi spinge a dondolare fra il mio dire ed il mio fare e sentire fa rumore fa rumore camminare fra gli ostacoli del cuore… Quante cose che non sai di me quante cose
che non vuoi sapere quante cose da buttare nel viaggio insieme.
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“Gli ostacoli del cuore”: sono le difficoltà di comunicazione che si incontrano normalmente in un rapporto di coppia. Il tempo che ci è regalato per vivere insieme è “una notte da scartare come un pacco di Natale”. È illusorio pretendere di conoscere in modo definitivo la persona che ci vive accanto. Ogni giorno, ogni istante possiamo togliere solo uno strato, un velo che ci separa dalla conoscenza dell’altro. Possiamo quasi dire che l’altro è come una scatola cinese, non è mai quello che appare subito! Il tempo del vivere assieme (un breve tratto di cammino o una vita intera) è la continua possibilità del nostro svelarci all’altro e viceversa. È un movimento di reciprocità che fa sì che due persone crescano nella conoscenza di sé: stando con l’altro non solo mi arricchisco dei suoi doni, ma imparo anche a conoscere meglio me stesso. L’altro mi svela a me stesso. Solo prendendo coscienza di quello che sono posso donarmi pienamente, diventando con l’altro una sola cosa. L’unità nella coppia si realizza quanto più cresce la comunicazione e si impara a condividere “i pensieri più segreti”, le convinzioni profonde, gli ideali e i sogni più veri che abitano il cuore. “Liberare la comunicazione” nella coppia, allora, è la strada per crescere nell’armonia e nella comunione. “Quante cose che non sai di me quante cose che non puoi sapere”: la bellezza dello stare insieme sta proprio nella consapevolezza che si rimane sempre un mistero l’uno per l’altro, che nell’altro c’è sempre una novità, un aspetto inedito da scoprire. Non si può pretendere di sapere tutto e subito di chi ci vive accanto, perché non è un oggetto ma una persona. Classificare l’altro e racchiuderlo in qualche definizione è ridurlo a una cosa. Il mistero dell’uomo, invece, è qualcosa di grande, perché è il riflesso del mistero di Dio, essendo egli fatto a Sua immagine e somiglianza. È il fascino del mistero che spinge ad aprirsi l’uno all’altra. La vita di coppia è un percorso fondato sulla fiducia reciproca e sul dialogo sincero. Fiducia e dialogo sono la base per costruire un rapporto duraturo e aprirsi alla comunicazione. Se non mi fido e non mi apro al dialogo rifiuto di mettermi in gioco, perché comunicare è un po’ rischiare, mettere a nudo una parte di se stessi. “quante cose devi meritare”: la comunicazione è una conquista reciproca e cresce sulla stima e sul rispetto. Costruirla ogni giorno, con fatica e pazienza, è l’impegno di ognuno. Coerenza e trasparenza sono garanzia di credibilità ed eliminano ogni ostacolo nella comunicazione. In questo senso comunicare è attuare una continua conversione. Più si è sinceri e più si cresce. “quante cose da buttare nel viaggio insieme”: vivere insieme è anche essere capaci di eliminare quegli ostacoli che rallentano o impediscono la comunicazione: l’arroganza, l’impazienza, la superficialità, l’incapacità di perdonare, certe vedute troppo limitate… Il cammino di coppia chiede una continua “potatura”. Amare l’altro/a significa anche rinunciare a una parte di sé, correggere i propri difetti che altrimenti costituirebbero un intralcio. “quante cose che non vuoi sapere”: quando la comunicazione si ferma a un livello superficiale non si fa nessun passo verso un rapporto maturo. Le coppie più felici e stabili sono quelle capaci di comunicare a un livello profondo, di condividere, oltre ai beni materiali, anche la ricchezza interiore, i valori che danno senso alla vita. Nella nostra cultura l’agnosticismo (il rifiuto del conoscere) e l’edonismo (la ricerca esasperata del piacere) hanno minato alle radici non solo l’esperienza di fede ma anche le relazioni di coppia. Una cultura impregnata così tanto di consumismo e materialismo ha ridotto l’uomo ad oggetto, a merce da comprare, a un prodotto “usa e getta”. Il messaggio della canzone è chiaro: è importante recuperare il dialogo e la comunicazione nel rapporto di coppia, rimuovendo quegli ostacoli che ne impediscono la crescita. Il segreto per riuscirci è fidarsi l’uno dell’altra, diventare credibili e veri, senza pretendere di conoscere tutto e subito dell’altro. Conoscersi è un cammino che ha bisogno di tempo e che avviene nella libertà di fronte al mistero che l’altro/a è.
