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Una forma di sintonia solo apparente+
Dal Vangelo secondo Matteo ![]() Alcune domande per aiutarci nella meditazione e nell’orazione. a) Quale punto di questa storia dei due figli ha richiamato di più l’ attenzione? E perché? Da quando esistono l’uomo e il mondo esistono anche la realtà del bene e del maleNato
a Milano, laureato in chimica ma con una grande passione per la musica,
Alex era una vera e propria promessa della canzone italiana, fino a che
il 13 Aprile 2002, a seguito di un incidente stradale, ha perso la
vita. Dopo la sua scomparsa è stato pubblicato l’album “Semplicemente”,
un’antologia contenente 11 brani noti e tre inediti, in cui
l’autore/interprete affronta temi come l’amore, la speranza, a voglia
di cambiare le cose. Male che fa male (Alex Baroni) Male che fa male - Alex Baroni
ascolterai una preghiera i figli tuoi, chiedono amore sai, ci sentirai, cosi' vicino a te. Vite a meta', cuore indeciso che, la direzione non ce l'ha il bene e il male non lo sa dov'e'. libera noi da questo male cosi' lontano da te
“Dio se ci sei, con i dolori tuoi, ascolterai una preghiera”: a chi nella vita non è mai capitato di dire una preghiera a Dio, soprattutto in un momento difficile, in una situazione di prova, in un momento di dubbio?... La preghiera nasce là dove sperimentiamo il limite della nostra natura, del nostro essere creature fragili e quindi bisognose di una luce e di un aiuto che ci possono venire solo dall’altro. E’ indice chiaro della nostra apertura a Dio, ed è inscritta nel nostro DNA. Tutte le grandi religioni hanno nella preghiera l’espressione più alta della loro esperienza spirituale. Pregando stabiliamo il filo diretto con Dio, accorciamo le distanze con lui, sperimentiamo un profondo senso di pace. “i figli tuoi, chiedono amore sai”: la grande novità della rivelazione cristiana è l’averci svelato un nuovo rapporto con Dio. Non più soggetti sottomessi a un Dio che fa paura, non più dei numeri ma figli che vivono una relazione d’amore con un Dio che ha il volto di un Padre, che ci ama a tal punto da renderci partecipi della sua stessa vita divina con la morte/resurrezione del suo figlio Gesù. E cosa i figli possono chiedere a un padre se non l’amore? Quell’amore spesso negato, calpestato, incompreso e sottinteso che a volte sperimentiamo nella nostra vita. “vite a metà, cuore indeciso che la direzione non ce l’ha/gente che va, senza pensarci su”: nella vita di tutti i giorni, può capitare di perdere quel punto di riferimento che ci orienta nelle azioni quotidiane, per cui viviamo senza una direzione ben precisa, trascinati dagli eventi. Invece di vivere ci lasciamo vivere, consegnando il nostro tempo all’inedia e alla passività. Così a lungo andare sperimentiamo che la vita stessa diventa un peso, perdiamo l’entusiasmo, la capacità di apprezzare il positivo che c’è nelle cose, nelle persone, negli avvenimenti. “il bene e il male non lo sa dov’è: quando viene a mancare quel punto fermo che è Dio, anche la nostra vita morale, le nostre scelte e i nostri comportamenti quotidiani non sono più guidati da una chiara coscienza di ciò che è bene e di ciò che è male. Il grande problema della nostra epoca è proprio l’aver perso questa coscienza! E’ il cosìdetto “relativismo etico”: non esistono più norme oggettive riconosciute da tutti, ma ognuno è criterio a se stesso, si costruisce le proprie “norme” a seconda della circostanza e della propria convenienza. Il problema, allora, è quello di ricostruire il giusto rapporto tra esigenza morale/valori normativi e scelte dell’individuo che vive la sua situazione esistenziale in un contesto particolare. In ogni scelta non c’è soltanto in gioco la mia libertà ma anche quella dell’altro con cui mi relaziono. Per cui se la mia scelta/azione rispetta anche la libertà/dignità dell’altro ed è in conformità al valore morale oggettivo può