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    Brachetto Scout



    Le emoticon compiono 25 anni!...e Messenger te le ragala! 25mo anniversario delle emoticon

    Fermati sul monte

    LA VIA DEL NULLA 
     
    il disegno di San Giovanni

    Una montagna stilizzata come immagine del viaggio di trasformazione: è la
    montagna che Giovanni della Croce disegna per lasciare una mappa indicativa
    al nostro cammino. Sulla montagna egli disegna tre vie: le due vie esterne,
    una dei beni del mondo e una dei beni spirituali, non raggiungono la cima,
    si arrestano e si perdono prima. Soltanto la via centrale del nada raggiunge
    la vetta. In alto una scritta: “Per possedere tutto, non possedere niente”.
    La nostra umanità ci dice che siamo stati creati per possedere tutto,
    conoscere tutto, essere tutto. Eppure noi non arriveremo ad avere tutto, se
    pensiamo che una parte della creazione di Dio sia in grado di soddisfare
    questa nostra fame di TUTTO. L'invito allora a uscire dalla logica del
    possesso e ad entrare nella logica del dono altro non è che il segreto
    incoraggiamento a non cercare mai qualcosa per noi... Nel dono ci siamo per
    intero! Quanti nelle strade della vita cercano e "comprano" la gioia a qualunque
    prezzo finché il cuore,spinto da insaziabile desiderio, resta intrappolato e
    ferito. Non le consolazioni della terra, né le consolazioni dello spirito
    conducono alla vetta del monte che è Cristo! perché nell'uno e nell'altro
    sentiero si cerca comunque la soddisfazione di sé. L'unico sentiero che
    conduce a lui è quello del nada... Niente! Nessun vincolo che tenga
    prigioniero, neanche l'affetto più sacro perché se un affetto stringe e non
    lascia andare, come può chiamarsi amore? Nada... Libero da tutto e da tutti,
    sarò teneramente unito a tutto e a tutti nella misura in cui Cristo sarà il
    mio unico Bene e in Lui tutto sarà finalmente mio!



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    Dalla Parola del giorno


    Il Signore soggiunse: "Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di Lui, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente".



    Come vivere questa Parola?


    E' il cuore della parabola tanto intensa che ha per protagonisti una vedova e un giudice iniquo. Se si ricorda quella che era la condizione della vedova ai tempi di Gesù, si è meglio in grado di capire la tensione drammatica di questo breve racconto. Una vedova era quanto di più povero, misero e abbandonato ci potesse essere: una donna (e dire donna voleva dire una realtà umana di nessun conto!) senza assistenza, senza sicurezze, senza mezzi di sostentamento, abbandonata alla solitudine e all'incuria, preda degli usurai. L'altro protagonista sta al polo opposto: un uomo a cui la professione di giudice dà sicurezza, potere. Ma il suo cuore "iniquo" lo rende duro in tutto il suo essere e tutt'altro che incline a esercitare la comprensione e la pietà. Tra il bisogno che grida aiuto e la probabilità di esaudimento c'è un abisso. E proprio questo abisso sottolinea il grido di disperazione della donna che continua, senza dar segno di demordere. Ecco, non ci poteva essere immagine più toccante per dirci che se, perfino quel tipo iniquo dà a un certo punto ascolto e provvede, quanto infinitamente di più Dio, Padre buono, è in ascolto, e sempre, anche se talvolta in modo a noi non percepibile, esaudisce e provvede.

    Oggi, nel mio rientro al cuore chiederò allo Spirito Santo di capire più a fondo l'assoluta necessità della preghiera. In essa Dio desidera ardentemente lasciarsi vincere dall'uomo, da me, così come si lasciò vincere da Giacobbe nella notte in cui Egli lottò con lui, al guado del fiume. Raccolto in preghiera levo a Dio tutto il desiderio e l'ansia del mondo attraverso il cuore di Gesù e il suo sacrificio di infinita intercessione.