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Per riflettere
* Quali sono gli ostacoli che normalmente ti impediscono di comunicare con gli altri? * Quali sono per te le condizioni per una vera comunicazione? * Nelle relazioni comunichi a livello profondo o solo superficiale? * Per te l’altro/a è un mistero da scoprire continuamente o una realtà da classificare e definire una volta per tutte?
Puoi ascoltare la canzone in streming sul sito | | HEAVEN OUT OF HELL (il brano è in streming sul player di questo Blog)
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So are you turning around your mind do you think the sun won't shine this time are you breathing only half of the air are you giving only half of a chance Don't you wanna shake because you love cry because you care feel 'cause you're alive sleep because you're tired
make heaven, heaven out of hell now...
Are you locked up in you counting the days oh how long untill you have your freedom just shake because you love cry because you care feel 'cause you're alive sleep because you're tired shake because you love bleed 'cause you got hurt die because you lived
make heaven, heaven out of hell now...
are you still turning around the same thing are you still trying that way are you still praying the same prayers are you still waiting for that same day to come
climbing the same mountain you're not getting higher you're running after yourself can't let go hiding in that place you don't wanna be you push happiness so far away but it comes back to give you all that you've given before to love you the way that you do, like a mirror look in the air 'n catch that boomerang can't fall anywhere else but in your own hands
and make heaven heaven out of hell now make heaven heaven out of hell now... make heaven, heaven out of hell now make heaven heaven out of hell now are you still waiting meke heaven heaven out of hell now are you still praying make heaven heaven out of hell now are you still losing make heaven heaven out of hell now make heaven heaven out of hell now I wanna fly because I dream dream dream
IL PARADISO DALL’INFERNO
Allora stai davvero tornando sulle tue decisioni? Sei davvero convinto che questa volta il sole non tornerà a splendere E ti manca il respiro Stai concedendo solo mezza possibilità Non vorresti sentirti scosso da un fremito amando Non vorresti piangere se perdi ciò a cui tieni Emozionarti perché sei vivo Dormire perché ti senti stanco
Fai nascere il paradiso dall’inferno, fallo ora
Ti sei imprigionato in te stesso Contando disperatamente i giorni che ti separano dalla tua libertà? L’unica cosa che devi fare è scuotere la tua anima se davvero ami Piangere per ciò a cui tieni Emozionarti perché sei vivo Lasciare che il sangue scorra se sei stato ferito Morire perché hai vissuto davvero
Stai ancora percorrendo la stessa strada pur sapendo che è sbagliata Stai ancora provando a risolvere tutto nella stessa maniera senza nessun risultato Stai ancora pregando per le stesse cose Stai ancora aspettando invano che arrivi quel giorno
Non sarà scalando le stesse impervie montagne che riuscirai a salire più in alto Stai scappando da te stessa Non puoi far finta di niente Nascondendoti nel posto in cui non vorresti mai trovarti Non fai altro che respingere la felicità il più lontano possibile da te ma lei ritorna Per restituirti tutto ciò che hai sempre dato Per restituirti l’amore come il riflesso di uno specchio Alza lo sguardo e afferra quel boomerang Non potrà che cadere nelle tue mani
Fai nascere il tuo paradiso dall’inferno Crea il paradiso dal tuo inferno Che cosa stai aspettando? Fai nascere il paradiso dall’inferno Stai ancora pregando Ma nonostante tutto stai ancora perdendo Crea il paradiso dall’inferno Ho voglia di volare Perché sogno sogno
