Davide's profileIL LOGGIONEPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
Occorre svegliarsi per accorgerci di DioVerità di sé Lotta dura contro il natale tarocco. L'avvento ci permette di recuperare il senso autentico del Natale, di non lasciarci travolgere dall'onda melensa di emozioni che dovremmo dover vivere. Salviamo il Natale dall'approssimazione e dal (falso) buonismo per ricuperarne il senso teologico, scomodo ma salutare. Non siamo qui a far finta che poi Gesù nasce e a commuoverci davanti a questo bambino ignudo. Siamo qui a digerire la più brutta figura della storia dell'umanità, che, peraltro, reitera tale atteggiamento. Dio è venuto, stanco di essere frainteso, esasperato dalle nostre proiezioni. Dio è venuto e si è raccontato in Gesù di Nazareth. Dio è venuto ma, ad accoglierlo, poca gente, semplice e dimessa, che farebbe poco "gossip" in questi (fragili) tempi mondani. Cristi Occorre svegliarsi per accorgerci di Dio, occorre riconoscere i profeti presenti in mezzo a noi e diventare consolatori dei troppi fratelli persi, occorre avere la fiducia incosciente di Maria di Nazareth (che abbiamo celebrato in settimana) per cambiare il nostro destino. Per vivere autenticamente il Natale, fatte tacere le tante cassandre che ci scoraggiano, superata la tentazione di un Natale senza Dio, dobbiamo imitare il Battista nella sua lucida auto-consapevolezza. Giovanni è il più grande tra i figli di donna, un profeta austero e coerente, energico e carismatico. Verso le sponde arse del mar Morto, giù nella depressione vicino a Gerico, Giovanni ha radunato un movimento eterogeneo di cercatori di Dio, di insoddisfatti bisognosi di senso. Non è tenero Giovanni, disilluso e acre, chiede un cambiamento radicale per poter incontrare il Messia di Dio. Quasi alla fine della sua breve ma intensa vita, Giovanni riceve la visita degli inviati del Sinedrio che si interrogano, loro, i detentori del potere religioso, di questo strano personaggio che non si spaventa neppure ddi fronte alle autorità religiose. Giovanni è chiaro: lui non è il Cristo. Potrebbe pensarlo, gli altri lo pensano di lui (bisognosi come siamo di Cristi). Potrebbe approfittarne, cedere alla più subdola delle tentazioni, quella del delirio di onnipotenza. No, dice Giovanni, lui non si prende per Dio. Anche lui, come i penitenti, ne è disperatamente alla ricerca... Giovanni ci ammonisce: solo riconoscendo il proprio limite, che è opportunità, non mortificazione, possiamo essere liberi di accogliere il Dio fragile che nasce. Solo riconoscendo che non abbiamo in noi tutte le risposte, possiamo metterci alla ricerca. Voce "Chi sei, allora?" Chi siamo, allora? La logica mondana dice: sei ciò che produci, sei ciò che appari, sei ciò che guadagni, sei ciò che guidi, sei ciò che conti. Giovanni sa che non è così, che è illusoria e menzognera questa logica, che, mai, siamo ciò che possediamo o facciamo. Giovanni ha pensato e ha capito. Il sole del deserto e la polvere che raschia la gola, gli occhi bruciati dalla luce e il corpo ormai piegato alla durezza delle scelte, lo hanno portato a capire chi è lui nel profondo. Un mistico? Un provocatore? Un guru? No, egli è voce. Voce, voce prestata ad una Parola, voce che amplifica un'idea non sua, voce, che fa riecheggiare un'intuizione di cui anch'egli è debitore. Poco, vero? O tutto? Ci immaginiamo sempre di essere dei grandi, di compiere (o scrivere) cose memorabili, di restare nella storia o, perlomeno, nella piccola storia delle persone che amiamo. Dio ci svela cosa siamo in profondità. Tu, amico lettore, cosa sei? Cosa dici di te stesso? Forse sei pazienza, o attesa, o sorriso, o perdono, o sogno, o inquietudine. Contrariamente alla falsa idea del cattolicesimo che mortifica e castra le ambizioni degli uomini ("Se Dio c'è io sono fregato", pensa Erode), il Vangelo ci svela un Dio che mi aiuta a cogliere la verità di me stesso. Gioie Non so come stiate arrivando a questo Natale: l'importante è che ci arriviate in maniera autentica. Forse non è un gran periodo, forse non siete affatto soddisfatti di voi e delle vostre scelte. Pazienza, Dio viene lo stesso, se avete il coraggio di invocarlo. Perciò state (stiamo) nella gioia, rallegriamoci sempre nel Signore, teniamo buone le cose che egli ci ha donato, gioiamo pienamente in questo Dio che non meritiamo e che si dona. Questo mite Dio che attendiamo e che già amiamo. nella tua scala di valori che spazio trova l’amore, la capacità di donarti?