    La voce di un maestro spirituale vivente

    "Dio non si sbaglia. Sa che il gemito del mondo che ascolta in chi prega è il proprio soffio, lo Spirito Santo ch'Egli ha effuso nella sua creatura e che ora respira e geme nei cuori"                                              André Louf


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    Meditiamo sul dipinto di Rembrandt: IL MISERICORDIOSO


     

     

    " La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo alla mia preghiera. È una festa per i miei occhi, così come lo spettacolo della campagna sprona il mio cuore a rendere gloria a Dio"
    (S. Giovanni Damasceno)

    Secondo la tradizione della Chiesa d'Oriente, l'Icona è considerata 'luogo teologico' liturgico, sacramentale, che fa entrare misteriosamente in una Presenza di fede e di Amore.
    La sua funzione è quella di portare davanti agli occhi quel che la parola porta all'orecchio, perché si fissi nelle profondità del cuore.


    Meditiamo sul dipinto di Rembrandt: IL MISERICORDIOSO
    Non è una vera e propria icona, è una pagina di S. Scrittura scritta col dipinto anziché con le parole.
    È utile sapere che Rembrandt, nato ad Amsterdam nel 1606, ha composto più di 2000 opere, la maggior parte di ispirazione religiosa.
    Egli era Ebreo, quindi la Bibbia era suo pane quotidiano; l’ha scrutata, ha vibrato in modo straordinario di fronte alla realtà spirituale e l’ha lasciata trasparire dai suoi dipinti.
    Quel che immediatamente colpisce, nel dipinto, è la luce, che ha la sua sorgente nell’intimo dei personaggi.
    Il volto del Padre è sofferente, trasfigurato dall’amore; non vede più a forza di aspettare, scrutare l’orizzonte, forse anche a causa di molte lacrime.
    La figura del Padre chino sul figlio, la curva che disegna, domina la scena, ci consegna una maestà dolce, materna.
    Il figlio si modella dentro questo arco, come fosse il seno materno.
    Padre e Madre nello stesso tempo, che rigenera col calore del suo amore il figlio.
    Guard
    iamo le mani: esprimono ciò che la parola non dice; c’è accordo tra volto e mani: esprimono amore, appoggio, sollecitudine, fermezza, sicurezza.
    Notiamo la differenza: la sinistra è affusolata femminile materna; la destra è forte maschile paterna.
    Mani che avvolgono in un abbraccio il loro figlio: Mani della creazione che rinnovano il mistero della vita.
    Il figlio ha la nuca pelata, assomiglia terribilmente a quella di un deportato, uno spogliato, l’escluso, chi conosce fino in fondo il dramma della sofferenza umana.
    È incurante di tutto, nascosto nel cuore del Padre, sembra ascoltare solo il respiro del cuore del Padre.
    Not
    iamo la luminosità sulla fronte del Padre, scende in verticale sul capo, sul collo, su tutto il corpo del figlio: lo permea della sua sostanza.
    Il piede ci ricorda il lungo cammino del ritorno: I sandali sono usati, consumati, di uno che viene da lontano. Ora eccolo, scalzo…
    Ma il Padre ha gi
    à pronta la veste, e l'anello.....
    I colori: 2 dominanti: il giallo oro (luce, irradiazione, vita donata)
    Il rosso (amore, calore, donazione)

    Il manto rosso porpora sulle spalle del Padre richiama il
    Salmo 32 "
    Il tuo amore mi avvolge come un manto"