CURIOSANDO TRA LE PAROLE... “Heaven out of hell” è solo una delle innumerevoli canzoni di Elisa in cui, dietro semplici vocaboli inglesi, si cela in realtà un universo di sensazioni che la cantautrice vuole trasmettere all’ascoltatore. La sua scelta lessicale è infatti tutto fuorché casuale: la lingua inglese che Elisa usa per la maggior parte delle sue canzoni rispecchia perfettamente la semplicità che la caratterizza e la rende unica, caratteristica che la lingua italiana, a suo dire, non soddisfa pienamente. In molti si trovano d’accordo con lei: chi non si troverebbe in difficoltà a dover tradurre semplici parole come “feel” o “shake” laddove i corrispondenti vocaboli italiani “sentire” e “muovere” lascerebbero piuttosto a desiderare? Lasciando ai posteri l’ardua sentenza è indiscutibile il fatto che, già dopo una prima rapida lettura, il testo di “heaven out of hell” arriva dritto al cuore del lettore, sia quest’ultimo un intenditore di lingua inglese o sia un perfetto profano: elisa riesce sempre a farsi capire! Irene Vecchiotti
IL PARADISO DALL’INFERNO Come dichiarato dalla stessa cantante,questo testo così forte e pregno di significato è dedicato a sua madre;sono parole commoventi che arrivano dritte al cuore,un messaggio disperato di una figlia che esorta la madre a reagire,che cerca di convincerla del fatto che si può avere di più,che si può arrivare alla felicità,basta combattere per ottenerla. Elisa descrive una persona stanca e demotivata,che ha creato con le sue stesse mani una prigione fatta di sogni e di illusioni. Una donna intrappolata in un limbo,condannata a convivere con una sensazione di perenne soffocamento,ma che preferisce chiudersi a chiave nella sua gabbia piuttosto che affrontare la dura realtà,che per lei è solo sinonimo di delusioni e sofferenze. La cantante sembra quasi non tollerare l’atteggiamento della donna,quasi come se lo considerasse una manifestazione di debolezza,un capovolgimento dei ruoli che una figlia non può sopportare. “ Fai nascere il paradiso dall’inferno, fallo ora.Ti sei imprigionato in te stesso contando disperatamente i giorni che ti separano dalla tua libertà?L’unica cosa che devi fare è scuotere la tua anima se davvero ami,piangere per ciò a cui tieni,emozionarti perché sei vivo….”. Questa canzone ha un testo semplice quanto profondo,si arriva al punto focale senza passare per inutili giri di parole:”Non sarà scalando le stesse impervie montagne che riuscirai a salire più in alto.Stai scappando da te stessa,non puoi far finta di niente,nascondendoti nel posto in cui non vorresti mai trovarti.”Elisa lancia un messaggio a tutti coloro che ascolteranno la sua canzone:nella vita bisogna saper rischiare,avere il coraggio di mettersi in gioco,perché ogni emozione vale la pena di essere vissuta,positiva o negativa che sia. Tutto dipende da noi,il nostro vero nemico è nella nostra mente,spesso respingiamo la felicità convinti di non meritarla e ci limitiamo a sopravvivere Si deve lottare contro i propri demoni,le proprie angosce,imparare dagli errori commessi,sperimentare,provare,assaporare tutto ciò che la vita ha da offrirci e lasciare che la felicità finalmente possa arrivare anche da noi ..Nei momenti di sconforto mi dedico sempre questa canzone: ha un qualcosa di magico;sarà che a cantarla è quel dolce folletto dalla voce fatata e sublime,sarà che solo leggendo il titolo trovo la forza per reagire,ma con me funziona davvero,e oggi volevo regalarla a tutti voi. Sabrina Morelli
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Sai cosa è successo oggi?
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Fiorella Mannoia in "Onda
tropicale" - 2006
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Vivo!
Precario, provvisorio,
dispersivo erroneo, transitorio, transitivo effimero, fugace e
passeggero. Ecco qui un vivo ecco qui… un vivo. Impuro,
imperfetto,
impermanente incerto,
incompleto, incostante instabile, variabile, emotivo. Ecco qui un
vivo ecco qui… E affrontando il traffico, del traffico equivoco il
tossico, del transito nocivo la droga e l’indigesto digestivo il male che
minaccia il corpo vivo la mente, il mal dell’ente collettivo il sangue, il
mal del sieropositivo. E affrontando queste realtà… Il vivo afferma,
fermo, affermativo “Quel che vale davvero
è restar vivo”. Vivo… è
esser vivo. Sospeso, non perfetto,
non completo non
soddisfatto mai,
né mai contento così
incompiuto e non definitivo. Ecco qui un vivo …eccomi!