dirsi giusta. “Male che fa male, tu lo puoi fermare/male che fa male tu non vuoi… libera noi da questo male”: da quando esistono l’uomo e il mondo esistono anche la realtà del bene e del male. Con la nostra libertà noi siamo ogni giorno chiamati a scegliere tra queste due possibilità così diverse e opposte tra loro: male infatti significa “morte”, bene significa “vita”. La rivelazione biblica a riguardo è chiara: “ PONGO OGGI DAVANTI A TE LA VITA E IL BENE, LA MORTE E IL MALE… SCEGLI DUNQUE LA VITA, PERCHE’ VIVA TU E LA TUA DISCENDENZA” (cf Dt 30, 15-19). C’è quindi un male che è causato da noi, dalle nostre scelte sbagliate e un male che subiamo, causato dagli altri. Il primo può essere eliminato con una conversione della nostra libertà e della nostra coscienza. Il secondo con il nostro impegno a non rispondere al male con il male e a impegnarci in prima persona a fare il bene. Dio ci dà certo l’aiuto ma non può risolvere i problemi con la bacchetta magica… sarebbe troppo comodo per noi! E poi dove andrebbe a finire la nostra libertà? “lasciati parlare/lasciati cercare/lasciati vedere e guarda noi”: nell’esperienza religiosa l’illusione più grande è credere che siamo noi a cercare Dio. In effetti è Dio a cercare noi. Siamo, perciò, noi che dobbiamo lasciarci cercare e trovare da Lui! Nella parabola della pecora perduta (Lc 15, 4-7) è proprio Dio che si mette alla ricerca dell’uomo. E’ sempre Lui a prendere l’iniziativa… Con noi Dio gioca sempre in anticipo!
PER RIFLETTERE: Che cos’è per te la preghiera? Durante la giornata ti riservi spazi di tempo per pregare? Come vivi il tuo rapporto con Dio? àHai dei punti fermi nella tua vita? Per te cos’è il bene e il male? Come ti poni davanti al male? Come lo combatti? Ti lasci cercare e trovare da Dio? grazie a tutti per i commenti Amici, grazie a tutti per i commenti e per le bellissime risposte........rispondo ad alcuni degli interventi per Cristina Ciao Cristina....mi spiace sentire che stai male ed hai il cuore ferito, ti ricordo sempre nella preghiera, e credo che sia proprio quel Dio che tu dici essere assente a ricordarmelo, cmq non voglio convincerti di questo, volevo solo fartelo presente, per me è naturale, volti e nomi di persone che sono nel bisogno la sera prima di andare a letto mi passano in rassegna nella mente. Riprendo alcune tue provocazioni, scrivi: viviamo in una socetà dove vince il più forte....ritorno nel mio mondo, magari meno luminoso, ma son certa che sarà difficile ferirmi....abbraccio le loro armi...egoismo ,superficialità,esteriorità....BASTA NON VOGLIO PIU CREDERCI.... mi pongo alcune domande 1. Chi è il più forte in senso vero ? Chi ama veramente è un forte..... 2. Cosa vincono i forti della nostra epoca? Forse qualche premio in danaro? Io conosco tanti perdenti.......pochi vincenti veri 3. .egoismo ,superficialità,esteriorità. portano alla pienezza di se stessi, non alla felicità, forse ad una felicità apparente, ma in fondo ti svuotano dentro, non credo che queste tre cose siano una cura alla tua inquietudine C'è vita solo dove c'è amore. La vita senza amore è morte. La legge dell'amore governa il mondo. Se c'è nel cuore umano un amore puro, tutto il resto segue automaticamente e il campo del servizio è illimitato. Se si aprono le porte del cuore tutto può entrarvi. ............ detto da uno che soffriva abbastanza, ma che non era per nulla triste!!! (Gandhi) per Sara sono gli Huga Flame, quelli che mi hai fatto ascoltare vero? Ho scaricato l'ultimo disco, secondo me si sono banalizzati, all'inizio toccavano temi più tosti...come quelli dei due testi che mi hai proposto...li riascolterò meglio, e cercherò di usarli a scuola. Credo cmq che rispondano in maniera troppo semplice a tanti temi, che in fondo sono più complessi di quello che sembra!!! Se vuoi contattami personalmente per le altre cose........ UN ABBRACCIONE DI CUORE A TUTTI
Giovani, andate controcorrente!