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    Fermati sul monte



    Distacco dal mondo: quale significato per noi oggi?
    Al Carmelo la parola "distacco" è pane quotidiano. Ma cosa si intende per
    distacco? Distanza? Rinuncia? Categorie queste sempre meditate come via
    privilegiata per raggiungere Dio. No! La tradizione carmelitana non evoca il
    distacco dal mondo. Essa evoca una giusta relazione con il mondo di Dio. Il
    coinvolgimento con il mondo è un ostacolo alla relazione con Dio? No! Al
    contrario! è nel mondo di Dio che Dio si incontra. I cuori che sono usciti
    dal mondo per cercare appagamento e nella loro ricerca si sono dispersi e
    frammentati hanno bisogno di sostare per capire. Inseguendo i desideri del
    suo cuore nei possessi e nelle relazioni che possono incontrare l’intensità
    di questi desideri,il cristiano inizia a fare esperienza di questo arresto
    che c’è nella vita. È una situazione di deterioramento per la quale il mondo
    e il cristiano sono attaccati così fortemente da avere una vita schiacciata
    al di là delle aspettative. Questo è il cristiano che si è conformato agli
    idoli, non trasformato in Dio. nto è la passione. Noi siamo venuti per
    realizzare ciò a cui siamo spinti in un modo o in un altro, eParlando di
    attaccamento forse è bene parlare di passioni. Soltanto la grazia di Dio può
    renderci liberi dalle nostre passioni. Uno potrebbe essere spinto a cose
    evidentemente distruttive, ma un altro potrebbe essere spinto a cose buone
    come la Chiesa, le pratiche religiose, la propria famiglia, o anche a Dio
    per essere Dio. Noi continuiamo a chiedere alla creazione di Dio ciò che
    soltanto Dio può dare. La nostra tradizione insiste che nada (niente),
    nessuna parte della creazione di Dio, può essere sostituita a Dio. Soltanto
    colui che è nada (non una cosa, ma ogni cosa) può essere cibo sufficiente
    alla nostra fame.


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    Il Vangelo di oggi

    Marta e Maria, ci invitano alla vera accoglienza di Gesù.

    Jan Vermeer, Cristo in casa di Marta e Maria, Edimburgo, National Gallery of Scotland

    + Dal Vangelo secondo Luca
    In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.

    Due accoglienze ispirate da diverse motivazioni. Guardiamo allora a questa scena, che si svolge nell'ambito di un focolare domestico. Gesù che entra in una casa ed in una famiglia e vuole partecipare attivamente alla loro vita. Gesù è l'ospite di riguardo; è un ospite che però non vuole imporre la sua autorevolezza ma la vuole dimostrare proprio in questa partecipazione familiare. In questo atteggiamento di Gesù possiamo cogliere le motivazioni delle due diverse accoglienze. Maria si pone ai piedi di Gesù, nel tipico atteggiamento della discepola. Ella non si è fatta ingannare dall'atteggiamento umile di Gesù, riconoscendo in Lui il vero Maestro. Marta, da sua parte, vede in Gesù il suo Signore e per questo vuole servirlo. Maria vuole essere servita da Gesù, per il nutrimento della sua anima; Marta vuol servire Gesù per il nutrimento del corpo del Signore. Marta e Maria hanno la stessa fede in Gesù e vi riconoscono non solo l'amico fidato ma il loro vero Signore. Entrambe riconoscono, in un certo modo questa divinità di Gesù che si mostra nella sua umiltà e nell'accoglienza fraterna: arrivano nel cuore della fede cristiana, la fede rivelata ai piccoli e ai semplici. Una fede, però vissuta in due modi diversi che non possono essere letti in contrapposizione ma in modo complementare. Marta che preferisce curare la parte umana nel suo Signore e Maria che invece è volta più alla contemplazione fruttuosa. Anche la tensione che il brano evangelico rivela tra le due sorelle può essere spunto di interesse per noi. La fede è vissuta nella nostra quotidianità ed in lei dovremmo poter riporre i nostri problemi. La risposta di Gesù è poi particolarmente significativa. Egli non interviene nel merito della questione e non fa arbitro tra le due sorelle. Gesù è interessato ai cuori e vuol sanare quelli che vede in affanno. Rivolgiamoci a Gesù per chiedere, ispirati dalla sua Parola, la tranquillità del cuore, per affrontare la vita.


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