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“Precario,
provvisorio, transitorio, transitivo, effimero, fugace e passeggero”:
è la situazione dell’uomo, viandante e nomade, sempre costretto a piantare
“oltre” la sua tenda. È una verità biblica. Emblematica è la figura di Abramo
che, chiamato da Dio a lasciare la sua terra e la casa di suo padre, intraprende
un viaggio che lo porterà a spostarsi continuamente verso “l’oltre” di Dio (Gn
12,1-9). La società di oggi è in continuo mutamento e questa instabilità la
viviamo sulla nostra pelle (precarietà e mobilità nel mondo del lavoro…). È
importante imparare a metterci sempre in gioco, ad aprirci al nuovo e a
ridefinire noi stessi per affrontare con coraggio e consapevolezza ogni nuova
situazione. “La vita, infatti, non è un cammino semplice e lineare lungo il
quale possiamo procedere liberamente e senza intoppi, ma piuttosto un intricato
labirinto attraverso il quale dobbiamo trovare la nostra strada. Spesso smarriti
e confusi, talvolta imprigionati in un vicolo cieco. Ma sempre, se abbiamo fede,
si aprirà una porta: forse non quella che ci saremmo aspettati, ma certamente
quella che alla fine si rivelerà la migliore per noi” (A. J. Cronin). “dispersivo, erroneo, effimero”: quante energie
sprechiamo a rincorrere cose inutili lasciandoci ipnotizzare da ciò che è
sensibile, materiale, immediatamente gratificante! La ricerca del piacere,
assunto a valore assoluto, guida le relazioni sociali, la vita familiare,
lavorativa, il tempo libero… È importante unificare la vita, su un punto fermo
che ne sia il “centro di gravità permanente”, che dia senso a quello che
facciamo. Senza un “centro” la vita si disperde in mille rivoli. “Impuro, imperfetto, impermanente”: è la nostra
condizione di creature fragili, deboli. Il male, il peccato sono dentro di noi.
Nessuno è perfetto: “Signore, non chiamare in giudizio il tuo servo perché
nessun vivente davanti a te è giusto” (Sal 143,2). La consapevolezza
dell’imperfezione non deve condurci all’immobilismo né alla rassegnazione ma
deve diventare il primo passo per dare una sterzata alla nostra vita.
L’esperienza di s. Paolo ci è di esempio quando dice: “Se uno vive in Cristo è
una creatura nuova, le cose di prima sono passate, ne sono nate di nuove” (2Cor
5,17). “affrontando il traffico… il tossico… la droga…
il male che minaccia il corpo vivo… il sangue”: la vita quotidiana ci
pone problemi enormi. Il traffico congestiona le città e inquina, mettendo in
pericolo la salute; la schiavitù della droga distrugge tante giovani vite e la
serenità delle loro famiglie; le malattie, lievi o molto gravi, sono una
minaccia al nostro corpo… “Quel che vale davvero è
restare vivo”: tra queste realtà è importante non mollare e difendere
a tutti i costi il grande valore della vita, di ogni vita. La qualità della vita
fisica potrebbe essere migliore se ci impegnassimo a non sprecare risorse e a
condividerle, a trovare fonti di energia meno inquinanti, a combattere le
dipendenze da droga e alcool, a garantire a tutti, soprattutto ai Paesi poveri,
il diritto alla cura e alla salute… Anche la vita spirituale potrebbe migliorare
dedicando più tempo alla nostra interiorità, più spazio alla formazione
personale, alla preghiera… “…non soddisfatto mai, né
mai contento così incompiuto e non definitivo”: siamo sempre alla
ricerca della pienezza, della felicità. La tensione verso “l’oltre” è
profondamente radicata in noi e ci accompagna per tutta la vita. Molte cose
possono darci il senso della felicità, ma la felicità non è fatta di
soddisfazioni superficiali o di cose materiali, e non è neppure una questione di
soldi. Molti, pur avendo tutto, non sono veramente felici. Il denaro, da solo,
non ha mai fatto felice nessuno! La felicità ha radici più profonde, se la
cerchi sforzati di vivere una vita spirituale autentica, impara a mettere Dio al
centro delle tue scelte perché solo Lui può colmare la tua sete di felicità. E
non è un’impresa impossibile o riservata a pochi... S. Agostino è un
esempio: dopo aver inseguito per 30 anni la felicità nei piaceri della vita,
rimanendone profondamente deluso, arriva a dire: “Signore, tu ci hai fatti per
te e il nostro cuore trova pace solo quando riposa in te”.
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Per
riflettere
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La vita, le situazioni ti chiedono di “ridefinirti”: come affronti le
novità? * Cosa guida la tua vita: il piacere, l’avere, il dare, il
condividere, la ricerca di te stesso, la fede in Dio? * Oltre a curare la
vita materiale, curi anche la qualità della vita spirituale? Sai coltivare la
tua interiorità? * Dove cerchi la tua felicità? | |
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QUANDO FINISCE IL MALE (RENATO ZERO)
Ecco che spunta il male anche da una carezza può sprigionarsi e degenerare a volte basta un no.
E come cresce il male con futili bugie se la fiducia brilla di strane fantasie.