«Tutti abbiamo un po’ di traffico nell’anima ed è per questo che siamo alla ricerca continua di risposte…»Una riflessione di una ragazza sulle domande del Liga
Dona, Signore, concretezza al mio amore per te Commento Luca 7,36-50 Dalla Parola del giorno Vedi questa donna? ![]() Come vivere questa Parola? Simone, il fariseo, e una donna senza nome, identificata solo dalla sua situazione di "peccatrice". Tra i due Gesù e, quasi sospesa sul fluire del tempo, una domanda: "Vedi questa donna?". Sì, è all'uomo di ogni tempo, a me, a te, che Gesù la rivolge. Al "Simone" che più o meno si radica in ciascuno di noi e si esprime nella tendenza istintiva a prendere l'atteggiamento del giudice. Questo fariseo non è un personaggio perverso. Dimostra una certa apertura nei riguardi del Maestro, tanto che lo invita a mensa con lui: un gesto di amicizia. E Gesù non rifiuta. Lui non prende mai le distanze dai peccatori. Si è fatto solidale con loro, anzi, Paolo dirà: "si è fatto peccato", ma per trarli fuori da questa loro penosa situazione. E della "peccatrice" sembra non "conoscere" altro che il positivo. Non ignora il suo passato, semplicemente non lo identifica con lei; in ogni caso le lascia la via aperta per una ripresa. Ma tu, Simone, che finora hai visto solo la "peccatrice", apri i tuoi occhi: "Vedi questa donna", guardala anche tu come la guarda Gesù: nella sua dignità (donna è il termine che usa anche nei riguardi di sua madre), nel bene che permane in lei comunque... Guardala in profondità e allora ti accorgerai che ti somiglia tanto. Sì, tu, Simone, il fariseo ammantato di giustizia, se guardi con onestà dentro di te, ti accorgi che il peccato abita anche te. Solo le lacrime del pentimento e il profumo dell'amore possono aprirti la via della risalita. Ed è di queste lacrime che devi irrorare i piedi del Cristo mistico. Membra impolverate, spesso infangate che Gesù ha voluto unire indissolubilmente a sé e che tu non puoi guardare con disprezzo, superiorità. Sono sempre e comunque "i piedi di Cristo". E tu puoi solo chinarti a baciarli con riverente amore. Oggi, nella mia pausa contemplativa, guarderò con onestà dentro di me cercando di scoprire quanto nel mio vivere c'è di "Simone" e quanto della "peccatrice". Proverò poi ad avvolgere gli altri con uno sguardo che ricalchi quello di Gesù: cercherò di vedere non "la peccatrice", ma "la donna", non il fango che imbratta i miei fratelli, ma le membra doloranti di Gesù, i suoi "piedi". Dona, Signore, concretezza al mio amore per te. Che io non baci con devozione le tue immagini e poi calpesti con disinvoltura le tue membra, imbrattate dalla polvere e dal fango raccolto lungo il cammino della vita. La voce di un Padre della Chiesa Ogni volta che vediamo i peccati degli altri, dobbiamo prima piangere su noi stessi, perché forse siamo caduti negli stessi peccati, o possiamo cadervi. Se detestiamo la nostra cattiveria, già questo ci ridona una purezza interiore. Il Signore ci abbraccia al nostro ritorno, perché per lui non può essere indegna la vita di un peccatore, se è lavata col pianto, in Gesù Cristo nostro Signore. S. Gregorio Magno Dio non è poi così lontano, ma è “più intimo a noi che noi stessi”MA CHE RAZZA DI DIO C’E’ NEL CIELO?