Renato Zero in "Il dono" - 2005
Dacci il coraggio della fedeltà, Signore, dacci l'ardore dei martiri Gesù nel vangelo di oggi tesse le lodi di suo
cugino Giovanni Battista, il più grande tra tutti gli uomini. Profeta
ancora tutto legato all'Antico Testamento, uomo rude, personalità
complessa, fustigatore dei costumi rilassati di ogni tempo, Giovanni è
l'efficace simbolo di tutti i testimoni di Dio che hanno suscitato – e
suscitano – contraddizione e violenza. Allora come oggi, la verità che
viene da Dio, che smaschera l'ipocrisia di tutti i potenti – Erode
insegna – viene spazzata via, normalizzata, decapitata. Meglio una
religiosità asservita al potente di turno, meglio una profezia che
confermi invece che inquietare, una fede sorniona piuttosto che una
testimonianza scomoda. Il regno soffre violenza, che scoperta, ne sanno
qualcosa i ventisette milioni di cristiani (!) uccisi nel luminoso
ventesimo secolo, ne sanno qualcosa i tanti cristiani, religiosi,
missionari, catechisti, che denunciano i soprusi e le ingiustizie di
questo nostro tempo che non porta sviluppo ma dipendenza. Ho conosciuto
e conosco fratelli che sanno di potersi alzare una mattina con una
bomba sotto la macchina o un killer che li aspetta. Il regno soffre
violenza e i violenti se ne impossessano, cioè i forti, i decisi, non i
tentennanti. Davanti a Giovanni Battista il nostro cristianesimo da
poltrona e pantofole vacilla, le nostre comode devozioni
impallidiscono: è il tempo dei forti – non degli arroganti – e
testimoniare il Maestro Gesù può talora rappresentare una scelta
controcorrente... Ci è mai costata una presa in giro la nostra appartenenza al Vangelo? Un'occhiata di compatimento la nostra affermazione a favore della vita o dell'onesta al lavoro? Una battutaccia la nostra fedeltà al nostro coniuge? Questo accade, amici, nei nostri tolleranti tempi, se siete cristiani un po' politicamente scorretti, non fanatici ma fedeli all'essenza del Vangelo, preparatevi a qualche piccola persecuzione. E se – invece – non vi è mai successo di dover pagare a causa della vostra fede, delle due l'una: o vivete in un monastero o proprio non si vede che siete discepoli! Il regno soffre violenza, Signore, Giovanni Battista ne sa qualcosa, tu ne sai qualcosa. Anche a noi, talora, facciamo delle scelte di fedeltà del vangelo che ci costano. Dacci il coraggio della fedeltà, Signore, dacci l'ardore dei martiri e la semplicità dei profeti. Marana thà, vieni Signore Gesù! Il mondo ha paura di tutto, fuorché del peccato.mons Angelo Comastri
L'Immacolata scuote dalla 'narcosi da peccato' padre Raniero Cantalamessa Con il dogma dell'Immacolata Concezione la Chiesa cattolica afferma che Maria, per singolare privilegio di Dio e in vista dei meriti della morte di Cristo, è stata preservata dal contrarre la macchia del peccato originale ed è venuta all'esistenza già tutta santa. Quattro anni dopo essere stata definita dal papa Pio IX, questa verità fu confermata dalla Madonna stessa a Lourdes in una delle apparizioni a Bernardetta con le parole: "Io sono l'Immacolata Concezione. La festa dell'Immacolata ricorda all'umanità che c'è un sola sola cosa che inquina veramente l'uomo ed è il peccato. Un messaggio quanto mai urgente da riproporre. Il mondo ha perso il senso del peccato. Ci scherza come se fosse la cosa più innocente del mondo. Condisce con l'idea di peccato i