Il male ci allontana qualunque male sia e se arrivasse all'anima che guaio amica mia. La forza di un sorriso certo ci guarirà anche se il male con il buio un'intesa stringerà.
E su, e su, e su, non cedere non puoi permettergli di vincere. Male è, il male che tu fai a te. Soli, soli mai... Quando finisce il male siamo più forti noi.
Tocca pure ai giganti di piegarsi davanti a lui il male non ti risparmi qualunque faccia hai.
Ma teme le alleanze e sfugge l'unità per questo se incontra amore ui si polverizzerà. Tenta di indeboire ogni difesa tua. E' a rassegnazione il peggiore male che ci sia.
E su, e su, e su, aiutiamoci ci sentiremo meno inutili su e su finchè si può c'è ancora tanto mondo sai ma soli mai! Quando finisce il male quanto più amore in noi.
Un pezzo di questa canzone mi è arrivata da un mio amico tanto tempo fa e l'ho vista rileggendo i vecchi messaggi dei miei amici... lo faccio quando voglio un po' di luce... e mi ha colpito particolarmente e allora l'ho cercata e eccomi qui a commentarla, a dire ciò che ha suscitato in me... Parla del male, ma ci sono penso delle frasi veramente bellissime ad iniziare da quando dice che il male può spuntare anche da una carezza, strana idea, insomma in genere la carezza è intesa sempre come senso positivo. Non so esattamente cosa intenda Renato Zero, ma a me vengono in mente due tipi di carezze negative, quelle false, quelle che non sono vere, quelle che servono più che altro per ingannare, per illudere, ma forse ancora di più il fatto che il bene non è sempre fatto di carezze, a volte le cose vanno anche dette con forza, con energia ribadite, proprio perchè importanti, insomma anche Gesù a rivoltato i banchi di coloro che profanavano la casa di Dio, non ha usato sempre carezze... "E come cresce il male con futili bugie" bellissima questa, anche perchè mi sembra che la bugia spesso non sia più neanche considerata tanto un male, invece significa ingannare il nostro prossimo, significa annunciare il contrario di ciò che dovremmo annunciare, noi che ci diciamo annunciatori della Verità, non possiamo vivere di menzogne... "Il male ci allontana, qualunque male sia... male è, il male che tu fai a te" anche questa mi piace tantissimo. Perchè bisogna evitare il male? Perchè abbiamo scelto di seguire il bene, e di portare il bene al mondo, ma anche perchè se noi facciamo il male siamo noi i primi a rimetterci, per questo ci allontana da Dio il male, non perchè Dio si allontani da noi, lui anzi immagino che come la pecorella smarrita mi viene a cercare ogni volta che fuggo, ma il problema è che sono io che dal Bene, da Dio, mi volgo al male e allora non lo vedo più e mi allontano da lui... Male è quindi soprattutto quello che facciamo a noi, questo contenuto della canzone mi affascina veramente. La parte più grave del male che facciamo non sta nell'atto esteriore, ma nell'interno di noi, nel nostro volgerci al male, volgersi dalla parte opposta di colui che ci dà la felicità... Masochisti? eh un po'... Il male non risparmia nessuno poi dice la canzone, tutti devono affrontarlo e decidere di seguire il bene, anche i santi l'hanno affrontato e ce lo troviamo davanti ogni momento in modo che possiamo dire un si continuo al bene e un rifiuto continuo del male. Ma il male così forte a volte, difficile da superare, può essere vinto? Renato propone un sorriso come esempio di qualcosa che vince sul mare, la forza di un sorriso farà luce sul suo buio, a me è successo, il sorriso di chi credeva in lui, mi ha portato al corso e mi ha portato a fare luce nel mio buio. E poi forse c'è il pezzo più bello... il male è divisione, per questo fugge le alleanze, fugge le unioni, fugge l'amore, perchè vincono, perchè lo distruggono, lo disintegrano, Renato dice che l'amore lo "polverizzerà"... Il male continua a cercare di indebolirci, al contrario del bene che ci rafforza e così Renato dice che il peggiore male è la rassegnazione e forse ha ragione, è quella che manca di uno dei più grandi doni del cristiano, uno dei più grandi regali che gli ha portato Gesù in pieno: la speranza. La disperazione, la rassegnazione, sono privi di una via di uscita, si è chiusi dentro un buio che non ha brezze per far entrare un filo di luce che riporti speranza... "aiutiamoci, ci sentiremo meno inutili", la gioia del servire, una convivenza che stiamo organizzando avrà come titolo proprio questo la gioia del servire... Ci sentiremo meno inutili, qui si che realizzeremo noi stessi, nel servizio nell'aiutarci l'un l'altro e nel crescere l'ul l'altro... quando finisce il male il nostro cuore si riempie di amore, e l'amore è gioia, e questo ci dona la felicità... penso sia veramente stupenda questa canzone...