Roberto Vecchioni è cantautore e laureato in lettere antiche all’Università Cattolica di Milano, insegnante di latino e greco nei licei classici. Ha anche pubblicato libri di poesie e racconti e un romanzo. Nel suo Album “Il lanciatore di coltelli”, egli intesse un dialogo generazionale tra padri e figli con la voglia di guardare la realtà per cercare di capirla dal di dentro. Il tema di Dio, anch’esso incombente in questo album, è affrontato con l’occhio critico non di un ateo, ma di uno che cerca la risposta alle domande fondamentali dell’esistenza.
L'infinito silenzio sopra un campo di battaglia quando il vento ha la pietà di accarezzare;
“L’infinito silenzio sopra un campo di battaglia…”: è la realtà assurda e triste della guerra con cui l’uomo di ogni epoca ha dovuto fare i conti. Anche oggi assistiamo impotenti a focolai di guerre che si sviluppano in ogni angolo del nostro pianeta. L’esperienza ci insegna che spesso la guerra nasce là dove finisce il dialogo, e che i nazionalismi, fondati sul mito del più forte, accecano la ragione. Ma la guerra non risolve i problemi, anzi, li esaspera creando una serie di reazioni a catena che continuano a portare solo morte e distruzione fomentando ancor più l’odio. “l’inspegabile curva della moto di un figlio che a vent’anni te lo devi già scordare”: le statistiche ci dicono che oggi ogni anno alcune centinaia di giovani muoiono per incidenti su strada dovuti all’eccesso di velocità, per stato di ubriachezza, per aver assunto droghe o per pura casualità. E quando una giovane vita si spezza è davvero un dramma per la sua famiglia che rimane profondamente segnata da questa disgrazia e sempre si chiede perché?. “Aprire gli occhi e morire in un fruscio di farfalla neanche il tempo di una ninna nanna”: anche le cosiddette “morti bianche” interrogano la nostra coscienza. Quanti bambini muoiono ogni giorno per fame, per malattie o vittime innocenti di violenze inaudite! “Ma che razza di Dio c’è nel cielo?... Ma che razza di guitto mascherato da Signore sta giocando col nostro dolore?: davanti a questi drammi nasce spontanea la domanda: Ma Dio dov’è? Perché permette queste cose? O, almeno, perché non interviene per raddrizzarle? Dio non è certamente un pagliaccio che assiste indifferente davanti al dolore. Lascia l’uomo libero di scegliere tra il bene e il male ma gli chiede anche di assumersi tutte le responsabilità delle sue scelte. La guerra, la violenza sono sempre causate dall’egoismo umano. Davanti al dolore Dio non ci chiede di vendicarci, ma ci invita a denunciare i mali con le armi non violente del dialogo e della ricerca della verità, ed anche a perdonare e ad impegnarci in prima persona a costruire un mondo diverso. Dio non è un mago che risolve sempre tutti i problemi con la sua bacchetta magica! Al riguardo, nella Bibbia, c’è un bellissimo libro che varrebbe la pena leggere e racconta la storia di un uomo di nome Giobbe, che fa l’esperienza del dolore: perde tutte le sue ricchezze, la sua famiglia, sperimenta l’abbandono degli amici e l’isolamento, si ammala gravemente, e dopo aver sfogato la sua rabbia verso Dio – che ritiene responsabile di tutto ciò -, capisce che deve solo compiere un abbandono fiducioso nella fede rimettendo tutto nelle mani di Dio. Solo allora la sua vita cambia. Il dolore fa parte della vita di ogni uomo, e comunque rimane sempre un mistero. Un mistero a cui Gesù, però, ha dato un senso. Coinvolgendosi pienamente in esso attraverso la sua morte in croce Egli ci ha insegnato a vivere il dolore come offerta per un mondo nuovo, perché è sempre dal dono di sé che nasce la vita. “non capirci più niente nel viavai di messia discesi in terra per semplificare”: davanti al problema del dolore si sono attivati anche