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Solidarietà e Sport Lunedì 2 Febbraio 2009 ore 20.oo l'Azione Cattolica di Bellaria presenta la Va edizione di: SPORT E SOLIDARIETA' programma della serata: presenta Andrea Prada Cena insieme Tombole con premi a tema sportivo Lotteria con premi sportivi per tutti Aste di maglie originali offerte da importanti società calcistiche Saranno presenti alla serata alcuni calciatori professionisti Il ricavato sarà devoluto a favore dell' Associazione Papa Giovanni XXIII, in particolare alla missionaria di Bellaria Sara Foschi quote 20 euro per adulti 10 euro ragazzi fino a 15 anni prenotazioni Filippo 3392152404 Mauro 3490890930 Giovanna 3492853271 Stefania 3471209833 Cristina 3393480806 ![]() Per ritrovare ragioni di speranza'Per ritrovare ragioni di speranza'. Il Vescovo interviene su senzatetto"Per ritrovare insieme ragioni di speranza e di impegno educativo". Così il Vescovo di Rimini, monsignor FrancescoLambiasi, titola la sua riflessione sul fermo dei quattro ragazzi accusati del tentato omicidio di Andrea Severi. L'intervento del Vescovo:
grazie a tutti per i commenti Amici, grazie a tutti per i commenti e per le bellissime risposte........rispondo ad alcuni degli interventi per Cristina Ciao Cristina....mi spiace sentire che stai male ed hai il cuore ferito, ti ricordo sempre nella preghiera, e credo che sia proprio quel Dio che tu dici essere assente a ricordarmelo, cmq non voglio convincerti di questo, volevo solo fartelo presente, per me è naturale, volti e nomi di persone che sono nel bisogno la sera prima di andare a letto mi passano in rassegna nella mente. Riprendo alcune tue provocazioni, scrivi: viviamo in una socetà dove vince il più forte....ritorno nel mio mondo, magari meno luminoso, ma son certa che sarà difficile ferirmi....abbraccio le loro armi...egoismo ,superficialità,esteriorità....BASTA NON VOGLIO PIU CREDERCI.... mi pongo alcune domande 1. Chi è il più forte in senso vero ? Chi ama veramente è un forte..... 2. Cosa vincono i forti della nostra epoca? Forse qualche premio in danaro? Io conosco tanti perdenti.......pochi vincenti veri 3. .egoismo ,superficialità,esteriorità. portano alla pienezza di se stessi, non alla felicità, forse ad una felicità apparente, ma in fondo ti svuotano dentro, non credo che queste tre cose siano una cura alla tua inquietudine C'è vita solo dove c'è amore. La vita senza amore è morte. La legge dell'amore governa il mondo. Se c'è nel cuore umano un amore puro, tutto il resto segue automaticamente e il campo del servizio è illimitato. Se si aprono le porte del cuore tutto può entrarvi. ............ detto da uno che soffriva abbastanza, ma che non era per nulla triste!!! (Gandhi) per Sara sono gli Huga Flame, quelli che mi hai fatto ascoltare vero? Ho scaricato l'ultimo disco, secondo me si sono banalizzati, all'inizio toccavano temi più tosti...come quelli dei due testi che mi hai proposto...li riascolterò meglio, e cercherò di usarli a scuola. Credo cmq che rispondano in maniera troppo semplice a tanti temi, che in fondo sono più complessi di quello che sembra!!! Se vuoi contattami personalmente per le altre cose........ UN ABBRACCIONE DI CUORE A TUTTI
“Giovani, andate controcorrente!”Omelia del Vescovo per la GMG 2008
domenica 20 luglio 2008 La capitale del “divertimentificio” starebbe diventando l’epicentro del “deprimentificio”: questa la sorte della nostra città, secondo un quotidiano locale di qualche giorno fa, in base alla escalation della vendita degli anti-depressivi, in sensibile aumento tra i giovani. Il fenomeno viene spiegato con il fatto che Rimini è “una città in cui bisogna apparire e, dovendo apparire, si genera una corsa ad un’apparenza che va sostenuta con il look, l’immagine e quant’altro”. È così: l’ansia di avere-potere-piacere genera un accanimento del desiderio che, a forza di volere sempre di più, si ritorce fatalmente in insoddisfazione e frustrazione, le tetre anticamere della depressione. Depressione: la chiamano il male oscuro, il tunnel dell’anima, l’epidemia del Terzo Millennio. Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità affermano che nel 2020 diventerà la seconda causa di disabilità nel mondo, esattamente come le malattie cardiovascolari. Intanto in Italia ne è colpita una persona su quattro; negli USA otto ragazzi su cento, al punto che si parla di Teen Depression. Anche da noi sono soprattutto i giovani a soffrire di depressione, dicono sociologi e psicologi che li hanno in cura. Mentre invece sarebbe proprio la generazione giovane a dover portare il fresco sorriso della vita in una società invecchiata troppo in fretta e avvitata su se stessa. Perché? quali pestiferi bacilli intossicano la vita delle nuove generazioni? Ma non vi ho convocato qui per invitarvi a riflettere direttamente su queste domande. Ne ricavo semplicemente l’input per chiedermi con voi: qual è il contributo più valido che voi giovani credenti potete dare a questa nostra società obesa e depressa? Anticipo la risposta: è la forza imbattibile della vostra gioia. 1. Partiamo da s. Paolo. Nella lettera ai Romani scrive: “Lo Spirito di Cristo viene in aiuto alla nostra debolezza”. E il Papa, in occasione di questa XXIII GMG, ci ha rilanciato l’ultima promessa del Risorto ai discepoli. “Avrete forza dallo Spirito Santo”. Debolezza-forza: tra questi due estremi scorre tutta intera la più piccola e la più grande di tutte le storie: la storia di Gesù di Nazaret. Riandiamo all’inizio della sua vicenda pubblica. Appena ricevuto lo Spirito Santo nel battesimo al Giordano, Gesù si reca nel deserto dove è sottoposto all’incantesimo ammaliante di Satana. Il Tentatore gli prospetta un messianismo trionfalistico, fatto di prosperità terrena (trasformare le pietre in pane), un messianismo di audience guadagnata al prezzo stracciato di miracoli strabilianti (come lanciarsi dall’alto del tempio, in caduta libera, senza rete di protezione) fino a conquistare il dominio politico di tutte le nazioni. Ma Gesù ha detto di no alla facile abbondanza materiale, all’ambigua popolarità, all’ambizione del potere temporale, e ha detto di sì all’umile servizio, al dono di sé, alla croce. Come ha fatto Gesù a resistere al miraggio seducente dei miti correnti e ricorrenti del benessere, del dominio, del successo? La risposta è chiara: grazie alla forza dello Spirito Santo, che aveva appena ricevuto nel battesimo. Ma non solo il prologo nel deserto della Giudea: è tutta l’attività pubblica di Gesù ad essere animata e movimentata – dovremmo dire “dinamizzata” - dalla dynamis (= forza, potenza) dello Spirito Santo. L’evangelista Luca salda così l’episodio delle tentazioni nel deserto con i felici inizi della predicazione in Galilea: “Gesù ritornò in Galilea con la forza dello Spirito Santo” (Lc 4,14). E da allora in avanti tutto il cammino del giovane Messia ha avuto “per compagno inseparabile lo Spirito Santo” (s. Ireneo).
2. Cari giovani, anche voi dovete lottare contro la subdola seduzione dei miti scintillanti che oggi stregano il cuore di molti. Il primo è il mito dell’edonismo, della esaltazione del libero godimento individuale, del piacere sempre e comunque, che svincola la sessualità da ogni norma morale oggettiva, riducendola spesso a gioco e consumo, e indulgendo con la complicità dei mezzi di comunicazione sociale a una sorta di idolatria dell’istinto. La rivoluzione sessuale aveva promesso di renderci più felici, più realizzati, più vivi. Ma questa felicità dov’è andata a finire? Di fatto si è verificata una scissione tra corporeità e affettività: il partner è diventato un semplice strumento del proprio appagamento momentaneo; la sessualità si è trasformata in tecnica. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: gravidanze in età sempre più acerba; rapporti di coppia sempre più brevi e irresponsabili; donne frustrate dall’impossibilità di esprimere la propria emotività; uomini che scorrazzano in un mondo che non gli chiede mai di diventare adulti. È questo che si voleva ottenere con la proclamata libertà sessuale? Il sesso “mordi e fuggi”? Questa non è cultura di amore e di vita; è la cultura del nulla: è cultura di morte. È l’aria ammorbante di una società, che s. Paolo definirebbe “senza cuore” (cfr Rm 1,31).
