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Lo strano percorso” è l’avventura stupenda della tua vita che tu devi vivere fino in fondo!Lo strano percorso (Max Pezzali)
Nel suo Album firmato interamente a suo nome e non più con il logo 883, Max Pezzali parla dei temi di sempre: Amore, Amicizia, Malinconia, Libertà filtrati dalla sua esperienza personale. Si tratta di un lavoro più intimista, in cui l’autore guarda dentro di sé, rilegge il suo passato e si sente così in grado di dare anche qualche consiglio di vita ai giovani. La canzone che qui presentiamo parla di un passato che non può tornare, la strada imprevedibile, gli incontri, gli addii, il sentire il bisogno di raccontare che c’è un tempo per ciascun evento della vita.
C'è un tempo per i baci sperati, desiderati tra i banchi della prima B occhiali grandi, sempre gli stessi, un po' troppo spessi per piacere ad una così
nell'ora di lettere guardandola riflettere sulle domande tranello della prof non cascarci, amore, no!
C'è un tempo per i primi sospiri, tesi insicuri, finchè l'imbarazzo va via, col sincronismo dei movimenti, coi gesti lenti conosciuti solo in teoria
come nelle favole, fin sopra alle nuvole, convinti che quell'istante durerà da lì all'eternità...
Lo strano percorso di ognuno di noi che neanche un grande libro un grande film potrebbero descrivere mai per quanto è complicato e imprevedibile per quanto in un secondo tutto può cambiare niente resta com'è.
C'è un tempo per il silenzio/assenso, solido e denso, di chi argomenti ormai non ne ha più frasi già dette, già riascoltate in 1000 puntate di una soap-opera alla TV
sarà l'abitudine sarà che sembra inutile cercare tanto e alla fine è tutto qui per tutti è tutto qui...
Lo strano percorso di ognuno di noi che neanche un grande libro un grande film potrebbero descrivere mai per quanto è complicato e imprevedibile per quanto in un secondo tutto può cambiare niente resta com'è.
C'è un tempo per qualcosa sul viso, come un sorriso che non c'era ieri e oggi c'è sembrava ormai lontano e distante, perso per sempre, invece è ritornato con te
con te che fai battere il cuore che fai vivere il tempo per tutto il tempo che verrà nel tempo che verrà...
Lo strano percorso di ognuno di noi che neanche un grande libro un grande film potrebbero descrivere mai per quanto è complicato e imprevedibile per quanto in un secondo tutto può cambiare niente resta com'è
“C’è un tempo per i baci sperati, desiderati…”: questa espressione sembra riecheggiare il testo biblico di Qoelet, che osservando la storia e il mondo afferma che: “c’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per demolire e un tempo per costruire, un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per abbracciare e un tempo per allontanarsi, un tempo per conservare e un tempo per gettare, un tempo per tacere e un tempo per parlare, un tempo per amare e un tempo per odiare…” (Qo 3,1-8). Questa legge è inscritta in quel microcosmo che siamo noi. La nostra storia personale è segnata da varie tappe che ne scandiscono il cammino, la crescita. In questa crescita ha una grande importanza la dimensione affettiva. Il bisogno di amare e di essere amati ci accompagna fin dal primo momento che veniamo al mondo e gradatamente trova forme di espressione sempre più adeguate. Così dal bisogno di protezione tipico del bambino si passa al bisogno di amicizia, di relazionalità, di tenerezza e di affetto propri degli adolescenti, e poi dei giovani e degli adulti. “C’è un tempo per i primi sospiri tesi insicuri, finché l’imbarazzo va via”: davanti alle novità, al non ancora conosciuto e sperimentato normalmente abbiamo un po’ paura, siamo insicuri. E’ solo aprendoci con coraggio e coinvolgendoci in prima persona nella nuova esperienza che possiamo vincere ogni timore e pian piano acquistare sicurezza in noi stessi. In questo senso le esperienze nuove della vita ci fanno maturare, dandoci maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità, dei nostri doni e anche dei nostri limiti. E’ la dialettica del confronto che ci cambia: confronto con noi stessi, con gli altri, con la storia, con l’ambiente in cui viviamo. “Lo strano percorso di ognuno di noi che neanche un grande film potrebbe descrivere mai per quanto è complicato e imprevedibile per quanto in un secondo tutto può cambiare niente resta com’è”: la nostra vita è un libro vivente che noi scriviamo giorno per giorno, fatto di momenti belli e anche difficili, di tappe che rimangono come pietre miliari nel nostro cammino. E’ un percorso “strano” perché non sempre va come noi vorremmo. Ci sono gli imprevisti, le battute di arresto, le deviazioni, le sorprese, i tagli con il passato che a volte ci fanno soffrire… Ma tutto questo significa crescere! “C’è un tempo per il silenzio/assenso: nella fase della crescita è importante scoprire il valore del silenzio, che non è semplicemente l’assenza di parole o di suoni a volte frastornanti come quelli delle discoteche, ma è lo spazio per ritrovare se stessi e per riappropriarsi della propria vita, per andare fino in fondo là dove puoi trovare Dio. E’ importante, infatti, crescere avendo dei punti fermi che ci orientino nelle piccole e grandi scelte senza cadere in balìa delle mode e degli avvenimenti. “sembra inutile cercare tanto e alla fine è tutto qui per tutti è tutto qui”: rinunciare a cercare il senso