molti “santoni”, sedicenti messia e creatori di sètte che danno le loro risposte in diverse direzioni: o ignorano il problema, o lo evadono (anche con l’assunzione di droghe) o incitano a ribellioni violente (attraverso la forma passiva del suicidio e di quella attiva dell’omicidio). “e a quest’assurda preghiera di parole, musica, colori, che Gli continuiamo a mandare, non c’è nessuna risposta”: a volte abbiamo la sensazione che Dio rimanga insensibile e distante dai problemi che ci affliggono e ci tormentano. Ma è nella “pedagogia di Dio” rispondere con il silenzio perché vuole che siamo noi a tirare fuori tutte le risorse possibili, le nostre potenzialità per cominciare a cambiare il mondo. Vuole che anche noi facciamo la nostra parte. Il resto lo farà Lui. Ogni preghiera, ogni lacrima versata arriva sempre al cuore di Dio, solo che i tempi di risposta a volte sono un po’ lunghi… sono i tempi di Dio!. “Ma chi è l’altro Dio che ho nel cuore? Ma che razza d’altro Dio c’è nel mio cuore, che lo sento quando viene, che lo aspetto non so come, che non mi lascia mai, non mi perde mai e non lo perdo mai”: in effetti Dio non è poi così lontano, ma è “più intimo a noi che noi stessi”. Lo abbiamo dentro di noi… perché Lui al tempo stesso è l’infinitamente grande e lontano e l’infinitamente piccolo e vicino. Dio è tutto, è dovunque, è talmente invischiato nei nostri drammi umani che nemmeno ce ne accorgiamo. E’ il DIO CON NOI!.
PER RIFLETTERE: Davanti a drammi come la guerra, la morte, che risposte dà la tua coscienza? Come reagisci di fronte al dolore? Che immagine di Dio ti sei fatto fino ad ora? La strada che ti propone Gesù è convincente per te o ti lasci sedurre da altri “messia” che svendono ricette di felicità? Credi nell’efficacia della preghiera? Credi che la preghiera è fatta soprattutto di ascolto e non di parole? Credi che Dio è anche dentro di te? Ti lodo Signore Gesù perché tu, sempre per primo, anche quando il dolore mi toglie la forza di invocarti, tu muti "il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia" Dalla Parola del giorno Signore ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere!" E accostatosi toccò la bara. ![]() Come vivere questa Parola? Gesù ha appena proclamato il Regno, promesso la beatitudine a poveri affamati e afflitti; ha comandato la misericordia. Il centurione, un pagano capace d'amore ha riconosciuto e creduto all'efficacia della Sua Parola. Ora Gesù è di fronte al povero più povero: un morto, figlio unico di madre vedova. Ancora una volta, per primo, Gesù realizza nella Sua Persona quanto espresso con la Parola: risuscita un morto! E lo fa con compassione. "Il Signore ne ebbe compassione" - dice Luca -. Egli evidenzia così, più che la potenza del Messia, la misericordia: Dio previene e visita anche senza richiesta preghiera o fede chi è totalmente perduto e non ha la forza né di chiedere né di pregare né di credere. Gesù, il Signore, il Kyrios è il Dio di misericordia, autore della vita, vincitore della morte. Oggi nel mio silenzio contemplativo mi lascerò raggiungere dalla compassione del Dio Trinità d'Amore nelle zone di morte che ristagnano dentro il mio cuore e chiederò a Gesù di 'toccare la bara' e di 'restituirmi alla vita'. Ti lodo Signore Gesù perché tu, sempre per primo, anche quando il dolore mi toglie la forza di invocarti, tu muti "il mio lamento in danza, la mia veste di sacco in abito di gioia" (Sal 30, 12). La voce di un contemporaneo Guidami luce gentile tra l'oscurità che mi avvolge. Guidami innanzi oscura è la notte lontano sono da casa. Dove mi condurrai non te lo chiedo, o Signore! So però che la Tua potenza m'ha conservato al sicuro. Henry Newman La passione di Gesù si è impressa nel cuore della madre Beata