Una seconda sfida è rappresentata dal mito dell’immagine. È una vera e propria sindrome della “vetrinite”: apparire per non morire. Si tratta di una patologia che fa strage tra gli adulti, ma anche tra i giovani. Ecco un sintomo attendibile: al primo incontro con una persona, se ne fa una “radiografia” istantanea in base alle griffes della borsa, della cinta o delle scarpe da tennis. Così, invece di essere malvisti, non si viene proprio visti, perché alla fine si è tutti uguali. Ma non è triste ripetere le scelte della massa? Una quindicenne rispondeva tranciante: “I cantanti, i calciatori, le attrici, la gente che sta in TV, loro sì esistono veramente e fanno quello che vogliono. Ma tutti gli altri non sono niente e non saranno mai niente. Io l’ho capito fin da quando ero piccola così. La nostra vita sarà inutile. Mi fanno ridere le mie amiche che discutono se nella loro comitiva è meglio il ragazzo moro o quell’altro biondo. Non cambia niente, sono due nullità identiche. Noi possiamo solo comprarci dei jeans uguali a quelli degli altri, non abbiamo nessuna speranza di distinguerci. Noi siamo la massa informe”. Capite, amici: questa è la sottocultura televisiva, ma non è solo colpa della TV. Nelle parole disperate e stroncanti della ragazzina c’è l’eco del filosofo Nietszche: l’uomo o è un super-uomo o è un nulla. C’è l’eco anche di un altro pensatore, Sartre: l’uomo è ciò che fa, e dunque se non fa nulla di grande e di grandioso, non vale niente. La generazione delle nipotine di nonni educati al risparmio, dei figli dei padri cresciuti nel boom economico, sembra destinata dall’industria dei consumi a rimanere sola davanti alla musica malandrina di sirene che puntano solo a spolparli, e appare condannata a non pretendere dagli adulti nient’altro che mantenimento - abbigliamento - divertimento. Chi aiuterà i nostri giovanissimi a non lasciarsi inghiottire dalle sabbie mobili del nichilismo, di questa assenza di sogni e di ideali?
Il terzo è il mito dello sballo. Anche questo è diventato uno status symbol: se al sabato sera non ti fai sette, otto drinks e superalcolici, se non ti rimbambisci con musica assordante che ti isola dagli altri che stanno a dieci centimetri dalla tua pelle, se non prolunghi l’uscita serale fino alla colazione del giorno dopo, allora vieni etichettato come quello che non sa divertirsi. Per non parlare della disinvoltura con cui si fa uso di droghe, dai “fumi” in su. Uno sballo, che rende spietatamente più soli e più tristi. Questo è il massimo di libertà che vi viene concesso da una società che si struttura attorno alla violenza, al denaro, al cinismo, alla brutalità: la libertà di eccitare a dismisura i desideri, di accelerare i tempi fino alla frenesia, di cancellare ogni pazienza, e di esaltare sempre e comunque una trasgressione senza scopi e senza scrupoli. Domanda: cos’è la libertà? è la possibilità di deprimersi nell’autonullificazione o è la capacità di esprimersi nel dono di sé? Meno di un mese fa, il Papa nell’udienza generale del mercoledì si chiedeva: qual è il massimo della libertà: è il dire “no” o il “dire “sì”? e rispondeva:
“Solo nel ‘sì’ l’uomo diventa realmente se stesso; sono nella grande apertura del ‘sì’, nella unificazione della sua volontà con la volontà divina, l’uomo diventa immensamente aperto, diventa ‘divino’. Essere come Dio era il desiderio di Adamo, cioè essere completamente libero. Ma non è divino, non è completamente libero l’uomo che si chiude in se stesso; lo è uscendo da sé, è nel sì che diventa libero” (25 giugno 2008).
Certo, se la libertà è questa “capacità del sì”, nessun uomo nel cammino della vita può mai andare… in automatico!
3. Cari ragazzi e ragazze, mi sono dilungato a descrivere una situazione in corso, che voi conoscete meglio di me, ma l’ho fatto apposta per ricavarne una domanda inevitabile, anche se retorica: ma è vita questa? E allora chi vi darà la forza per ribellarvi, per andare controcorrente, per vincere le seduzioni del Maligno? Il papa ci riconsegna oggi la promessa di Gesù risorto: “Avrete forza dallo Spirito Santo”. Ci domandiamo: ma in che modo lo Spirito Santo ci dona la sua forza per superare la nostra debolezza? Ecco la risposta: facendoci rivivere “gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”. Sì, è con la forza dello Spirito Santo che “Cristo non cercò di piacere a se stesso” (Rm 15,3); si donò a noi “mentre eravamo ancora peccatori” (Rm 5,6); “da ricco che era, si è fatto povero per noi” (2Cor 8,9); “pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo la condizione di servo, diventando simile agli uomini; umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,6ss). Se nel battesimo ci viene donato lo stesso Spirito di Cristo e nella cresima questo dono ci viene confermato, allora possiamo stare sereni: è lo stesso Spirito di Cristo che ci fa vivere con la forza di Cristo e secondo il suo stile.