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Tourniquet
Artista: Evanescence Titolo: Tourniquet Titolo Tradotto: Laccio Emostatico
Ho provato ad uccidere il dolore ma ne ho solo attirato dell'altro giaccio morente e sto versando rimorsi e tradimenti rosso sangue sto morendo, pregando, sanguinando e urlando sono troppo persa per essere salvata? sono troppo persa?
il mio Dio, il mio laccio emostatico restituiscimi la salvezza il mio Dio, il mio laccio emostatico restituiscimi la salvezza
ti ricordi di me? perduta per così a lungo sarai dall'altra parte o ti scorderai di me? sto morendo, pregando, sanguinando e urlando sono troppo persa per essere salvata? sono troppo persa?
il mio Dio, il mio laccio emostatico restituiscimi la salvezza il mio Dio, il mio laccio emostatico restituiscimi la salvezza
Voglio morire
il mio Dio, il mio laccio emostatico restituiscimi la salvezza il mio Dio, il mio laccio emostatico restituiscimi la salvezza......................
Tratta da Fallen, l'album che ha lanciato gli Evanescence, questo testo vive di un paragone ardito, ma interessante. Dio è paragonato al laccio emostatico, vista così sembra quasi una bestemmia..........ma se leghiamo queta affermazione alla prima parte del testo, ci accorgiamo che "Amy lee" scrive: sono troppo persa per essere salvata? E' un canto di disperazione di una persona che prova ed ha provato tanto dolore, è disperata......penso : si è infilata nel mondo delle siringhe...........Allora il laccio emostatico è la salvezza poichè evita l’emorragia....... Certo avrebbe potuto trovare altri paragoni per descrivere la salvezza, è cmq un tentativo interssante.
Hai sempre tutte le risposte? Sfida gli amici con Duell Live!
Maledette malelingue Ivan Graziani & Camaleonti
(1994)

Lo sai cosa fa lo sai con chi va e con chi si vede il pomeriggio dopo palestra verso le sei lei sale da lui all'ultimo piano lei va da quell'uomo un uomo maturo si dice sposato tanto più grande di lei Ma cosa faranno ma cosa diranno per più di due ore si toccheranno si baceranno ah! se suo padre sapesse qualcuno di noi con un po' di coraggio glielo devo dire e che diamine qua ci vuole sicuro un po' di moralità Ma la gente non lo sa che... Federica ha quindici anni anche se una donna è così la gente vede il male anche dove non ce n'è. Lei sta coi grandi e non frequenta quelli della sua età. Oh! maledette malelingue la gente la distruggerà la gente la distruggerà SI dice che sì si dice che no.. Hhuh... Ma! Vedrai vedrai vedrai qualcosa ci
sarà metti la paglia sul fuoco e un incendio poi scoppierà lui l' hanno cacciato allontanato in un'altra città E si dice che a lei suo padre le ha date di santa ragione adesso sta chiusa in casa e per un bel pezzo non uscirà con un po' di coraggio certe puttane vanno punite e che diamine qua ci vuole sicuro un po' di moralità ma la gente non lo sa che... Federica ha quindici anni anche se una donna è così la gente vede il male anche dove non ce n'è. Lei sta coi grandi e non frequenta quelli della sua età Oh! maledette malelingue la gente la distruggerà Oh! maledette malelingue la gente la distruggerà la gente la distruggerà...
Le malelingue, una canzone di protesta contro la gente che è pronta a fare giudizi affrettati "Così la gente vede il male anche dove non ce n'è!" Per noi cristiani non è una rivelazione anche Gesù ha detto di non giudicare! Non è solo questo però questa canzone ci lascia un altro messaggio non credere a qualunque voce cattiva! Le cose vengono cambiate passando di voce in voce oppure una persona molto sospettosa potrebbe vedere in un normale gesto qualcosa di negativo! Così si fantastica e la studentessa che va a casa di un uomo sposato fa scatenare la gente pronta a fare già la trama della realtà! Una realtà che può essere diversa dal film che loro hanno ideato nella loro mente! Difficile giudicare in pieno le persone perchè dovremmo conoscerle anche dentro conoscere quello che pensano quello che hanno passato, e questo lo può sapere
solo Dio! Push the button! Crea il tuo blog e fatti vedere...