Vergine Maria Addolorata ![]() Dal Vangelo secondo Giovanni In quell’ora, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. Il mondo ha tanto bisogno di compassione e la festa di oggi ci dà una lezione di compassione vera e profonda. Maria soffre per Gesù, ma soffre anche con lui e la passione di Cristo è partecipazione a tutto il dolore dell'uomo. La liturgia ci fa leggere nella lettera agli Ebrei i sentimenti del Signore nella sua passione: "Egli nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte". La passione di Gesù si è impressa nel cuore della madre, queste forti grida e lacrime l'hanno fatta soffrire, il desiderio che egli fosse salvato da morte doveva essere in lei ancora più forte che non in Gesù, perché una madre desidera più del figlio che egli sia salvo. Ma nello stesso tempo Maria si è unita alla pietà di Gesù, è stata come lui sottomessa alla volontà del Padre. Per questo la compassione di Maria è vera: perché ha veramente preso su di sé il dolore del Figlio ed ha accettato con lui la volontà del Padre, in una obbedienza che dà la vera vittoria sulla sofferenza. La nostra compassione molto spesso è superficiale, non è piena di fede come quella di Maria. Noi facilmente vediamo, nella sofferenza altrui, la volontà di Dio, ed è giusto, ma non soffriamo davvero con quelli che soffrono. Chiediamo alla Madonna che unisca in noi questi due sentimenti che formano la compassione vera: il desiderio che coloro che soffrono riportino vittoria sulla loro sofferenza e ne siano liberati e insieme una sottomissione profonda alla volontà di Dio, che è sempre volontà di amore. La croce, punto di congiunzione tra Dio e il mondo
L’ unica parola che il cristiano ha da consegnare al mondo è la parola della Croce. Dio è entrato nella tragedia dell’uomo, perché l’uomo non vada perduto, con il mezzo scandalosamente povero e debole della croce. Per sapere chi sia Dio devo inginocchiarmi ai piedi della croce ( Karl Rahner). Tra i due termini, Dio e mondo, Dio e uomo, che tutto dice lontanissimi, incomunicabili, estranei, le parole del Vangelo indicano il punto di incontro: il disceso innalzato, al tempo stesso Figlio dell’uomo e Figlio del cielo. Cristo si è abbassato, scrive Paolo, fino alla morte di croce; Cristo è stato innalzato sulla croce, dice Giovanni, attirando tutto a sé. Tra Dio e il mondo il punto di congiunzione è la croce, che solleva la terra, abbassa il cielo, raccoglie i quattro orizzonti, è crocevia dei cuori dispersi. Colui che era disceso risale per l’unica via, quella della dismisura dell’amore. Per questo Dio lo ha risuscitato, per questo amore senza misura. L’essenza del cristianesimo sta nella contemplazione del volto del crocifisso ( Carlo Maria Martini), porta che apre sull’essenza di Dio e dell’uomo: essere legame e fare dono. Ha tanto amato il mondo da dare il Figlio. Mondo amato, terra amata. Da queste parole sorgive, iniziali ripartire: «Noi non siamo cristiani perché amiamo Dio. Siamo cristiani perché crediamo che Dio ci ama» ( P. Xardel). E noi qui a stupirci che, dopo duemila anni, ci innamoriamo ancora di Cristo proprio come gli apostoli. Quale attrazione esercita la croce, quale bellezza emana per sedurci? Sulla croce si condensa la serietà e la dismisura, la gratuità e l’eccesso del dono d’amore; si rivela il principio della bellezza di Dio: il dono supremo della sua vita per noi. Lo splendore del fondamento della fede, che ci commuove, è qui, nella bellezza dell’atto di amore. Suprema bellezza è quella accaduta fuori Gerusalemme, sulla collina, dove il Figlio di Dio si lascia annullare in quel poco di legno e di terra che basta per morire. Veramente divino è questo abbreviarsi del Verbo in un singulto di amore e di dolore: qui ha fine l’esodo di