La tradizione monastica riassumerà questa vita di Cristo secondo lo Spirito in tre parole “povertà-castità-obbedienza”. Queste parole non valgono solo per frati e suore, sono nel DNA di ogni cristiano. È interessante notare che esse sono state riprese dalla regola di base di molte comunità terapeutiche per il recupero dei tossicodipendenti. Ma se funziona per il recupero, non può funzionare anche per la prevenzione? In positivo, vorrei mostrare come la povertà sia la risposta alla sfida che viene dal mito dell’immagine; la castità al mito del piacere; l’obbedienza a quello della trasgressione e dello sballo. Però mi manca il tempo, ma forse più che tanti ragionamenti, basterebbe citare alcuni nomi di una litania di santi che, a dirli tutti, dovremmo stare qui fino a domani mattina. Permettetemi almeno di nominare Francesco e Chiara d’Assisi; Teresa di Gesù Bambino e madre Teresa di Calcutta; Alberto Marvelli e Sandra Sabattini; Giovanni Paolo II e come non citare lui, il nostro Don Oreste Benzi? Guardando i loro volti, si vede in modo accecante che povertà, castità e obbedienza sono le corsie preferenziali per la vera felicità. È proprio così: non è vero che la povertà faccia godere di meno; piuttosto fa godere di più perché ti distacca dalla frenesia e dall’ingordigia incontentabile, che vuole sempre di più, come la bestia dantesca “che mai non empie la bramosa voglia / e dopo il pasto ha più fame che pria”. Non è vero che la castità faccia amare di meno, semmai ti fa amare di più, perché sana in radice la tua voglia malsana di possedere l’altro e di trattarlo secondo l’imperativo consumista: “usa e getta”. Non è vero che l’obbedienza ti rende più dipendente, ti rende anzi più libero, perché ti fa raggiungere la libertà più vera e più alta: non quella del tuo io dagli altri, ma quella dal tuo io per gli altri.
Carissimi giovani, non abbiate paura dello Spirito Santo! È lui la forza che vi fa dire come s. Paolo: “Quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,25). Senza lo Spirito di Cristo, Dio diventa irreperibile; Cristo si riduce a un mito; il vangelo rimane un libro cellofanato; la Chiesa diventa una babele; la comunione una noiosa burocrazia; la missione una faticosa, inutile propaganda; la liturgia una nostalgica rievocazione; la preghiera uno sconsolato soliloquio. Ma in Lui e con Lui, Dio si rende palpabile; Cristo viene e si fa presente; la Chiesa è una pentecoste permanente… E tu diventi sempre più tu, mano a mano che diventi copia conforme dell’originale più bello, Cristo Signore, il più bello tra i figli dell’uomo. E noi non siamo più una somma di individui o un aggregato informe, ma diventiamo il suo Corpo vivente nella storia. Non ci resta allora che pregare:
“Vieni, Spirito Santo! Vieni con la tua forza in aiuto alla nostra debolezza. Donaci la tua luce per credere che la nostra piccola esistenza, nonostante tutto, fa parte di un progetto d’amore più grande. Vieni, Spirito Santo! Nella Chiesa, corpo di Cristo, tu ci raduni nell’unità. Donaci il tuo amore per renderci costruttori di comunione e di fraternità, per sanare il cuore amaro del mondo con le opere della nonviolenza, della solidarietà, del perdono. Vieni, Spirito Santo! Nella fede liberaci dalla preoccupazione di pensare soltanto a noi stessi, nella speranza rendici forti per non lasciarci paralizzare dalla paura di non riuscire, nel tuo amore facci diventare umili e forti per amare. Vieni, Spirito Santo! Aiutaci tu a vivere la vita come vocazione, in dialogo con te. Donaci un cuore grande per accogliere anche le vocazioni più impegnative. Vieni, Spirito Santo! Regalaci la certezza che il domani è già cominciato oggi, con la fedeltà al vangelo di Gesù, nelle piccole e grandi scelte quotidiane. Vieni, Spirito Santo!”.