Storia del gruppo

Gli inizi
Il gruppo fu fondato dalla vocalist Amy Lee , dall'ex chitarrista Ben Moody e dall'amico David Hodges. I primi due si sarebbero incontrati in un campo giovani in
Arkansas, dove Moody ascoltò Lee suonare I'd Do Anything For Love (But I Won't Do That) di Meat Loaf al piano; ma Amy Lee ha recentemente smentito, in un'intervista rilasciata a Rolling Stone: "Basta con quella diceria, non ho mai suonato pezzi di Meat Loaf e non credo lo farò mai. Non sarei qui se le canzoni non sapessi scriverle da sola"Avrebbero poi scoperto di condividere una passione per Jimi Hendrix e Björk, iniziando così a scrivere canzoni insieme.
Per un po' di tempo non trovarono altri musicisti con cui suonare e, non avendo i fondi necessari a pagare un'assistenza professionale, non poterono esibirsi dal vivo. Comunque una delle loro canzoni, intitolata Understanding trovò posto nelle classifiche locali, e fece lievitare le richieste di esibizioni dal vivo. Quando finalmente la band riuscì ad esibirsi, diventò una delle più popolari della zona.
La band prende il nome dalla parola evanescenza, che è comunemente definita come "lo stato o l'atto di svanire". Inizialmente considerata da molti parte della scena del rock cristiano - e per un breve periodo di tempo promossa nei negozi cristiani - la band si è allontanata da tale classificazione.
Il loro primo album, Origin (2000) pubblicato dalla BigWig Enterprise , è relativamente sconosciuto; precedentemente pubblicarono alcuni EP, nel 1998 e 1999, anch'essi meno conosciuti, comunque molto ricercati dai collezionisti.
Gli EP contengono le versioni demo dei pezzi contenuti nei loro successivi album. Comunque, Amy Lee stessa non li considera dei veri album, quanto piuttosto un insieme di demo (alcune delle quali, afferma, non hanno un'esecuzione perfetta) che furono inviate a case discografiche. In risposta, durante un'intervista, Lee ha incoraggiato i fan a scaricare le canzoni più vecchie della band tramite Internet.
Il dibattito sul loro genere
Parte dei fan e della critica sostiene che le canzoni della band possano essere inquadrate nel genere gothic rock, ed in parte è vero, in parte si delinea una inquadratura pop. Molte di queste canzoni si concentrano sui momenti negativi della vita e su temi oscuri, come l'amore perduto, la solitudine e la morte. Il pianoforte gioca un ruolo importante nella maggior parte dei loro pezzi.
Alcuni critici hanno accusato gli Evanescence di non essere dei musicisti gothic metal ma piuttosto una band che suona pop. Amy Lee comunque non dà molta importanza a quelle che ritiene etichette, e rifiuta di categorizzare e mettere dentro uno schema definito la musica della band, credendo che gli Evanescence abbiano "un suono unico".
Da alcune riviste di settore sono spesso paragonati ad alcune band nu metal, ma alcuni fan trovano questa comparazione riduttiva perché si basa solamente sul loro primi due singoli, "Bring Me To Life" e "Going Under". Gli Evanescence sono anche stati paragonati anche a gruppi come i Lacuna Coil, i Nightwish e i Within Temptation, che hanno donne come vocalist e che sono anch'essi generalmente annoverati nel genere gothic. Nonostante il vecchio genere gothic sia prettamente inquadrato nel New Wave. Push the button! Crea il tuo blog e fatti vedere...
IL FIGLIO DEL DOLORE (A.Celentano)
Tu mi sfondavi col tuo corpo mentre due dei tuoi si divertivano a tenere larghe le mie gambe e ogni volta che spingevi con rabbia lo facevi mentre di dentro morivo dal dolore! Con uno straccio in bocca fermavi le mie grida e quando poi esausto da me sei uscito a turno i tuoi compagni han ricominciato tu ridevi mentre sanguinavo! La tua malvagita nel mio grembo morirà perchè è proprio dal mio grembo che rinascerai, e mentre in cuor mio per sempre morirai come un fiore dal mio grembo tu rinascerai!
Tu vuoi far nascere colui che giudicherà chi violentò la mamma sua nel giorno che lo concepì io guardarlo non potrò se un dì mi chiamerà e mi racconterà che lui è figlio mio, lui mi disprezzerà e io maledirò il giorno che la madre mia mi partorì e mi abbandonerà e non avrà pietà per le lacrime che io verserò!