Dio, estasi del divino. Arte di amare. Bella è la persona che ama, bellissimo l’amore fino all’estremo. In quel corpo straziato, reso brutto dallo spasimo, in quel corpo che è il riflesso del cuore, riflesso di un amore folle e scandaloso fino a morirne, lì è la bellezza che salva il mondo, lo splendore del fondamento, che ci seduce. è venuto a salvare ogni singola persona nella sua unicità Dalla Parola del giorno Sul far del giorno, Gesù uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e volevano trattenerlo perché non se ne andasse via da loro. Egli però disse: "Bisogna che io annunzi il regno di Dio anche alle altre città". E se ne andò. Come vivere questa Parola? Gesù, dopo aver insegnato con autorità nella sinagoga di Nazareth, entra nella casa di Simon Pietro e ne guarisce la suocera perché con autorità comanda alla febbre di andarsene: "E la febbre la lasciò." Risultato immediato: "Tutti quelli che avevano infermi colpiti da mali di ogni genere, li condussero a Lui ". E Gesù: "Imponendo su ciascuno le mani, li guariva". Trapela dalla pagina evangelica tutta l'attenzione del Signore per ognuno. C'è quel tratto personale pieno di cura che è proprio del Buon Pastore, di Colui che è venuto a salvare ogni singola persona nella sua unicità. Si capisce però anche come il cerchio di un'ammirazione interessata si stringe attorno a Lui. Vogliono ad ogni costo trattenerlo.Due gli atteggiamenti di Gesù: quel cercare un luogo solitario, all'alba, per stare con il Padre in preghiera e riprendere "ossigeno" in Lui, e quello sganciarsi dalla possessività egoistica. Egli è venuto per l'uomo, ma per ogni uomo. Non si lascia accalappiare da interessi di parte. E' lui il primo missionario del Padre. E Matteo dice: " Percorreva tutte le città e i villaggi, predicando il Vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità ( Mt. 9.35 ). La voce del Papa Giovanni Paolo II Gesù è il più grande missionario del Padre. E' Lui l'uomo della speranza, l'uomo cardine dell'umanità. Egli è Colui che compie in noi le divine promesse di personale e sociale liberazione. “Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno?”Ciao a tutti non sono sparito, ma ero ipegnato in due campi scuola con i ragazzi.....consecutivi......
un abbraccio a tutti e grazie dei commenti, vi lascio il Vangelo di oggi
+ Dal Vangelo secondo Luca
![]() In quel tempo, Gesù discese a Cafarnao, una città della Galilea, e il sabato ammaestrava la gente. Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità. Nella sinagoga c’era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: “Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!”. Gesù gli intimò: “Taci, esci da costui!”. E il demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da paura e si dicevano l’un l’altro: “Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?”. E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione. “Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno?”. Perché Dio è venuto ad immischiarsi nei nostri affari? La vita dell’uomo, bene o male, trova sempre un suo equilibrio. Ed ecco che Dio si immischia e sconvolge tale equilibrio: fa ciò con autorità, come se ne avesse il diritto. Infatti, anche nel peccato, l’uomo può dare un certo equilibrio alla propria vita. Perciò la fede, l’intervento di Dio nella vita dell’uomo creano sempre un movimento di reazione, paura. All’uomo non piace essere spinto. “Sei venuto a rovinarci?”. Solo la fede che si muove con fiducia può permettere di superare l’ostacolo, perché se Dio interviene, non lo fa solo per rompere l’equilibrio dell’uomo, ma per farlo partecipare alla sua pienezza. “E il demonio uscì da lui, senza fargli alcun male”. |
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