+Francesco Lambiasi
Dalla Parola di oggi + Dal Vangelo secondo Matteo In quel tempo, Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano. Ciò vedendo, i farisei gli dissero: “Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato”. Ed egli rispose: “Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni? Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti? O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato” Noi comprendiamo male la legislazione del sabato del tempo di Gesù. Bisogna studiare assai il suo contesto prima di capirla. Ma ciò che ci si impone, è la sovranità con la quale Gesù si oppone a tutte le prescrizioni, dando come vero criterio la misericordia. È insensato vietare a un affamato di mangiare, qualsiasi siano gli argomenti addotti. Ed è altrettanto insensato sacrificarsi per amore del sacrificio. Incriminare le persone che trasgrediscono la legge senza conoscere i loro motivi non ha senso. La vita ha troppe sfaccettature per chiuderla in paragrafi. Siamo dei libertini? No, finché l’istinto della fame non si trasforma in egoismo brutale. Se il nostro cuore rimane tenero nei confronti delle persone che ci vivono vicino, Dio non ci rifiuterà la tenerezza del suo cuore: egli non ama che siamo sotto tutela. E quando i figli hanno fame, forse che i genitori pensano per prima cosa a discutere questo o quello? Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosterò a dilatare il mio cuore nell'identità di un Dio che non è statico, fermo a decisioni irrevocabili. Lo vedrò rispondere al pianto di Ezechia che, nella prima lettura, chiede a Dio che gli sia prolungata la vita; soprattutto "dimorerò" in quella parola che sento rivolta a me: "Voglio misericordia e non sacrificio". Che è come dire: fa' che trionfi sempre in te l'amore, che l'amore sia la molla di tutto il tuo pensare e agire. Dalla Parola del giorno Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi
oro né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da
viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone. ![]() Come vivere questa Parola? I discepoli sono sul piede di partenza e il Maestro indica alcune cose importanti da mettere nella " bisaccia da viaggio". Per predicare il Regno è necessario essere leggeri, avere lo sguardo rivolto agli altri, dimenticando i propri bisogni, ricalcare le orme di Gesù, che ha guarito gli infermi, ha sanato i lebbrosi e ha risuscitato i morti. L'apostolo è soprattutto colui che, avendo " ricevuto gratuitamente" dona gratis il suo tesoro. Perché il suo annuncio sia trasparente e indichi con chiarezza ciò che vuole comunicare, cioè l'appartenenza al Regno, bisogna che le sue parole siano coerenti con la sua vita e che altri beni non offuschino il bene supremo a cui tutti sono invitati a tendere. I consigli di Cristo agli apostoli sono trasferibili a tutti i cristiani il cui impegno sociale nel politico e nell'economia deve essere vissuto in modo tale che non sia in contrasto con il Vangelo. Il quotidiano di chi ha deciso la conversione di marcia per seguire Gesù è connotato dalla semplicità, dalla sobrietà, dalla volontà di comunione, soprattutto con i più poveri. All'inizio dell'invio dei discepoli, c'è un verbo che sintetizza l'atteggiamento di coloro che vogliono essere annunciatori della buona notizia: " Andate". Partire, uscire, lasciarsi sedurre. Significa sapersi allontanare da ciò che è garantito, conosciuto, gratificante. Significa porsi in viaggio verso l'esterno di sé, andare altrove dove si incontra l'esistenza di altri uomini e donne di cui porsi in ascolto per condividere, per imparare la novità del Vangelo. Significa esporsi all'altro, una realtà che spesso ci interpella e ci cambia la vita. Nella pausa di silenzio, pregherò così: Donami, Signore, la capacità di mettermi in viaggio, con umile cuore, verso il tuo Regno di amore e di pace. Parole di un teologo Gli apostoli partirono a due a due. La nostra vita è una perpetua partenza, in un chiaro mattino di primavera. E' sempre primavera per Dio ed è sempre mattino, e gli apostoli sono sempre giovani; la partenza è sempre un inizio. L. Cerfaux ASCOLTA IL CAP 10 DEL VANGELO DI MATTEO Dio non è prigioniero delle consuetudini
NATIVITA' DEL BATTISTA
Windows Live Messenger Non frenare la tua voglia di comunicare, prova Messenger! .Commento al Vangelo di Oggi
Windows Live Mobile Da oggi la posta di Hotmail la controlli anche dal tuo cellulare! dalla delusione della vita al senso di ogni cosa (BUona Domenica)Di tutti gli episodi postpasquali, quello dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35) è ricco di aiuto e di ispirazione per noi credenti. Il segreto dell’episodio sta in due viaggi: il venir via da Gerusalemme con il passo pesante ed il tornarvi correndo.