della propria esistenza, ad andare in profondità, a volare più in alto è un po’ come darsi la zappa sui piedi perché ci condanniamo ad essere infelici. La vera felicità non sta “tutta qua” ma nella ricchezza della sua interiorità, nella capacità di scoprire Dio nascosto nelle cose, nella bellezza del creato, nella tua stessa vita che è il regalo più bello che hai e che non puoi buttare via. “C’è un tempo per qualcosa sul viso, come un sorriso che non c’era ieri e oggi c’è”: la vita ci riserva anche gioie profonde che dobbiamo vivere fino in fondo. Dopo la notte c’è il giorno, dopo il buio c’è la luce, dopo la prova e il dolore c’è la pace e la gioia, dopo la solitudine c’è il sole dell’amicizia. “Lo strano percorso” è l’avventura stupenda della tua vita che tu devi vivere fino in fondo! E allora: “vivi la libertà di essere libero, vivi la gioia di essere felice, vivi la tristezza di essere sconfitto, vivi il dolore dei rimpianti, vivi la forza per affrontare le difficoltà, vivi il profumo dei tuoi ricordi, vivi la vittoria dei tuoi sogni. PER RIFLETTERE:
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In quel tempo, Gesù disse: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Dopo averci presentato per tre domeniche la risurrezione del Signore attraverso i racconti delle sue manifestazioni ai discepoli, oggi la liturgia ci invita a contemplarlo vivente quale pastore della Chiesa, «Pastore dei pastori delle pecore» (Eb 13,20), che indica al gregge e ai pastori la via da percorrere. Siamo a Gerusalemme, e Gesù ha appena guarito di sabato un cieco, suscitando lo sdegno dei farisei. Per rivelare l’autorevolezza che lo abilita ad agire in questo modo, Gesù pronuncia il discorso sul "buon pastore". Israele conosceva la vita dei pastori: per questo era giunto a rivolgersi a Dio quale «pastore di Israele» (Sal 80,1), capace di condurre chi confida in lui «sul giusto sentiero, in pascoli di erbe verdeggianti e ad acque quiete» (Sal 23,1-3). Per svolgere questa sua opera Dio si serve anche di pastori umani, che dovrebbero essere mediatori del suo amore, ma che a volte finiscono per «far perire e disperdere il gregge del suo pascolo» (Ger 23,1). Sicché la formula solenne, «In verità, in verità vi dico», con cui Gesù apre la sua rivelazione, è un monito alle nostre menti e ai nostri cuori. La prima parte del suo discorso è incentrata sulla contrapposizione tra il vero pastore e chi, pur dicendosi tale, si comporta come un ladro e un brigante. Il pastore entra nel recinto delle pecore attraverso la sola entrata legittima, la porta, mentre il ladro vi penetra furtivamente, per altra via. Tutto ciò che segue è una conseguenza: il guardiano – cioè il Padre – apre l’ovile al pastore, il quale chiama una per una le pecore, le conduce fuori e cammina davanti a loro: esse, in risposta, lo seguono perché ascoltano e conoscono la sua voce. Ecco descritta la nostra relazione con Gesù, l’unico vero pastore delle nostre vite: una relazione fatta di ascolto, conoscenza e sequela fiduciosa, impossibile da instaurare con chi ci è estraneo. I farisei però non capiscono la similitudine, e allora Gesù ricorre a un’altra immagine: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore... Se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo». Le due immagini del pastore e della porta si sovrappongono: Gesù è «il buon pastore che offre la vita per le pecore» (Gv 10,11) ed è la via che conduce al Padre, la via divenuta porta per noi. Egli è nel contempo il mediatore della salvezza e la salvezza stessa: lo stile con cui ha vissuto la sua esistenza è divenuta la via sulla quale siamo chiamati a camminare noi discepoli, se vogliamo vedere salvata la nostra vita. Al contrario, dice Gesù, «tutti coloro che sono venuti prima di me sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati». Qui Gesù non si riferisce ai personaggi della prima alleanza. Sono infatti passati attraverso di lui i pastori e i profeti fedeli di Israele, da Abramo a Giovanni Battista, ma altri sono venuti con pretese ingiustificate: i falsi messia e profeti, che cercavano la propria gloria; i falsi pastori già duramente criticati da Geremia ed Ezechiele.Ma lo sguardo di Gesù va anche ai pastori della sua Chiesa: «Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita». Coloro che nella Chiesa svolgono il servizio di guidare il gregge sono avvertiti: l’alternativa è tra l’essere pastori che si prendono cura delle pecore con amore e donano loro la vita in abbondanza oppure essere ladri e banditi che si preoccupano di pascere sé stessi. E il modello posto davanti ai loro occhi è uno solo: Gesù, «il Pastore dei pastori» (1Pt 5,4), lui che «aveva compassione alla vista delle folle, perché erano come pecore senza pastore» (Mc 6,34). Windows Live Mail Tutta la tua posta in un solo posto! Scarica il programma IL MITICO LUUUUUUU CANTA BATTISTIIL MITICO LUUUUUUU CANTA BATTISTI Windows Live Mail Tutta la tua posta in un solo posto! Scarica il programma dalla delusione della vita al senso di ogni cosa (BUona Domenica)Di tutti gli episodi postpasquali, quello dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35) è ricco di aiuto e di ispirazione per noi credenti. Il segreto dell’episodio sta in due viaggi: il venir via da Gerusalemme con il passo pesante ed il tornarvi correndo.
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