Tu gli racconterai che tu non eri tu ma solo il frutto di quell'odio di chi amare non sa, figlio mio gli dirai la mia malvagità morì quel giorno che nascesti nascesti tu e gli dirai che tu pagherai i tuoi crimini di fronte agli uomini e poi davanti a Dio, così lui capirà che il suo vivere è il seme di un amore che germoglierà e l'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se! E l'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se! E l'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se! E l'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se! E l'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se! L'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se! L'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se!
"E l'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se!" la frase finale ripetuta così fino a smorzarla piano piano dopo una canzone che tiene il fiato sospeso, l'immagine è chiara la violenza peggiore di tutte il rovinare la cosa più dolce che esista l'amore, pensate alle volte che anche noi gli togliamo la dolcezza l'amore lasciandolo solamente frutto di piacere, magari solo a parole ma lo rendiamo un piacere personale e non il frutto della dolcezza dell'amore, rovinando così le cose belle come spesso siamo abituati a fare! Rendendo ridicolo chi difende la pace e facendo monumenti ai grandi combattenti a chi con la forza si fa rispettare! C'è come una sorta di odio verso il bello verso la dolcezza! Una canzone bellissima ci porta a vivere questa storia, la violenza degli uomini che pensano al piacere di loro stessi che cercano piacere nella violenza e non nell'amore e compiono un atto che è tra i peggiori frutti dell'odio che si possa avere! Ma da questo atto nascerà un bambino figlio della violenza porterà amore! Figlio della violenza la fermerà, figlio della violenza la vincerà! "mentre in cuor mio per sempre morirai come un fiore dal mio grembo tu rinascerai!"! E poi c'è quest'altra frase stupenda "tu non eri tu ma solo il frutto di quell'odio di chi amare non sa" tutti noi siamo destinati a essere amore ma no era oscurato dall'odio quell'amore e quindi un frutto di quell'odio di quel ripudio verso l'amore! E' davvero una canzone piena di sentimento parla della malvagità dell'uomo che riesce a essere peggiore degli animali ma poi c'è la speranza come in ogni canzone dove c'è secondo me,un messaggio Cristiano ed è il futuro questa speranza "E l'odio finirà solamente se gli uomini sapran risorgere dentro di se!"! Il sottofondo musicale è quello della guerra quale migliore esempio di odio? Ma anche qui c'è la speranza, la speranza del cristiano!
Dedicato a tutti quelli che non riescono ad uscire dalla rete di desideri che altri hanno proiettati su di loro.
bel testo.........ed anche discreta musica ....la ascoltate sul mio blog
Artista: Linkin Park
Titolo: Numb
Titolo Tradotto: Intorpidito
Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia
Sentendomi così sleale, perso sotto la superficie
Non so cosa ti aspetti da me
mi tieni sotto pressione per assomigliarti
(Intrappolato nella risacca, esattamente intrappolato nella risacca)
ogni passo che faccio è un altro errore per te
(Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)
Sono diventato così intorpidito
Non riesco più a sentirti lì
Diventato così stanco
Così tanto più consapevole
di quel che che sto diventando
Tutto quello che desidero fare
è essere più come me
e meno come te
Non vedi che mi stai soffocando
Tenendomi troppo stretto, per la paura di perdere il controllo
Perchè quello che hai pensato io potessi essere
E' crollato esattamente di fronte a te
(Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)
ogni passo che faccio è un altro errore per te
(Intrappolati nella risacca, noi siamo esattamente intrappolati nella risacca)
E ogni secondo che spreco è più di quelli che mi posso permettere
Sono diventato così intorpidito
Non riesco più a sentirti lì
Diventato così stanco
Così tanto più consapevole
di quel che che sto diventando
Tutto quello che desidero fare
è essere più come me
e meno come te
E so che potrebbe darsi che anche io fallisca
ma so che tu eri esattamente come me
Con qualcuno deluso da te
Sono diventato così intorpidito
Non riesco più a sentirti lì
Diventato così stanco
Così tanto più consapevole
di quel che che sto diventando
Tutto quello che desidero fare
è essere più come me
e meno come te
Sono diventato così intorpidito
Non riesco più a sentirti lì
Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia
Sono diventato così intorpidito
Non riesco più a sentirti lì
Mi sono stancato di essere ciò che desideri io sia A chi servissero nuovi moduli di Taizè consiglio questo sito
si possono ascoltare parecchi pezzi oppure comprare il cd
Hola Buona Domenica
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