Windows Live Messenger Hai già installato il nuovo Messenger? Clicca qui Auguri di buona Pasqua.Auguri di buona Pasqua ![]() Dalle tenebre alla luce Comunità Missionaria Villaregia Ecco l'invito che ci presenta il Vangelo di Pasqua: entrare nella luce di Cristo risorto. Maria Maddalena, mossa dall'amore per il Maestro che l'aveva liberata da sette demoni, parte quando è ancora buio per piangere sulla sua tomba, è l'amore che la muove, che la fa andare incontro a Cristo anche se morto. E' importante questa sottolineatura di Giovanni: "Quand'era ancora buio". Maria Maddalena non attende di avere certezze per incontrare il Signore. Parte, va incontro a lui, anche se si tratta di incontrarlo, in questo caso nel sepolcro, quando ancora è immersa nel buio, nel dolore, nell'incertezza, nell'angoscia... Questo è importante, spesso, infatti, l'esperienza della sofferenza è come una cappa che ci copre e non riusciamo più a capire, a vedere entriamo in un tunnel buio senza uscita e tutto ciò che era motivo di vita sembra ormai svanito, tutto è finito... In fondo era questa la situazione della Maddalena riportata nel vangelo di oggi. La morte del maestro, di chi le aveva restituito la vita vera, la sconvolge, non capisce più niente, non si ricorda più delle sue parole di speranza, della promessa della risurrezione. In questo stato d'anima lo cerca ancora morto, tra i sepolcri, non lo trova, il sepolcro è vuoto, pensa che qualcuno l'ha prelevato, non ha capito che la morte non poteva trattenere il Signore della Vita. Sì, credeva in Dio, ma non aveva ancora la fede piena, illuminata, che ci donava la comprensione giusta in ogni situazione della vita. Il dolore così travolgente l'aveva presa tutta, il cuore, la mente erano chiusi. Nonostante ciò va dai discepoli e lì comunica la sua scoperta. Pietro e Giovanni escono di corsa... e trovano come aveva detto Maria Maddalena il sepolcro vuoto, le bende per terra ed il sudario piegato da un'altra parte... E credono. Aprono la mente ed il cuore alla promessa di Gesù. Il dolore, la forte sofferenza vissuta non aveva spazzato via la speranza che portavano nel cuore. Potremmo dire che la fede di Maria cresce piano piano, è una fede che si fa spazio dentro un desiderio di amore: ritrovare almeno il corpo di Gesù. E' in questo desiderio che Gesù si rende presente, si mostra "risorto", a lei per prima. Maria Maddalena non è andata via dal sepolcro, è voluta rimanere a cercare quel corpo, ha pianto per poterlo riavere. E Gesù si rivela. La fede in Cristo risorto ci dona una vita nuova, ciò che non aveva senso acquista il suo vero significato. Siamo chiamati a vivere da Risorti, cioè vivere in modo pieno la vita nuova in Cristo Gesù, ciò vuole dire: Vivere nella luce, Cristo vivo è luce e illumina la nostra vita, il nostro volto, il nostro sguardo. Il risorto vivo in noi ci illumina e possiamo anche illuminare tutti coloro che si trovano nelle tenebre, con la nostra presenza e la nostra parola. Vivere nella gioia, l'esperienza del risorto, leggiamo nei vangeli, ha portato la gioia nei cuori sofferenti dei discepoli. La gioia vera non è esente dal dolore. È la gioia della presenza di Dio vivo in noi e in mezzo a noi. Vivere nella pace, Gesù risorto ci dona la pace; viviamo con Lui e in Lui accogliendo la sua pace e donando pace a tutti coloro che incontriamo. È la pace che nasce dai cuori riconciliati. Vivere nell'amore, come Lui stesso ci ha comandato nell'Ultima Cena: "amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati", nell'amore reciproco, gratuito e grato, questo permette al Risorto di rimanere presente eternamente in mezzo a noi. Solo vivendo da risorti possiamo rispondere ai fratelli che ancora oggi non conoscono Cristo vivo. Sono miliardi di uomini che ci stanno domandando: Vogliamo vedere Gesù. A questa domanda possiamo rispondere come i primi cristiani che lo facevano vedere nel loro amore reciproco come ci viene presentato negli Atti degli Apostoli la vita nelle prime comunità cristiane. Facciamo nostre le parole profetiche che Paolo VI ha pronunciato in un'Omelia della Festa di Pasqua durante il suo Pontificato, ma ancora attualissima: "Cristo è risorto in un preciso momento della storia, ma ancora attende di risorgere nella storia di innumerevoli uomini, nella storia dei singoli e in quella dei popoli. E' risurrezione, questa, che suppone la cooperazione dell'uomo, di tutti gli uomini. Ma è risurrezione nella quale sempre si manifesta un fiotto di quella Vita che proruppe dal sepolcro in un mattino di Pasqua di tanti secoli or sono. Ovunque un cuore, superando l'egoismo, la violenza, l'odio, si china in un gesto d'amore verso chi è nel bisogno, lì Cristo ancora oggi risorge. Ovunque nell'impegno fattivo per la giustizia emerge una vera volontà di pace, lì la morte indietreggia e la vita di Cristo s'afferma. Ovunque muore chi ha vissuto credendo, amando, soffrendo, lì la resurrezione di Cristo celebra la sua definitiva vittoria. L'ultima parola di Dio sulla vicenda umana non è la morte, ma la vita; non è la disperazione, ma la speranza. A questa speranza la Chiesa invita anche gli uomini di oggi. Ad essi ripete l'annuncio incredibile, eppur vero: Cristo è risorto! Risorga tutto il mondo con Lui! Alleluia!" Celebrare la Risurrezione è credere nel bene, sforzandoci di costruirlo attivamente nella società; è promuovere la pace, impegnandoci a disarmare i nostri cuori dalle piccole ostilità che spesso fanno esplodere la "guerra" proprio tra le mura domestiche. Se nel quotidiano tutti, in prima persona, ci lasciamo trasformare da piccole scelte di dono, parlare di Risurrezione e credere nel trionfo della vita sulla morte non ci sembrerà più anacronistico. Cristo è risorto! DiciamoLO insieme a tutti i fratelli del mondo. MEDITAZIONI
Raccolta foto di Windows Live Ordina e condividi le tue foto in maniera semplice e veloce! IL VANGELO DELLA DOMENICAEcco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!