suoi prodotti e i suoi spettacoli per renderli più attraenti. Parla del peccato, anche dei peccati più gravi, al vezzeggiativo: peccatucci, vizietti, passioncelle. L'espressione "peccato originale" viene usata nel linguaggio pubblicitario per indicare qualcosa di ben diverso dalla Bibbia: un peccato che conferisce un tocco di originalità a chi lo commette! Il mondo ha paura di tutto, fuorché del peccato. Ha paura dell'inquinamento atmosferico, dei "mali oscuri" del corpo, della guerra atomica, oggi del terrorismo; ma non ha paura della guerra a Dio che è l'Eterno, l'Onnipotente, l'Amore, mentre Gesù dice di non temere coloro che uccidono il corpo, ma di temere solo colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna (cf Lc 12, 4-5). Questa situazione "ambientale" esercita un influsso tremendo anche sui credenti che pure vogliono vivere secondo il Vangelo. Produce in essi un addormentamento delle coscienze, una specie di anestesia spirituale. Esiste una narcosi da peccato. Il popolo cristiano non riconosce più il suo vero nemico, il padrone che lo tiene schiavo, solo perché si tratta di una schiavitù dorata. Molti che parlano di peccato, hanno di esso un'idea del tutto inadeguata. Il peccato viene spersonalizzato e proiettato unicamente sulle strutture; si finisce con identificare il peccato con la posizione dei propri avversari politici o ideologici. Un'inchiesta su che cosa pensa la gente che sia il peccato darebbe dei risultati che probabilmente ci spaventerebbero. Anziché nel liberarsi dal peccato, tutto l'impegno è concentrato oggi nel liberarsi dal rimorso del peccato; anziché lottare contro il peccato, si lotta contro l'idea di peccato, sostituendola con quella assai diversa del "senso di colpa". Si fa quello che in ogni altro ambito è ritenuta la cosa peggiore di tutte e cioè negare il problema anziché risolverlo, ricacciare e seppellire il male nell'inconscio anziché rimuoverlo. Come chi crede di eliminare la morte, eliminando il pensiero della morte, o come chi si preoccupa di stroncare la febbre, senza curarsi della malattia, di cui essa è solo un provvidenziale sintomo rivelatore. San Giovanni diceva che se affermiamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e facciamo di Dio un bugiardo (cf 1 Gv 1, 8-10); Dio, infatti, dice il contrario, dice che abbiamo peccato. La Scrittura dice che Cristo "è morto per i nostri peccati" (cf 1 Cor 15, 3). Togli il peccato e hai vanificato la stessa redenzione di Cristo, hai distrutto il significato della sua morte. Cristo avrebbe lottato contro dei semplici mulini a vento; avrebbe versato il suo sangue per niente. Ma il dogma dell'Immacolata ci dice anche qualcosa di sommamente positivo: che Dio è più forte del peccato e che dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia (cf. Rom 5,20). Maria è il segno e la garanzia di questo. La Chiesa intera, dietro di lei, è chiamata a divenire "tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata" (Ef 5, 27). Un testo del concilio Vaticano II dice: "Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima vergine la perfezione, con la quale è senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti" (LG, 65). Discussione su Voglio trovare un senso...................
Pubblico di nuovo questo articolo, per gli studenti della IIIa A (grazie a tutti)
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