La salvezza è qualcosa che supera l’uomo e per questo è nelle mani di Dio. E’ il Cristo, infatti, che si carica sulle sue spalle i nostri limiti e i nostri peccati. Giovanni Battista, il precursore, l’ultimo dei profeti dell’Antico Testamento, indica nella persona di Gesù Cristo l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo: denominazione abbastanza esplicita per designare il Messia annunciato dai profeti. Ormai il tempo della salvezza è venuto: il Salvatore è in mezzo a noi. Ed è a Lui che dobbiamo consegnare la vita di ogni creatura, con il suo carico di gioie, dolori e speranze, così da essere capaci di camminare sulla strada della salvezza. Facciamo spazio al Cristo che viene incontro a noi nel quotidiano, mettendo da parte, come Giovanni Battista, noi stessi.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34) In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
Vieni Signore Gesù. Ho bisogno della tua salvezza. Ti apro la porta del mio cuore e della mia vita. Guarisci la mia ignoranza, i miei dubbi, le mie titubanze, le mie paure. Concedimi di sperimentare il tuo amore, la tua salvezza, la tua liberazione. Dammi una vita piena, purificami, liberami, rinnovami, entra nel mio cuore e nella mia vita e riempila di te.Rendimi testimone credibile della tua Parola, testimone autentico del grande “si” di Dio all’uomo.Testimone coraggioso della tua risurrezione, perché si costruisca un’umanità nuova, più fraterna, unita nel segno dell’amore che tu ci ha insegnato.
Raccolta foto di Windows Live Ordina e condividi le tue foto in maniera semplice e veloce! frase del giornoDio non odia il buio, ma lo illumina. Non distrugge il vuoto, ma lo riempie della sua presenza. L'icona (la Parola in immagine) c'invita a guardare, e a fare, come Lui.
Luisa Sesino Sai cosa è successo oggi? VANGELO DEL GIORNOPerdonate e vi sarà perdonato.
Gesù ci indica alcuni modi pratici di esercitare la misericordia. Primo: non giudicare. Durante questa Quaresima prendiamo la decisione di non giudicare mai. Sforziamoci di fare un digiuno di quei giudizi spontanei che diamo così spesso, in parole o in pensieri. Anche se siamo responsabili di qualcuno, non dobbiamo mai giudicare le sue intenzioni; non sappiamo quali siano i suoi sentimenti profondi, e il segreto del suo cuore non appartiene che a Dio. Condannare è ancor peggio: è dare un giudizio definitivo. Evitiamo la più piccola condanna, nelle nostre parole e nei nostri gesti. Al contrario, sforziamoci sempre di assolvere, di scusare, di rimettere a ciascuno il suo debito; cerchiamo di perdonare sempre e riceveremo anche il perdono del Padre. È così che verrà il regno di Dio "come in cielo così in terra". Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità Fanatico dei Quiz? Sfida gli amici con Duell Live…Gratis su Messenger! VANGELO DEL GIORNOMt 5,43-48
come è perfetto il Padre vostro celeste".
Quando leggiamo questo brano di Vangelo, dobbiamo soprattutto pregare, dobbiamo implorare Gesù per poterlo vivere pienamente. Dobbiamo supplicare lo Spirito Santo di cambiare i nostri cuori al punto di poter perdonare e amare come Gesù, che ci ha dato la più grande prova del suo amore per noi sulla croce. È umano, è naturale che noi non possiamo amare i nostri nemici. Possiamo a stento evitare di ripagarli con gli stessi torti, ed è già molto! Ma Gesù ci chiama a molto di più. Egli ci dice di "amarli e di pregare per loro". Dio ha creato il nostro cuore in modo che esso non possa essere neutrale. Quando restiamo indifferenti nei confronti di qualcuno, siamo incapaci di scoprire ciò che vi è di migliore in lui, siamo incapaci di perdonarlo veramente. Si tratta ancora, quindi, di imitare il nostro Padre celeste, non nella sua potenza, nella sua saggezza, nella sua intelligenza, ma nella sua bontà e nella sua misericordia. Lui che non solo "fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti", ma che ha sacrificato il suo Figlio, il suo Figlio prediletto, per Giuda come per il buon ladrone, per tutti gli uomini. Sant’Ambrogio (circa 340-397), vescovo di Milano e dottore della Chiesa VANGELO DEL GIORNODal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,20-26
Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo! Gesù vuole farci "salire" con lui a Gerusalemme: egli non vuole che noi restiamo nella "pianura". Vuole che siamo "perfetti come il nostro Padre"! Com'è possibile questo? La perfezione che Gesù ci mostra, non lo capiremo mai abbastanza, non si pone sul piano della giustizia: non si tratta di voler esercitare alla perfezione tutte le virtù morali, di non commettere nessun errore nei confronti della legge di Dio. Ne siamo veramente incapaci! Si tratta piuttosto di imitare prontamente il Padre in ciò che più gli è proprio: il suo amore misericordioso e senza limiti.
Si tratta di avere nei nostri cuori i sentimenti di veri figli e figli del Padre. Con ciò, Gesù ci chiede soprattutto una delicatezza estrema nei nostri rapporti di fratellanza. Non arrabbiarsi mai con un fratello, non trattarlo mai da stupido, non fosse che con il pensiero, non è cosa da poco! Ma Gesù che conosce benissimo il cuore del Padre, dà una tale importanza all'amore fraterno da arrivare a raccomandarci di "lasciare il dono davanti all'altare" per andare a riconciliarci con un nostro fratello. Difatti, ci capita talvolta di percepire come un'ombra, come un peso sul nostro cuore, e abbiamo un bel pregare: nostro Padre sembra lontano; è probabilmente perché serbiamo un risentimento, una tentazione di collera, un rancore nei confronti di un fratello. E Dio attende che noi perdoniamo. Tale è la legge costante della misericordia: la riceviamo dal Padre nella misura in cui la professiamo con i nostri fratelli. Ma è l'amore infinito che abita nei nostri cuori che ce ne rende capaci. (Nulla è impossibile a Dio, se ci affidiamo a Lui) San Cirillo di Gerusalemme (313-350), vescovo di Gerusalemme, dottore della Chiesa Fanatico dei Quiz? Sfida gli amici con Duell Live…Gratis su Messenger! FERMATI SUL MONTEFermati sul monte!
L'uomo luogo di relazione Comunicazione: di quali mezzi si serve? La premessa utile e necessaria è su chi usa tali mezzi: l’uomo. La presa di coscienza del suo posto nel creato è un dato che coinvolge non soltanto l’intelletto, ma tutti i piani dell’essere fino ad arrivare a percepire lo spessore dei legami misteriosi che lo uniscono alla realtà nella quale si sente immerso e della quale sente di essere un cuore pulsante, partecipe e vivente. Comunicare significa lasciar passare, non porre barriere né in entrata né in uscita a tutto ciò che di volta in volta la situazione vissuta richiede; il che significa sostanzialmente apertura, capacità di ascolto che è un mettersi in sintonia e poi capacità di travasare quel che si muove dentro in risposta. Di solito ciò avviene attraverso il linguaggio, verbale e non. Parole e gesti acquistano una loro incisività, se veicolati dalla intenzionalità profonda da cui scaturiscono. Tutto è parola nell’uomo, per essenza. Il linguaggio della comunicazione è quindi inarrestabile. Un picchiettare nervoso che parla di insofferenza, un chinarsi premuroso che equivale a prendersi cura, un aprire le braccia per accogliere… le intonazioni più varie della voce: acute nell’esasperazione, pacate nella serenità, atone nell’indifferenza, vibranti nella partecipazione… una profondità di sguardo capace di lanciare lampi d’intesa, grida di aiuto, urla di paura, gemiti inesprimibili, sorpresa, emozioni… un aggrottare le ciglia per lasciar andare l’ira o per stupirsi di fronte a qualcosa di inaspettato… Tutto nell’uomo è comunicazione. Anche il silenzio. Anche una mimica non espressiva o discordante, addirittura i cenni disorganizzati, verbali e non verbali che siano, di chi ormai è alienato dalla realtà. Tutto nell’uomo è comunicazione Chi sceglie la dimensione contemplativa della vita non si allontana dal pozzo del villaggio per evitare gli uomini. Entra nell’agorà della comunicazione, in quelle zone franche tra il visibile e l’invisibile, tra il limite e l’Assoluto. Impara a conoscere modalità nuove di dialogo con la vita e con il mondo attraverso il vocabolario dell’essere, del dono, della perdita per diventare appartenenza. Impegno per la settimana: imparerò ad osservare la mia gestualità per comprendere il linguaggio veloce che propongo agli altri, a volte senza accorgermi, e poi imparerò ad usarla per esprimere tutto il "non detto" che vorrei donare a chi avvicino. sr teresa della + o.carm. www.januacoeli.it Ogni ricerca da questo sito, una donazione per i bambini rifugiati VANGELO DEL GIORNO![]() Mt 6,7-15.
Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. Cari amici, il Padre nostro non è solo la preghiera del cristiano per eccellenza.....poichè Cristo stesso ci ha detto....voi dunque pregate così.....ma è anche il canovaccio su cui impostare ogni tipo di preghiera, in essa in fatti ci sono tutti gli estremi per impostare una preghiera sana......non che le altre preghiere non lo siano, ma è sicuro che in essa c'è la struttura per un buon dialogo con il Padre........
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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,31-46.
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